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OBIETTIVI 2 Gennaio Gen 2015 0600 02 gennaio 2015

Ue, le sfide dell'Europa nel 2015

Arriva il piano d'investimenti di Juncker. Che deve risolvere la grana energetica. E lo scandalo LuxLeaks.

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da Bruxelles

Il presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Far partire il piano di investimenti da 300 miliardi di euro, creare un mercato unico digitale, avviare l’unione energetica, fare nuove proposte nel campo della tassazione, gestire l’immigrazione clandestina, rafforzare l’unione monetaria. E ancora, rendere le istituzioni comunitarie più trasparenti, implementare il piano strategico di lotta contro l’Isis, chiudere la parte politica dell'accordo con gli Stati Uniti per il partenariato commerciale transatlantico Ttip.
SFIDE PER JUNCKER. Sono solo alcune delle sfide che l’Unione europea deve affrontare nel 2015. Per riuscirci l’esecutivo sarà «più politico e meno tecnocratico», è la promessa fatta dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.
Prima di tutto, però, il lussemburghese deve fare i conti con lo scandalo LuxLeaks.
SCANDALO LUXLEAKS. Nel 2015, infatti, l’inchiesta sugli accordi fiscali tra le multinazionali e il Granducato, che permette alle aziende di non pagare le tasse nel Paese dove si fanno i profitti, peserà come una spada di Damocle sulla testa di Juncker, a meno che questi non riesca ad accelerare quel processo di armonizzazione fiscale promesso in campagna elettorale. E ora chiesto a gran voce dal parlamento europeo in cambio del proprio sostegno.
SEI MESI PER LA SCADENZA. Entro sei mesi la promessa di Juncker è quella di presentare una direttiva sullo scambio automatico di informazioni, sul tax ruling e sulla tassazione dei profitti di imprese nel Paese dove sono realizzati al fine di frenare l’evasione e la frode fiscale.

L'Ue punta a riconquistare la fiducia dei cittadini

Il leader dell'Ukip, Nigel Farage.

Prima ancora della fiducia di Strasburgo, la commissione Ue deve, però, riconquistare quella dei cittadini europei, dimostrando di essere più forte delle forze euroscettiche che l'hanno messa a dura prova nel 2014.
Uno dei banchi di prova sono le elezioni inglesi previste il 7 maggio: gli indipendentisti guidati da Nigel Farage sono decisi a portare la Gran Bretagna fuori dall’Ue. E dopo il successo dell’Ukip alle elezioni europee e alle suppletive, una loro vittoria in quelle generali potrebbe aprire una nuova crisi euroscettica a catena.
BASTA TECNICISMI. Più politica e meno tecnicismi è quindi lo slogan europeo, che rischia tuttavia di scontrarsi ben presto con le decisioni comunitarie. L'Ue promette flessibilità, ma alla prova dei conti chiede fatti.
Entro marzo Francia, Belgio e Italia devono adottare le «misure necessarie per garantire che la legge di bilancio sia compatibile con il Patto di crescita e stabilità». Solo allora si scopriranno le intenzioni dell’esecutivo: se boccerà il budget 2015 dei Paesi in crisi o se inizierà un approccio diverso.
INVESTIMENTI PER 300 MLD. «Il 2015 ci dirà se la crescita è la strada o una roba spuria», ha commentato il premier Matteo Renzi negli ultimi giorni della presidenza di turno italiana al Consiglio europeo.
Sino ad allora l’esecutivo comunitario ha, però, il tempo di dedicarsi a un’altra promessa che riguarda sempre la crescita e non l’austerità: entro i primi mesi del 2015 il piano di investimenti da 300 miliardi di euro dovrebbe partire, ma ha bisogno del coinvolgimento degli Stati membri. E per ora le adesioni sono state molto timide: l'unica a mostrarsi entusiasta è stata la Francia.

La riorganizzazione della politica energetica

Il presidente Usa, Barack Obama a colloquio con il premier Matteo Renzi.

Tra le altre sfide c'è poi quella della politica energetica, che la commissione vuole riorganizzare. Un obiettivo strettamente legato anche al mutamento delle relazioni con la Russia, ancora oggi il principale fornitore di energia per l'Ue, ma che da partner strategico è diventato un problema.
L'inasprirsi delle relazioni e il rinnovo di altre sanzioni potrebbe, infatti, mettere in ginocchio gli Stati membri. L’unione energetica, cui Juncker ha dedicato una vicepresidenza, è quindi un obiettivo primario per l’Ue. Ma per non dipendere da Mosca è necessario più di uno sforzo.
GLI AIUTI DEGLI USA. Lo shale gas degli Stati Uniti potrebbe essere un'alternativa per Bruxelles, ma come ha già sottolineato il presidente Usa Barack Obama nella sua prima visita nella capitale europea, ci sarà un prezzo da pagare.
Il primo è la sigla dell’accordo di libero scambio tra Usa e Ue. La conclusione del Ttip è, infatti, una condizione sine qua non posta dagli americani per aiutare l’Europa ad affrancarsi dal monopolio energetico russo.
Per ora, a parte le rosee previsioni, non si hanno dati su quanti benefici reali e soprattutto nuovi posti di lavoro dovrebbe creare il trattato.
L'INCOGNITA DI TRITON. Un’altra incognita che deve essere sciolta nel 2015 è l’efficacia dell’operazione Triton di Frontex avviata il 1 novembre 2014 con lo scopo di fornire all’Italia il supporto necessario nella zona del Mediterraneo centrale.
Il programma a guida Ue ha l'obiettivo di controllare le frontiere, ma non ha sostituito in termini di attività l'operazione Mare nostrum, ormai conclusa del governo italiano, che resta comunque impegnato a fornire il soccorso.

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