Macaluso Napolitano 150108183502
INTERVISTA 12 Gennaio Gen 2015 0615 12 gennaio 2015

Colle, Macaluso: «Metodo Cossiga dopo Napolitano»

L'amico di una vita di Giorgio Napolitano auspica per la successione un vasto accordo Pd-Fi-M5s. «Come ci fu tra Dc, Pci e Psi per  eleggere il Picconatore».

  • ...

In questi nove anni di permanenza di Giorgio Napolitano sul Colle, Emanuele Macaluso avrà ricevuto centinaia di telefonate da parte di amici e 'colleghi' giornalisti in cerca di decriptare attraverso le sue parole il pensiero dell’amico di una vita: il capo dello Stato.
Macaluso, come ha fatto anche in questa intervista esclusiva a Lettera43.it, ha sempre ricordato: «Io sono Macaluso e penso con la mia testa, è stata una stupidaggine considerarmi il portavoce del presidente».
Ma ora che Napolitano sta per lasciare, l’ex dirigente 'migliorista' del Pci, capo dell’organizzazione con Togliatti segretario, l’ex direttore de l’Unità e de Il Riformista, giornalista e scrittore attivissimo, a quasi 91 anni (uno in più di Napolitano) ricorda anche le amarezze vissute dal suo amico Giorgio.
ATTACCHI BIPARTISAN. Nel solco della tradizione della sinistra riformista ha garantito «l’unità nazionale», ma ha ricevuto «attacchi da sinistra perché considerato non sufficientemente anti-berlusconiano e da destra perché troppo anti-berlusconiano».
Per Macaluso serve ora un vasto accordo «tra il Partito democratico, Forza Italia, centristi e anche il Movimento 5 stelle. Come accadde tra Dc, Pci e Psi quando fu eletto Francesco Cossiga».
«C'È UN MUTAMENTO». Tanto più dopo la strage di Parigi: «Quello che è successo riguarda l’Europa e quindi anche l’Italia. C’è un mutamento del clima politico di cui bisogna tenere conto anche nell’elezione del presidente della Repubblica. Oggi più che mai è necessario che abbia grande autorità politica e grande conoscenza dei mutamenti che stanno attaversando il nostro Paese e il mondo». Macaluso avverte: «Non è il momento di giochetti, ma è quello dei grandi eventi».

