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POLITICA 7 Gennaio Gen 2015 1900 07 gennaio 2015

Fisco, Renzi difende il decreto: «La manina è la mia»

Il premier incontra i deputati Pd. Intesa con Padoan sulle modifiche.

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Matteo Renzi.

Dopo l'annunciato accordo col ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sulla delega fiscale, Matteo Renzi sarebbe tornato a difendere l'impianto della misura nell'atteso confronto a Montecitorio con i deputati Pd. «Quello che va cambiato si cambia, quello che va modificato si modifica», sarebbe stato il concetto espresso dal premier. E, nel bene e nel male «si sappia che la manina è la mia» avrebbe aggiunto il presidente del Consiglio parlando della norma 'salva Berlusconi' nel suo intervento all'assemblea del Pd. Il riferimento è all'articolo 19 bis della delega fiscale, che stabilisce la depenalizzazione del reato di evasione fiscale al di sotto della soglia del 3%.
Se vogliamo continuare a «farci del male» per altri dieci giorni sulla delega fiscale parlando della «manina», avrebbe ribadito il premier, «si sappia che la manina è la mia».
Ai deputati riuniti Renzi ha spiegato che se rivendica la paternità della norma non lo fa per «difendere» qualcuno dei suoi. Il premier avrebbe aggiunto che si è «discusso e approfondito punto per punto»nel governo. E che il suo esecutivo «non mette la firma» su pacchetti di norme «preparate dai tecnici».
DEL RIO: «NESSUNO SI SOTTRAGGA DALLA RESPONSABILITÀ». E sul giallo del voto che avrebbe modificato il dl fiscale è intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio: «È un atto collegiale dei ministri», ha detto a Sky Tg24, «nessuno si deve sottrarre dalla responsabilità di questo testo».
Mentre il deputato e responsabile Giustizia del Partito Democratico, David Eminini, ha chiarito ad Agorà, su Rai Tre: «Non ci sarà nessuna salva Berlusconi. Le riforme non si fanno per una persona o contro una persona, ma si fanno per l'Italia».
TESTO MODIFICATO IN CDM IL 20 FEBBRAIO. Al Cdm del 20 febbraio, hanno spiegato fonti del governo, si intende arrivare con un provvedimento che sarà modificato, molto più ricco e più ampio.
LA MINORANZA DEM PREME PER TEMPI BREVI E CHIAREZZA. I tempi scelti dal governo non piacciono però alla minoranza dem, che preme per far chiarezza sulla dl. «Attendere il 20 di febbraio (data del Cdm, ndr) lascia intendere che ci sia un accordo, un patto», aveva anticipato Davide Zoggia. «Per quanto mi riguarda, il patto del Nazareno parlava esclusivamente di riforme costituzionali e legge elettorale. Nel patto non ci deve essere, e così ci è stato detto, nessun altro tipo di accordo o intesa. Io non ho il sospetto. Il sospetto, se va avanti così, ce l'hanno gli italiani». E ancora: «Non si capisce perché si deve attendere il 20 di febbraio. Incidente o non incidente, c'è stato un errore clamoroso. Siccome il problema non è solo Berlusconi, il problema è nella legge stessa, credo che vada immediatamente corretta».
Nel corso dell'assemblea con Renzi alla Camera, Gianni Cuperlo ha sottolineato la necessità di una riunione del Pd sui decreti attuativi della delega fiscale e sul Jobs act.
BERSANI: «COSÌ CHI HA DI PIÙ EVADE DI PIÙ». Sempre a Montecitorio, l'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani ha lasciato l'assemblea prima dell'intervento di Renzi e ai cronisti ha dichiarato che nella norma sul fisco «c'è una proporzionalità: chi ha di più ha diritto ad evadere di più». Lo stesso criterio di proporzionalità, ha osservato, «manca però nel Jobs Act» e in particolare nei licenziamenti disciplinari». «Nel decreto attuativo del Jobs Act», ha attaccato Bersani, «c'è scritto che il lavoratore licenziato per violazione disciplinare può solo dimostrare l'insussistenza del fatto, ma si esclude espressamento ogni valutazione sulla proporzionalità della sanzione». Ovvero, ha aggiunto, «si può essere licenziati anche se si fanno 5 minuti di ritardo».

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