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POLEMICA 5 Gennaio Gen 2015 1458 05 gennaio 2015

Salva Berlusconi: il M5s accusa Manzione

Norma pro Berlusconi nel decreto fiscale. Il M5s punta il dito contro Antonella Manzione, capo dell'ufficio legislativo di Palazzo Chigi. E fedelissima di Renzi.

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Matteo Renzi e, sullo sfondo, Silvio Berlusconi.

Non si placa la polemica tra Movimento 5 stelle e governo sulla cosiddetta norma salva-Berlusconi contenuta nel decreto fiscale che avrebbe permesso al Cav (condannato per frode con la pena accessoria di incandidabilità) di ripresentarsi alle urne.
Dal suo blog, Beppe Grillo ha definito il premier Matteo Renzi un «burattino» in mano al «ventriloquo» Berlusconi. «'Non sono stato io!' biascica Renzi dopo essere stato beccato ancora una volta nel talamo delle larghe intese insieme al suo amato Silvio».
MANZIONE NEL MIRINO. Grillo ha anche individuato la sospetta autrice della norma: «La modifica non può essere sfuggita all'occhio 'vigile' di Antonella Manzione», responsabile del Dipartimento affari giuridici di Palazzo Chigi, fedelissima del premier.
Lei, si legge sempre sul blog, è «l'ex capo dei vigili urbani di Firenze ai tempi in cui Renzie era sindaco della città e da lui portata a Roma per guidare il dipartimento Affari giuridici della presidenza del Consiglio».
«Anzi, invece di tirare fuori fischietto e paletta, sembra proprio che la Manzione ci abbia proprio messo lo zampino».
«RENZI È BERLUSCONI E VICEVERSA». Quindi il post conclude: «Se ci fosse ancora qualcuno che si chiede perché il governo ha bloccato la legge sul conflitto d'interessi alla Camera, o quella sull'anticorruzione al Senato e fatto regali alle concessionarie (tra cui Mediaset), la risposta adesso viene servita su un piatto d'argento. Perché Renzi è Berlusconi e viceversa».
DI BATTISTA: «PALAZZO CHIGI COME LA CAMORRA». Il Movimento 5 stelle è tornato così a puntare il dito contro il patto del Nazareno che, secondo i grillini, conterrebbe la norma salva-Berlusconi.
Dure critiche sono arrivate anche dal deputato Alessandro Di Battista, secondo cui «Palazzo Chigi è come uno di quei rioni tenuti dalla Camorra in cui nessuno sa quello che succede».
Parole a cui ha replicato Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia, che ha accusato il M5s di «malafede e propaganda: ammettere un errore è un segno di forza», ha detto riferendosi alla decisione del premier di fermare il passaggio del decreto al parlamento, «non è questo governo che fa leggi ad personam».


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