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POLITICA 4 Gennaio Gen 2015 1250 04 gennaio 2015

Fisco, Renzi blocca la riforma

Nel decreto fiscale un cavillo pro Berlusconi. Renzi ferma il testo. Ma non dice chi ha inserito l'articolo incriminato. Zanetti rivela: «Prima del Cdm non c'era».

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Un cavillo, poche parole nascoste tra le righe del decreto fiscale che - se fossero passate inosservate - avrebbero forse permesso a Silvio Berlusconi di ricandidarsi.
E allora tanto basta per far sorgere qualche sospetto, per far gridare - come Movimento 5 stelle e Lega - all'inciucio, per far parlare di salva Cav.
Già, perché il leader di Forza Italia, condannato nell'ambito del processo Mediaset per frode fiscale, avrebbe beneficiato di quel cavillo, vedendo svanire le pene accessorie e, chissà, i sei anni di incandidabilità.
SI ALZA LA BUFERA, RENZI FERMA IL TESTO. Non appena i quotidiani hanno sollevato la bufera, il premier Matteo Renzi è corso ai ripari, chiedendo «agli uffici di non procedere, per il momento, alla formale trasmissione alla Camera del testo approvato in Consiglio dei ministri» il 24 dicembre. Testo che ora, hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi, tornerà in Cdm.
Le stesse fonti hanno dichiarato che «il nostro governo non fa norme ad personam, non fa norme contra personam. Fa norme che rispondono all'interesse dei cittadini».
«IL 23 DICEMBRE QUELL'ARTICOLO NON C'ERA». Resta il mistero su chi sia il padre del salva Cav: chi l'ha scritto?
Il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti ha rivelato che «il giorno prima del Cdm quell'articolo (il 19 bis, ndr) del decreto non c'era».
Né Renzi né il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan hanno spiegato come ci sia finito.
E la nota di Palazzo Chigi non aiuta a fare chiarezza.

Quella soglia del 3% che salverebbe Berlusconi

Ma vediamo in che modo il decreto fiscale avrebbe agevolato Berlusconi.
Il rebus è racchiuso in una frase del testo, che contempla una soglia del 3% dell'evasione rispetto all'imponibile, al di sotto della quale il reato di frode non sarebbe più punibile penalmente.
Soglia che calza a pennello al Cavaliere, per il quale la sentenza Mediaset parlava di 4,9 milioni evasi su 410 di imponibile nel 2002 e 2,6 su 312 nel 2013.
IL PREMIER: «NESSUN INCIUCIO». Renzi subito ha provato a smarcarsi: «Se qualcuno immagina che in questo provvedimento ci sia non si sa quale scambio, non c'è problema: noi ci fermiamo», ha detto al Tg5, «questa norma la rimanderemo in parlamento soltanto dopo l'elezione del Quirinale, dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano Boscone e dimostreremo che non c'è nessun inciucio strano».
Il testo tornerà prima in Consiglio dei ministri, poi alle Commissioni, quindi di nuovo in Cdm per l'approvazione definitiva entro i termini stabiliti dal parlamento e cioè «entro marzo 2015».

M5s e Lega contro Renzi: «L'abbiamo colto in flagrante»

Matteo Salvini, segretario della Lega Nord.

La toppa messa dal governo non ha però fermato la polemica. M5s e Lega hanno subito attaccato il premier.
«Chi dice che 'non c'è inciucio però ci fermiamo', sta ammettendo che l'inciucio c'è stato. Renzi è stato preso con le mani nella marmellata. Ha provato a salvare Berlusconi a Natale quando tutti sono distratti ma gli è andata malissimo», ha dichiarato il grillino Alessandro Di Battista.
Per il deputato e membro del direttorio M5s, il premier «è stato preso in flagrante». «È la prova che il patto del Nazareno nasconde ciò che tutti sanno, anche nel Pd, ma che nessuno ha il coraggio di dire apertamente: il salvacondotto per il Cav».
SALVINI: «ENNESIMA 'RENZATA'». «Il decreto inciucio sul Fisco è l'ennesima 'renzata'», ha rincarato la dose il segretario della Lega Matteo Salvini. «Un giorno promette una cosa e poi il giorno dopo la smonta e poi ricomincia daccapo. Ha fatto così sull'Irap, sulle tasse, sull'Europa. Un giorno ne fa una l'altro giorno la disfa. È un anno che fa così».

La minoranza Pd: «Una porcata, il governo chiarisca»

Pippo Civati.

Netta la presa di posizione anche all'interno dello stesso Pd, con la minoranza che ha alzato i toni: «Renzi e Padoan hanno il dovere di chiarire di chi sia la responsabilità che una norma così improponibile sia stata portata alla approvazione del Cdm e di impegnarsi a non riproporla», sono le parole del deputato Alfredo D'Attorre.
«La cosa in sé va rigettata. Non potrei stare un minuto di più in un partito che avallasse una tale porcata», gli fa eco il parlamentare prodiano Franco Monaco.
GUERINI: «BASTA AVERE L'OSSESSIONE DI B». Ironico, invece, Pippo Civati: «Il decreto si è scritto da solo, a insaputa di tutti...».
In difesa di Renzi è intervenuto Lorenzo Guerini, vicesegretario dem: «È opportuno guardare all'interesse generale senza avere ancora la continua ossessione di Berlusconi e dei suoi processi».

Il Cavaliere sbotta: «Perché devono sempre tirarmi in mezzo?»

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

E proprio Berlusconi, pur non commentando ufficialmente la questione, avrebbe detto ai suoi: «È possibile che tutte le volte che c'è un provvedimento importante sul Fisco, che riguarda milioni di italiani, qualcuno si senta obbligato a mettere in mezzo me?».
Il Cav, raccontano fonti azzurre, sarebbe venuto a conoscenza dell'art. 19 bis dai quotidiani. E gli stessi legali dell'ex premier Franco Coppi e Niccolò Ghedini non sarebbero convinti dell'applicabilità della norma in questione al caso Berlusconi.
Il cavillo inserito nel decreto, sostengono, avrebbe potuto influire sulle pene accessorie, non sull'incandidabilità.
FI: «VOGLIONO MINARE IL PATTO DEL NAZARENO». Tra i forzisti, così, si fa largo un pensiero: «Sono iniziate le manovre per allontanare la possibilità di un percorso condiviso sulle riforme e sulla individuazione di un nome condiviso sul Quirinale», mormorano alcuni.

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