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POLITICA 8 Gennaio Gen 2015 1955 08 gennaio 2015

Fisco, la minoranza Pd affila le armi

Decreto rinviato. Bersani attacca Renzi. Civati: «Il premier riferisca in Aula».

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Pippo Civati tra i cartonati di Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani.

La data del 20 febbraio per modificare il decreto attuativo della delega fiscale, correggendo o eliminando la cosiddetta norma salva-Berlusconi, scontenta un po' tutti. Non piace alle imprese, né all'Area Popolare di Maurizio Sacconi e tanto meno a molte delle anime del Pd che chiedono a gran voce al premier Matteo Renzi di andare a riferire in Aula alle Camere sul vero andamento del Consiglio dei ministri del 24 dicembre.
BERSANI ATTACCA. Il più critico è Pier Luigi Bersani, che rincara la dose dopo i dubbi già espressi in questi giorni. «Renzi si è preso la responsabilità, ha detto 'la manina è la mia'. A me piace la franchezza - afferma l'ex segretario dem - ma non riesco a fargli i complimenti: non esiste in nessun posto al mondo una norma così». Il problema non è salvare o meno Berlusconi, spiega ancora, ma il «concetto di fedeltà fiscale di questo benedetto Paese». Secondo Bersani, la mossa del premier è stata dunque chiara: «Su questo 3% Renzi ha dato un messaggio a un pezzo d'Italia: essere leggeri qui sul tema fiscale è come dar da bere agli ubriachi».
RICHIESTA DI PORTARE SUBITO IL DECRETO IN CDM. Se si vuole veramente lottare contro l'evasione, la soluzione è una sola dunque, non aspettare il 20 febbraio e riportare subito il decreto in Cdm. Una richiesta che arriva da più parti. Il decreto fiscale deve andare avanti «il prima possibile», secondo la Confidustria. Il testo era effettivamente atteso da tempo, perché nel decreto sono contenute norme sulla certezza del diritto e sulla tax compliance essenziali per il mondo delle imprese e per raggiungere l'obiettivo di un fisco che gli industriali vedono come finalmente «più civile». Sulla stessa lunghezza d'onda anche la Confcommercio, che ritiene il rinvio incomprensibile e chiede al governo di non rallentare il processo di attuazione della delega e di attuare decreti ritenuti fondamentali ed urgenti per recuperare competitività. Anche Maurizio Sacconi chiama in causa l'esecutivo, che «ha fatto della velocità una cifra della propria identità», perché il decreto venga trasmesso subito alle Camere, con un'assunzione di responsabilità che metta anche il parlamento in grado di esprimere il proprio parere. La Commissione Finanze della Camera, presieduta da Daniele Capezzone (Fi), annuncia di voler ascoltare il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
MINORANZA PD: RENZI RIFERISCA IN AULA. Ma nella fibrillazione generale è dal Pd che arriva forte la richiesta, sia al Senato per opera di Massimo Mucchetti sia alla Camera per opera di Pippo Civati, che sia lo stesso Renzi a recarsi in Aula per spiegare come siano andate effettivamente le cose e come si sia arrivati al testo controverso. Un invito formale a cui si sono associati anche Movimento 5 Stelle, Lega e Sel. Il governo non sembra comunque orientato a cambiare idea sulla tempistica. L'obiettivo è aspettare comunque l'elezione del capo dello Stato. Ma per farlo serve più tempo, innanzitutto per la delega fiscale di cui il decreto è attuazione e che scadrà a fine marzo. Una delle probabilità è che la scadenza venga posticipata con un emendamento al Milleproroghe.

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