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APPUNTAMENTI 6 Gennaio Gen 2015 0730 06 gennaio 2015

Geopolitica, le 10 incognite globali del 2015

Crac greco. Instabilità italiana. Voto anti-Ue in Gran Bretagna. Guerre islamiche. Caduta della Russia e tensioni sul nucleare. Le delicate sfide del nuovo anno.

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Al giro di boa del Terzo millennio, nell’ormai lontano 2000, l’intelligence Usa pubblicò la sua fotografia su come sarebbe apparso il mondo a tre lustri di distanza.
Tra i Global trends 2015, gli strateghi americani non erano riusciti a prevedere gli incredibili attacchi dell’11 settembre alle Torri gemelle che, dal 2001, avrebbero stravolto la storia dell’Occidente e del Medio Oriente.
Il dossier non accennava neanche alla drammatica crisi dell’euro - innescata dai crac di Wall Street - che ha sfiancato il Vecchio continente.
FERMENTO IN MEDIO ORIENTE. Si preconizzavano tuttavia tempi di volatilità finanziaria globale e, ai confini dell’Europa, di guerra crescente tra la Russia «autoritaria e internamente debole» e l’Ucraina, con un Medio Oriente in balia di «pressioni demografiche, rivolte sociali, estremismo religioso e ideologico e terrorismo».
A 15 anni di distanza, il 2015 si è rivelato un anno che, geopoliticamente, pone diverse incognite.
EURO E RUBLO, CHE FRAGILITÀ. Nessuno ha la sfera di cristallo e la storia insegna come gli eventi più eclatanti siano anche i più imprevedibili.
Ma, dalle elezioni anticipate in Grecia e Israele alle legislative nell’euroscettica Gran Bretagna, l’agenda dei primi mesi dell’anno è densa di punti interrogativi.
Alla fragilità dell’euro si è aggiunta la caduta libera del rublo russo. Mentre, Oltreoceano, a fine mandato il presidente americano Barack Obama potrebbe dare altri segnali forti, come togliere l’embargo a Cuba e firmare l’agognata pace con l’Iran.
I 10 appuntamenti cruciali che, secondo Lettera43.it, nel 2015 potrebbero imprimere svolte decisive.

1. Grecia: elezioni anticipate e rischio default

In rosso la Grecia.

Il 25 gennaio la Grecia va a elezioni anticipate, per l’incapacità, nel dicembre 2014, di eleggere in parlamento il suo nuovo presidente della Repubblica.
Come da Costituzione, dopo tre votazioni andate a vuoto, sono in cittadini ellenici a decidere nuovi deputati e, di conseguenza, l’esecutivo che succederà alla fallimentare grande coalizione.
EURO, ARIA DI TURBOLENZA. Il nuovo che avanza è la sinistra radicale (Syriza) di Alexis Tsipras, favorevole all’euro ma contraria alle misure della Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione Ue, creditori e controllori della Grecia) e alla linea tedesca del rigore. Con la nuova crisi greca riesploderanno le turbolenze dell’euro?

2. Italia: incognita Quirinale e governo in bilico

In rosso l'Italia.

I vicini di casa italiani vivono una situazione meno drammatica di Atene, ma molto simile nel percorso, con il Paese nel guado delle contestate riforme, la disoccupazione giovanile alle stelle e la difficile elezione del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale.
RISCHIO DI INSTABILITÀ POLITICA. Nel 2013, in un momento di grave sbando politico, re Giorgio accettò infine la sua ricandidatura a garante delle istituzioni. Ma, alla fine del 2014, il capo dello Stato ha annunciato la sua prossima uscita di scena, probabilmente già questo gennaio.
I problemi sul tavolo sono rimasti gli stessi. Parlamentari e governo mostreranno stavolta polso fermo o si andrà, come la Grecia, a elezioni anticipate? L’Europa trema.

3. Gran Bretagna: Legislative con Cameron in picchiata

In rosso la Gran Bretagna.