Emanuele Macaluso con Giorgio Napolitano. © Imagoeconomica


DOMANDA. Ora quella che lei aveva già previsto come l’elezione più caotica di sempre per il Quirinale rischia di complicarsi ulteriormente a causa del pasticcio del 3%, ovvero la soglia di non punibilità prevista dal governo nel decreto fiscale. Che sviluppi vede?
RISPOSTA. Spero di sbagliarmi, ma confermo la mia impressione che non ci sia oggi una iniziativa talmente forte per l’elezione del presidente della Repubblica da convogliare maggioranze sufficienti. E mi riferisco alla quarta votazione, quando basta la maggioranza semplice.
D. Renzi come si sta muovendo?
R. Il presidente del Consiglio va ripetendo, anche da segretario del Pd, che serve un nome unificante per costituire una maggioranza attorno alla sua proposta. Credo che questa proposta sia solo un tentativo di mettere insieme almeno il suo partito, o gran parte di esso, perché è chiaro che la prima questione essenziale che a lui si pone è quella della unità del Pd.
D. Per allontanare lo spettro di una nuova carica dei 101...
R. Invece io continuo a sostenere che la difficoltà di questo parlamento, già sperimentata quando si ricorse alla rielezione di Napolitano, e i problemi che allora posero forze sempre meno tese a un processo unificante, siano sempre presenti. Trovare una soluzione sarà un problema molto serio.
D. Ora oltre ai dissidenti del Pd ci sono problemi anche all’interno di Forza Italia per la tenuta del gruppo. Cosa cambierà?
R. Non c’è dubbio che la difficoltà aumenta. Bisogna capire che non ci sarà una larga maggioranza come accadde con l’elezione di Ciampi e di Cossiga, eletti grazie a un accordo preventivo alla prima elezione.
D. Cosa dovrebbero fare allora i democratici?
R. Verificare con tutti i gruppi a cominciare da Forza Italia, ma senza escludere gli altri, dai centristi ai cinque stelle, la possibilità di trovare un nome che riesca ad avere una maggioranza e le qualità necessarie.
D. Lei teme quindi che si possa andare a una soluzione al ribasso, limitata alla maggioranza di governo?
R. Da come Renzi ha parlato sembrerebbe che stia seguendo la strada che sto indicando io. Come agirà non lo so, Renzi è sempre abbastanza sorprendente nelle sue iniziative.
D. E il caso del cosiddetto cavillo salva Berlusconi?
R. Ha già complicato le cose. Non c’è dubbio che questa questione, sollevata anche da Mucchetti del Pd al Senato perché il governo riferisca in Aula, non è spenta.
D. Renzi ha sbagliato oppure no?
R. Che si sia mosso male non c’è dubbio. Ma il fatto più grave, incontrovertibile, è che all’ex presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo, uomo di grande prestigio e competenza, da Renzi stesso nominato presidente della commissione per la verifica di tutte le questioni che riguardano la fiscalità, non sia stato sottoposto questo provvedimento. Questo è incredibile! Ed allora il sospetto diventa preoccupante. Finché non sarà chiarita questa questione è evidente che il malessere c’è.
D. Come sta vivendo Napolitano questa ulteriore complicazione?
R. Il presidente sta dedicando tutte le sue forze per assolvere gli ultimi adempimenti della sua presidenza. Ha agito con grande equilibrio e grande senso di responsabilità, compreso l’ultimo discorso di Capodanno, ora pensa solo al fatto che tra alcuni giorni tornerà nella sua casa.
D. Quando esattamente si dimetterà?
R. Ha detto con grande chiarezza che la data è vicina e comunque a conclusione del semestre di guida italiana della Ue. Io credo che alcuni giorni dopo il 13 gennaio si dimetterà.
D. Quale può essere il nome più unificante?
R. Chi fa i nomi oggi li fa solo per bruciarli. C’è un giornale, il Fatto Quotidiano, che ogni mattina fa il totonomi. Stamattina c’era per primo Rodotà: è un modo per bruciare Rodotà. È chiaro che così diventa il candidato del Fatto e quindi non sarà più il candidato degli altri.
D. Berlusconi fece il nome di Amato per bruciarlo oppure no?
R. Non c’è dubbio che o lo fece per bruciarlo oppure fu un errore. In questa fase invece bisogna agire con grande equilibrio e con la trattativa, ma la trattativa silenziosa.
D. Potrebbe esserci un candidato non del Pd, ma proveniente dall'area moderata?
R. E certo che potrebbe esserci un candidato non del Pd, ma che abbia soprattutto le qualità, anche quella di rappresentare l’Italia nel mondo. Bisogna scegliere un uomo o una donna che abbiano autorità nazionale e internazionale e siano, come è stato Napolitano, il presidente di tutti gli italiani, non della destra o della sinistra.
D. Ma anche lui fu criticato.
R. Napolitano è stato accusato da certi gruppi di sinistra, compreso il Fatto, di non essere stato sufficientemente anti-berlusconiano, al tempo stesso Berlusconi lo ha accusato di complotto dopo che si era dimesso, dopo che aveva battuto le mani alle sue rielezione. Comportamenti inqualificabili. Il presidente deve tutelare la stabilità politica, non deve essere addetto a sfasciare governi. È quello che ha fatto Napolitano.
D. Anche il suo “mandato”, Macaluso, si conclude?
R. È stata una stupidità dei media considerarmi il portavoce. Io sono Macaluso e penso con la mia testa. Lo faccio con una lunga esperienza politica e giornalistica. Ma i miei apprezzamenti riguardano me, non faccio il portavoce. Napolitano i portavoce ce li ha al Quirinale.
D. Napolitano al Quirinale è stata anche la rivincita dei miglioristi del Pci. Che riflessioni si possono fare ora su quella storia?
R. È stato dimostrato che alcune personalità definite miglioriste, ovvero l’area riformista del Pci-Pds, combattute anche all’interno del partito, da Lama a Chiaromonte a Bufalini a Napolitano, hanno tutte valorizzato il ruolo della sinistra per l’unità nazionale e gli interessi del Paese. Io credo che Napolitano questa dimostrazione l’abbia data.

Correlati

Potresti esserti perso