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ESTERI 5 Gennaio Gen 2015 1500 05 gennaio 2015

Giappone, Abe esprime rimorso per Seconda Guerra mondiale

Rammarico del premier per le azioni compiute dal Giappone: «Vogliamo la pace».

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Il premier giapponese, Shinzo Abe durante una riunione all'Onu.

Il premier nipponico Shinzo Abe esprimerà rimorso per le azioni compiute dal Giappone nella Seconda Guerra mondiale chiarendo, allo stesso tempo, il ruolo più attivo di Tokyo alla pace nel mondo in occasione della dichiarazione di agosto sui 70 anni della fine del conflitto.
INTERVENTO A ISE. Nella prima conferenza stampa del 2015, nella città di Ise il premier si è mosso con largo anticipando le intenzioni di Cina e Corea del Sud sulle celebrazioni dello storico e simbolico evento.
Abe ha rassicurato che il Giappone non avrebbe modificato la posizione ufficiale maturata con le dichiarazioni del passato sulle responsabilità nipponiche su scoppio e diffusione del conflitto a danno dei Paesi asiatici.
«Il governo Abe sostiene l'orientamento generale sulla storia dei precedenti premier, compresa la dichiarazione Murayama», ha aggiunto, riferendosi alle scuse dal predecessore Tomiichi Murayama nel 50esimo anniversario della fine della Guerra.
PRONTA NUOVA DICHIARAZIONE. In altri termini, nei piani di Abe c'è una nuova e ulteriore dichiarazione per il 15 agosto «che comprende il rimorso del Giappone per la guerra» e, verosimilmente, la reiterazione delle scuse sulla «aggressione».
L'iniziativa, come prevedibile, è seguita con grande attenzione sia dai vicini, Cina e Corea del Sud in testa tra le «vittime» del militarismo nipponico, sia dagli Usa che temono altre tensioni nella regione.
RUOLO PROATTIVO PER PACE. Per l'anniversario del 15 agosto del 1995, in particolare, Murayama ha affermato che il Giappone fu la causa di «danni enormi e sofferenza» per i popoli dell'Asia e di altri Paesi attraverso il dominio coloniale e l'aggressione, esprimendo «sentimenti di profondo rimorso e le più sentite scuse».
Abe ha detto di voler chiarire la determinazione del Giappone sul ruolo di «collaboratore proattivo alla pace nel mondo».

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