Il 7 maggio 2015 in Gran Bretagna si vota per le Legislative che daranno vita al nuovo governo.
Per il premier in carica, il conservatore David Cameron, le previsioni sono pessime: negli ultimi sondaggi, il 54% degli elettori lo bacchetta pesantemente e solo il 32% si dice pronto a rivotarlo.
AVANZANO GLI EUROSCETTICI DELL'UKIP. In ascesa, si profilano non solo i laburisti inglesi, ma gli indipendentisti ed euroscettici dell’Ukip, reduci dal successo alle amministrative locali del 2014.
Per allontanare lo spettro del loro leader (ex conservatore) Nigel Farage, Cameron ha promesso, in caso di vittoria, un referendum nel 2017 per decretare o meno la permanenza Gran Bretagna nell’Ue.
Nel 2014 gli scozzesi hanno rimandato la scissione dalla Corona ma i britannici, tutti i britannici, saranno altrettanto pazienti con l’Europa?

4. Russia: caduta economica e isolamento politico

In rosso la Russia.

Sullo sfondo del Vecchio continente si staglia la crisi di Mosca, con l’annessa questione ucraina.
Il 2014 ha riportato la Nato a presidiare confini con la Russia.
Mentre il Cremlino ha annesso la Crimea e rispedito i caccia a mostrare i muscoli in Nord Europa.
LO ZAR PUTIN POLITICAMENTE SCHIACCIATO. Schiacciato dalla sanzioni americane ed europee e dal prezzo in calo del petrolio, lo “zar” Vladimir Putin è alle prese con una drammatica crisi economica interna e con un isolamento internazionale crescente.
Che ne sarà nel 2015 della Grande Russia? La nuova Ucraina, tra l’altro, non ingrana. L’anno passato l’economia di Kiev è franata del 7%, gli aiuti del Fmi sono insufficienti e il governo batte cassa agli Usa e a Bruxelles.

5. Stati Uniti: il disgelo con Cuba e lo stop a Guantanamo

In rosso gli Stati Uniti e Cuba.

Oltreoceano, la musica è cambiata. Nel 2014 i democratici hanno perso le elezioni di Medio termine sia alla Camera sia al Senato.
Ma, in compenso, negli Usa il Prodotto interno lordo nazionale (Pil) è in dirompente risalita del 5%.
BARACK NON HA NIENTE DA PERDERE. Mentre Hillary Clinton scalda i motori per le Presidenziali del 2016 contro lo sfidante repubblicano sempre più accreditato Jeb Bush, Obama non ha più niente da perdere e potrebbe riservare sorprese come il definitivo stop all’embargo americano a Cuba o la tormentata chiusura di Guantanamo nel 2015.
In entrambi i passi, è richiesto il voto del Congresso, ma come George W. Bush nella lotta la terrore del 2001, Obama potrebbe scavalcare tutti con un decreto presidenziale.

6. Iran: accordo sul nucleare e pace con gli americani

In rosso l'Iran.

Il primo luglio 2015 scade la deadline per l’accordo sul nucleare tra l’Iran e l’Occidente, destinato, se siglato, a mutare gli equilibri geopolitici globali.
Da Israele all’opposizione interna nella Repubblica islamica e negli Usa, grandi forze remano contro. Ma Obama non ha mai fatto mistero di voler stringere, nella sua presidenza, l’intesa del secolo con gli ayatollah.
RIAPRE L'AMBASCIATA USA A TEHERAN? Tra i propositi per l’anno nuovo c’è la «riapertura dell’ambasciata americana a Teheran», se gli iraniani proveranno di volere davvero un nucleare solo civile.
L’intesa provvisoria del 2013 è stata prorogata per due volte per non far naufragare le trattative e, come il disgelo con Cuba, l’avvicinamento all’Iran aiuta gli americani a isolare la Russia.

7. Iraq: guerra all’Isis e al terrorismo globale

In rosso l'Iraq.

