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EDITORIALE 5 Gennaio Gen 2015 1451 05 gennaio 2015

Salva Berlusconi: distrazione o patto del Nazareno?

Grida, scandalo, indignazione. Ma il comma pro-Silvio è solo il frutto dell'intesa con Renzi.

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Silvio Berlusconi e Gianni Letta all'entrata nella sede del Pd.

Grande e giusto scandalo sul 19-bis, il comma salva Berlusconi che una manina invisibile ha introdotto nel decreto fiscale approvato alla vigilia di Natale. Giorni, si sa, in cui la soglia di attenzione cala ed è più facile combinare qualche pasticcio.
Matteo Renzi poi aveva fretta di andare a sciare, e dunque non ha controllato bene riga per riga quel che il suo Consiglio dei ministri stava per licenziare.
Scoperto il fattaccio, la sua gestione è stata nettamente peggiore. Quel comma c’era, non c’era, lo hanno messo allo scoccare della mezzanotte, nessuno aveva visto né sentito eccetera.
Indignazione sacrosanta dei giornali, persino quelli filo premier, che invocano una maggiore attenzione e magari qualche competenza in più.
La tendenza a ripetere, infatti, sta diventando preoccupante, visto che il salva Cav segue a pochi giorni il feuilleton sul Jobs act, legge che vale anche per gli statali.
Anzi no, anzi vedremo una volta licenziata la tanto attesa riforma della Pubblica amministrazione sulla quale, visti i precedenti, non c’è da stare tanto tranquilli.
IL CAVILLO ERA SOLO UN IMPEGNO. La realtà, naturalmente, è molto più semplice della ricostruzione mediatica che la enfatizza. All’indomani della sua ascesa a Palazzo Chigi il premier ha sancito un patto con il suo principale oppositore che, tra i tanti capitoli, prevedeva anche quello della restituzione della piena agibilità politica al leader di Forza Italia.
Il patto del Nazareno contiene infatti cose note, come la riforma del bicameralismo perfetto e l’Italicum, e altre meno note forse perché meno nobili.
Quel cavillo che tanto ha fatto gridare allo scandalo era dunque solamente l’esecuzione di un impegno preso da Renzi con il suo antagonista.
Il quale, riflettiamoci un attimo, sarebbe stato ben sprovveduto se non avesse inserito nelle condizioni dell’accordo anche la sua salvezza, oltre che giudiziaria, politica.
FORZA ITALIA, MA QUALE OPPOSIZIONE... Questo spiega anche, e speriamo che prima o poi il tonitruante Renato Brunetta se ne accorga, che è inutile invocare l’opposizione dura di un partito se il suo capo ha fatto accordi personali con la controparte.
Da Silvio, e lo comprendano una volta pur tutti duri e puri tra i forzaitalioti, non verrà mai nulla di serio che possa mettere in difficoltà il premier.
Solo melina, qualche mugugno sulle tasse che non scendono, qualche buffetto attraverso i giornali di famiglia che, se avete fatto caso, si guardano bene dal calcare la mano.
CHI HA SCOPERTO L'INGANNO? NON CONTA. Quindi alla fine conta poco sapere chi si stato l’introduttore finale della gabola, se il mite sottosegretario all’Economia Casero, la fedelissima renziana Antonella Manzione o chi altro. Né chi l’abbia svelata al mondo (e pare che i sospetti convoglino quasi tutti su Raffaele Fitto, ora l’anti Cav per eccellenza).
Il tentativo di salvare Berlusconi ridandogli piena titolarità politica è stato fatto, e surrettiziamente nella notte in cui tutti erano impegnati a evocare la nascita di Gesù.
Notte ideale, assieme a quella di Capodanno, come dimostrano illustri episodi del passato, per far passare leggine ad personam o ad aziendam senza dare nell’occhio.
Ora, per riprovarci, toccherà attendere Ferragosto.

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