Giorgio Napolitano 141231205128
CONGEDO 31 Dicembre Dic 2014 1800 31 dicembre 2014

Napolitano, l'ultimo discorso di fine anno

Confermato l'addio: «Ho toccato con mano i limiti dell'età». Dalle riforme alla lotta alla corruzione: il messaggio alla Nazione. Renzi lo loda. Salvini: «Penoso».

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Un momento del discorso di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Stavolta nessun passo indietro. Nel suo l'ultimo messaggio alla nazione di fine 2014 Giorgio Napolitano ha confermato il suo addio alla presidenza della Repubblica.
Niente ripensamenti come nell'aprile 2013 quando un largo fronte di partiti prigionieri di un risultato elettorale paralizzante lo costrinse ad accettare un secondo mandato da lui fino ad allora respinto anche solo come ipotesi.
NAPOLITANO CONFERMA LE DIMISSIONI. «Questa sera ci sarà un discorso un po' diverso dal passato», ha detto il presidente della Repubblica sottolineando che le sue «riflessioni» sono rivolte «anche per chi presto sarà al mio posto».
«L'età da me raggiunta comporta per me crescenti difficoltà nel ruolo istituzionali che competono al capo dello Stato», ha detto in diretta.
«A quanti auspicano che continui nel mio impegno dico semplicemente che ho il dovere di non sottovalutare i segni dell'affaticamento».
«Resterò presidente fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le forze me lo consentiranno», specificò Napolitano nel suo intervento a San Silvestro nel 2013. Con una precisazione ulteriore: «Fino ad allora e non un giorno di più. E dunque di certo solo per un tempo non lungo».
E ora il capo dello Stato ritiene la missione conclusa.
Anche se non ancora del tutto raddrizzata l'talia è in condizioni migliori del caos nel quale versava un paio d'anni fa: la crisi di sistema sembra quasi del tutto superata, le fibrillazioni politiche arginate dalla diffusa voglia di stabilità, il cammino delle riforme imboccato, il risanamento dell’economia seriamente avviato.

«Percorso delle riforme avviato, ora va completato»

La scienziata italiana recentemente nominata direttore generale del Cern di Ginevra, Fabiola Gianotti.

«L'aver tenuto in piedi la legislatura apertasi con le elezioni di quasi due anni fa, è stato di per sè un risultato importante : si sono superati momenti di acuta tensione, imprevisti, alti e bassi nelle vicende di maggioranza e di governo; si è in sostanza evitato di confermare quell'immagine di un'Italia instabile che tanto ci penalizza, e si è messo in moto, nonostante la rottura del febbraio scorso, l'annunciato, indispensabile processo di cambiamento», ha proseguito Napolitano. E ha aggiunto: «Ebbene, è innegabile che quell'auspicio si sia realizzato».
«Il percorso delle riforme va, senza battute d'arresto, portato a piena conclusione. Non occorre che io ripeta - l'ho fatto ancora di recente in altra pubblica occasione - le ragioni dell’importanza della riforma del Parlamento, e innanzitutto del superamento del bicameralismo paritario, nonché della revisione del rapporto tra Stato e Regioni».
«BONIFICARE IL MARCIUME DELLA CORRUZIONE». «Solo riconquistando intangibili valori morali la Repubblica potrà andare avanti. Non lasciamo che a occupare lo spazio siano solo italiani indegni». Durissime le parole che il presidente dedica allo scandalo di Mafia Capitale. «Un sottosuolo di marciume da bonificare». Per poi 'affrontare le più gravi patologie di cui il nostro paese soffre: a cominciare da quella della criminalità organizzata e dell'economia criminale e da quella di una corruzione capace di insinuarsi in ogni piega della realtà sociale e istituzionale, trovando sodali e complici in alto».
OMAGGIO AGLI ITALIANI ESEMPLARI. «Non lasciamo occupare spazio sui media solo agli italiani indegni», ha poi ammonito il capo dello Stato lanciando un appello per «rendere omaggio agli italiani esemplari». Quei modelli in grado di ridare forza etica ai cittadini. A partire da Samantha Cristoforetti, da Fabiola Gianotti e dai medici di Emergency. Poi Papa Francesco. Modello per le «vigorose» denunce contro il rischio di insofferenza globale.
«PERICOLOSA LA DISINTEGRAZIONE DELL'EURO». Napolitano ha giudicato in modo positivo il semestre di presidenza italiana dell'Ue. «L'Italia ha colto l'opportunità per sollecitare un cambiamento delle politiche dell'Unione Europea che accordino priorità al rilancio solidale delle nostre economie». Poi la critica a chi vuole abbandonare quello che il Capo dello Stato definisce «l'alveo europeo». Perchè non c'è «niente di più velleitario e pericoloso di certi appelli al ritorno alle monete uniche».

«Dilagare della disoccupazione giovanile è questione chiave»

I giovani e il lavoro. E tutto il discorso, dall'inizio alla fine, è attraversato dalla preoccupazione per il futuro dei «nostri ragazzi». Dice Napolitano: «La questione chiave è il dilagare della disoccupazione giovanile e la perdita dei posti di lavoro». E il presidente invita a uno sforzo collettivo. Ulteriore. Perchè «dalla crisi mondiale purtroppo non siamo riusciti a sollevarci». Ciò che serve è il «recupero di una ragionata fiducia in noi stessi». L'unica strada per «far rinascere la politica nell'accezione più alta».
IL SALUTO FINALE: «RESTERÒ VICINO A TUTTI». Il commiato del presidente è allo stesso tempo rigoroso e commovente. «Ho così concluso l'appello che ho voluto indirizzare più che ai miei naturali interlocutori istituzionali, a ciascuno di voi, come persone, come cittadini attivi, perchè da ciascuno di voi può venire un impulso importante per il rilancio».

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