In Iraq e in Siria, Stati Uniti e Iran collaborano indirettamente nella lotta allo Stato islamico (Isis).
Pentagono e pasdaran addestrano militari e miliziani per far arretrare i jihadisti e conducono raid «indipendenti» nei due Paesi.
C’è chi dice anche che, sotterraneamente, le due intelligence si scambino informazioni.
I LUPI SOLITARI TORNANO A COLPIRE. Ma come si evolverà la guerra in Iraq? I terroristi islamici saranno sconfitti oppure il conflitto tornerà a estendersi anche in Afghanistan, dove gli Usa e gli alleati europei hanno concluso la missione Isaf nel 2014? Europa, Australia e Canada sono tornate vittime degli attacchi di «lupi solitari». Il terrorismo islamico è tornato una piaga globale.

8. Israele: voto anticipato e riconoscimento dello Stato della Palestina

In rosso lo Stato di Israele.

In Medio Oriente, gli sviluppi sono molto fluidi anche in Palestina.
Nel 2014 Gaza è stata rasa al suolo dall’ultima guerra e Gerusalemme è tornata instabile.
Cacciati i moderati dal governo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu va verso le elezioni anticipate al 17 marzo 2015, con il suo Likud sbilanciato sempre più verso la destra sionista desiderosa di uno Stato ebraico.
PALESTINA, APERTURE IN EUROPA. In Europa, diversi parlamenti nazionali e infine l’Ue hanno riconosciuto il diritto della Palestina a diventare uno Stato, sancendo la fine della colonizzazione israeliana.
Dopo la bocciatura in Consiglio di sicurezza all’Onu, il presidente palestinese Abu Mazen ha chiesto l’adesione alla Corte penale internazionale (Cpi), per processare Israele per crimini di guerra. La resa dei conti è vicina?

9. Libia: un'altra guerra Nato come in Iraq e Siria?

In rosso la Libia.

Oltre il Mediterraneo, la Libia potrebbe essere l’Iraq del 2015. La fine dell’intervento della Nato, nel 2011, non ha stabilizzato il Paese. Anzi, nel 2014, le lotte tra tribù per il potere e il petrolio hanno fatto ripiombare la Libia nella guerra civile.
Alle rivalità interne si è aggiunto l’intervento, con bombardamenti aerei e ingenti finanziamenti stranieri, di potenze regionali esterne.
ISLAM AL CENTRO DEL CONFLITTO. A Derna si è insediato l’Isis. E, con gli Usa impegnati in Siria e in Iraq, il conflitto tra l’islam moderato sunnita e le forze reazionarie dei Paesi arabi si è spostato dal Medio Oriente al Nord Africa, in Libia.
Sarà necessario un nuovo intervento Nato o delle forze di peacekeeping dell’Onu? L’Italia sarà in prima linea, anche solo per l’emergenza migranti?

10. Nigeria e Sudan: le nuove possibili crisi

In rosso la Nigeria e il Sudan.

Abbattuto Muammar Gheddafi, dalla Libia il vento della Primavera araba ha destabilizzato l’Africa subsahariana e, dopo il Mali, l’estremismo islamico potrebbe infiammare Nigeria e Sudan.
TRA EBOLA E TERRORISTI. Il 17 febbraio si vota nel Paese più popoloso dell’Africa, in crescita economica e leader nel commercio di petrolio con gli Usa, ma tuttavia molto instabile: nel 2014, i nigeriani hanno sconfitto l’epidemia dell’ebola, ma non i terroristi islamici di Boko Haram, in prepotente espansione nel Nord-Est del Paese, dove hanno rapito e schiavizzato più di 200 ragazze.
A Sud di Libia ed Egitto, attesa anche per le elezioni farsa del 2 aprile in Sudan, dove regna Omar al Bashir, fresco di sospensione delle accuse per crimini di guerra e contro l’umanità del Tribunale internazionale dell’Aja.

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