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POST NAPOLITANO 9 Gennaio Gen 2015 2300 09 gennaio 2015

Quirinale, Renzi: «Niente giochini come nel 2013»


Dal premier no a primarie Pd. E avvisa: «Sopporto il dissenso, non i vigliacchi».

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Matteo Renzi.

Niente primarie Pd per individuare il candidato per il Quirinale. E soprattutto, niente «giochini» come nel 2013. Matteo Renzi avvisa la minoranza dem e apre al dialogo con Forza Italia per l'elezione del successore di Giorgio Napolitano.
Intervistato da Lilli Gruber a Otto e mezzo il presidente del Consiglio ha dedicato una doverosa premessa alla drammatica conclusione dei due blitz in Francia, dove le teste di cuoio francesi hanno ucciso gli attentatori di Charlie Hebdo e Parigi e messo fine a tre giorni di terrore, ha invocato un'Europa unita sul fronte dell'intelligence
Poi è passato ai temi più caldi della politica italiana. Il salva-Berlusconi ma soprattutto corsa per la successione al Colle.
«VOTO PER IL COLLE? VIETATO RIPETERE IL 2013». E la premessa è proprio dedicata all'esperienza dei 101 franchi tiratori.
«Io posso parlare con i cattivi, ma detesto i vigliacchi, quelli che dicono una cosa e ne fanno un'altra», ha detto ricordando quanto avvenne con Romano Prodi. Su Prodi «tanti dissero lo votiamo salvo poi accoltellarlo alle spalle, nell'urna». «È legittimo dire prima che si è in disaccordo, diverso è chi dice una cosa e ne fa un'altra». «La mia preoccupazione è far sì che non capiti quanto successo nel 2013, non farò in modo che i 450 elettori del Pd giochino a Indovina chi.
LA SCOMMESSA: «ELEZIONE AL QUARTO SCRUTINIO». Il premier ha poi scommesso sul numero di votazioni necessarie per raggiungere il quorum: «Lo eleggeremo alla quarta votazione. Al primo colpo, no. Dal quarto servono 505 voti. Non ci mettiamo sui primi tre voti con un nome a indebolirlo e impallinarlo».
«NIETE PRIMARIE PD, DIALOGO CON FI». Poi ha confermato la volontà di trovare un'intesa con Forza Italia per la scelta del successore di Napolitano: «Il presidente non si sceglie con le primarie. Un'elezione del presidente della Repubblica senza Fi? Dal punto di vista numerico ci sta, ma dal punto di vista politico è più opportuno che ci siano tutti dentro, anche il Movimento 5 stelle, anche se dipende poi da che gioco fanno».
PRODI CANDIDATO ANTI PATTO DEL NAZARENO. Dando un'occhiata al 'totopresidente', eccezion fatta per qualche nome che si è perso per strada o si è autoescluso, la lista dei papabili resta sempre la stessa. Ci sono gli evergreeen, gli incoronati dal web, i politici puri, i tecnici, i cattolici, i laici, gli outsider, gli autocandidati. E iniziano a fiorire le prime 'rose' (come quella che, sussurrano ambienti della maggioranza, sarebbe stata sottoposta tra Natale e Capodanno all'attenzione di Silvio Berlusconi, con la 'cinquina' Finocchiaro, Mattarella, Castagnetti, Fassino, Veltroni). Intanto, quali che siano le intenzioni di chi lo ha spinto in campo, non è un buon viatico per Romano Prodi essere diventato il prototipo del 'candidato anti-Nazareno', ora che il Patto tra Renzi e Berlusconi appare più che mai blindato. È ragionevole pensare che il nome del Professore non sarà appoggiato dai fan dell'intesa.
IL PROFESSORE NOME BUONO PER LA MINORANZA DEM. Ma come ha osservato ancora la fedelissima Sandra Zampa, ribadendo l'indisponibilità dell'ex premier, «il nome c'è», soprattutto dopo lo scivolone della norma 'salva-Cav'. E da Bersani a Civati, da Sel ai fittiani a pezzi dell'area moderata, cresce l'idea di farne un simbolo, convergendo sull'uomo acclamato dall'Assemblea Pd nel 2013 per poi essere affossato proprio da 101 franchi tiratori dem. Con una ferita che, ha detto Rosy Bindi, «sanguina ancora».
RENZI PREME PER UN «CUSTODE DELLE RIFORME». Il premier tiene coperte le carte ripetendo il mantra di un presidente per le riforme, di garanzia, eletto senza veti da una maggioranza ampia. Renzi ha ribadito di non voler fare un dibattito sui nomi, ma «sulla funzione istituzionale del Presidente della Repubblica» e ha insistito per dare al prossimo capo dello Stato un ruolo di 'custode' delle riforme.

Il premier su Berlusconi: «Non cambieremo la legge Severino»

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Tra i temi caldi toccati da Renzi a Otto e mezzo c'è anche la legge Severino sulla sospensione dalle cariche pubbliche derivanti da sentenze in primo grado, una legge che prevede una successiva incandidabilità a cariche pubbliche per sei anni. «Non la cambieremo», ha assicurato il presidente del Consiglio a chi gli fa notare che «a febbraio termineranno gli effetti della sentenza Mediaset su Berlusconi. Se poi Berlusconi pensa di fare ricorso a non so quale Corte internazionale...». Renzi ha spiegato: «Berlusconi sconterà tutta la pena fino all'ultimo giorno».
«LA NORMA SUL 3% L'HO SCRITTA IO». Riguardo alla norma del 3% che sarebbe la soglia di evasione fiscale che verrebbe depenalizzata (e ribattezzata «salva-Berlusconi»), il primo ministro ha anche ribadito quanto affermato nei giorni scorsi: «L'ha scritta il Cdm su mia proposta. L'ho scritta io, così come anche un articolo che ha aumentato le pene rispetto al testo previsto dal Tesoro. È finito il tempo in cui i tecnici scrivono le norme mentre i politici bevono il caffè».
«IL PREMIER SARÀ IL MIO ULTIMO RUOLO POLITICO». Infine, uno sguardo al futuro: «Il presidente del Consiglio è l'ultima cosa che farò a livello politico», ha giurato Renzi. «Nel modello anglosassone», ha spiegato, «dopo che hai fatto il presidente del Consiglio fai le conferenze. Vale per tutti i grandi leader degli esecutivi che dopo aver finito vanno a casa». Ma alla domanda se farà il conferenziere, ha risposto ironizzando: «Non mi danno i soldi che danno a Blair».

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