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PARLAMENTO 7 Gennaio Gen 2015 0600 07 gennaio 2015

Italicum, gennaio pieno di ostacoli per Matteo Renzi

Minoranza dem inquieta. Fittiani contrari all'accordo. Grillini compatti sul no. Tutte le grane del premier in Senato. Obiettivo: ok alla riforma entro fine mese.

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Ora che l'Epifania tutte le feste ha portato via, gennaio per la politica deve essere il mese decisivo per la definitiva approvazione della nuova legge elettorale.
O almeno sono queste le intenzioni del premier, Matteo Renzi, che nel suo nuovo programma, annunciato via Twitter, con tanto di hashtag dedicato a un #Buon2015, prevede di portare a casa l'Italicum senza troppi strappi, ma soprattutto senza brutte sorprese entro il 31.
PERCORSO A OSTACOLI. Per riuscire nei suoi propositi per l'anno nuovo, però, l'inquilino di Palazzo Chigi deve superare alcuni ostacoli, dai dubbi interni alla maggioranza al fuoco di fila di minoranza dem, passando per il quasi sicuro ostruzionismo dell'opposizione in parlamento.
RIUNIONE IL 7 GENNAIO. Tanto che il giovane leader del centrosinistra ha convocato una riunione con i suoi parlamentari per il 7 gennaio, per capire da dove possono arrivare almeno i pallini del fuoco amico.
Lettera43.it ha provato a mettere in fila le varie posizioni per avere un quadro d'insieme esaustivo di cosa aspetta il segretario del Pd e la sua squadra nelle prossime settimane.

La minoranza dem: i numeri per lo sgambetto ci sono

Pippo Civati all'assemblea del Pd.

Nell'immaginario collettivo, ma anche nella realtà, le difficoltà maggiori per Renzi arriveranno quasi sicuramente dalla componente minoritaria del Partito democratico.
Che paradossalmente è, e resta, maggioranza invece in parlamento.
La cosiddetta opposizione interna al leader non ha digerito innanzitutto che questa legge elettorale sia stata discussa e studiata assieme al nemico di sempre, Silvio Berlusconi, che da par suo ha giustamente posto limiti e paletti.
QUELLA DANNATA «SINTONIA». I vari Bersani, Cuperlo, Fassina, Civati e D'Attorre avrebbero invece preferito discuterne con gli alleati naturali di Sinistra ecologia e libertà, e in seconda battuta con il Movimento 5 stelle, ma il diniego dei diretti interessati e la «profonda sintonia» riscontrata dai due leader già dai tempi del famoso patto del Nazareno hanno prevalso per la riuscita della riforma.
IL RINVIO AL 2016 NON BASTA. Elementi sufficienti, questi, per credere che non basterà il rinvio dell'entrata in vigore nel settembre 2016 a placare gli animi della minoranza Pd, che ha già dato prova di sapersi muovere facendo andare sotto il governo in ben due occasioni, il 10 dicembre 2014, durante una seduta della commissione Affari costituzionali della Camera sulla riforma del Senato. E i numeri per provarci ancora ci sono.

Forza Italia: i fedelissimi di Fitto contestano l'accordo col Pd

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e l'eurodeputato Raffaele Fitto.

Scenario preoccupante, soprattutto se ai dissidenti dem si sommano i fittiani di Forza Italia, ormai in guerra aperta con Berlusconi e i suoi fedelissimi (Denis Verdini è la prima vittima illustre caduta sul campo di battaglia).
IN DISCUSSIONE IL RUOLO DEL CAV. L'eurodeputato azzurro Raffaele Fitto ha sempre contrastato l'accordo con Renzi, arrivando a mettere più volte in discussione anche la leadership dell'ex Cavaliere, al quale chiede da tempo un passo indietro.
Giocare qualche brutto scherzo all'iter dell'Italicum potrebbe dunque risultare utile alla causa.

Movimento 5 stelle: i guerrieri di Grillo e Casaleggio sono compatti

Grillini in aula al Senato.

Magari la soluzione per i berlusconiani sarebbe coinvolgere anche qualche pezzo di Movimento 5 stelle sempre pronto a mettere lo sgambetto al governo.
COL COLTELLO FRA I DENTI. Sebbene la pattuglia si sia assottigliata notevolmente, i “guerrieri meravigliosi” rimasti fedeli a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sono rimasti al loro posto, compatti e con il coltello tra i denti.
Soprattutto al Senato, dove i numeri ci sono per creare seri grattacapi.

In tutto 140 senatori contrari: altro che #Buon2015

Legge elettorale: il tabellone con i risultati della votazione sull'Italicum alla Camera.

In teoria, dunque, la fronda che potrebbe cercare di portare l'assalto all'Italicum può contare su circa 140 senatori.
Numero che esce dalla sommatoria dei già citati grillini (39), dissidenti Pd (35 secondo i rumor che di Transatlantico) e dissidenti Fi (30), ai quali si possono sommare anche i 15 senatori della Lega Nord, 8 del Movimento per le Autonomie e almeno 12 del gruppo Misto ancora indecisi.
Una cifra decisamente alta e che merita di far suonare più di un semplice campanello di allarme a Palazzo Chigi.
C'È ANCHE LA CORSA AL COLLE. Il tutto senza dimenticare che dal 13 gennaio in avanti questo parlamento deve eleggere anche il successore di Giorgio Napolitano al Quirinale.
Altro che #Buon2015: per Renzi la strada delle riforme è sempre in salita. E come accaduto anche nel 2014, non basterà un hashtag.

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