Renzi Napolitano 141219183004
CORSA AL COLLE 12 Gennaio Gen 2015 2115 12 gennaio 2015

Quirinale, l'addio di Napolitano il 14 gennaio

Il capo dello Stato conferma la data a Renzi. Che convoca la direzione Pd il 16.

  • ...

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Matteo Renzi.

Cala il sipario sul semestre di presidenza italiana dell'Ue ed entra nel vivo la partita del Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha confermato al premier Matteo Renzi che il 14 gennaio (il giorno dopo la chiusura del semestre Ue) è la data scelta per ufficializzare il suo addio, senza ulteriori rinvii.
Il presidente del Consiglio, alla vigilia delle grandi manovre, è convinto di avere il campo da gioco sotto controllo, di riuscire ad approvare entro il 29 gennaio le riforme trovando in parallelo il candidato e i numeri per il Colle. Ma nonostante l'ottimismo mostrato dal premier e dai suoi, tutti sono consapevoli che il quadro sia italiano sia estero rende la scelta del prossimo presidente della Repubblica tanto delicata quanto complicata.
SI CERCA UN VERO POLITICO. Gli attentati di Parigi, da un lato, e il terremoto che rischia di abbattersi sull'Eurozona in caso di vittoria di Alexis Tsipras il 25 gennaio dall'altro, invitano tutti a ponderare con la massima attenzione il profilo del futuro capo dello Stato. Preoccupazioni e osservazioni che il 12 gennaio, secondo quanto si apprende da ambienti parlamentari, sarebbero state condivise tra Napolitano e Renzi. E che, tradotte nei rumors di Transatlantico, farebbero crescere le quotazioni di personalità politiche, con la P maiuscola, come dice lo stesso premier, e riconosciute all'estero. Sarebbero state queste le riflessioni al centro del colloquio tra premier e capo dello Stato e non, chiariscono a Palazzo Chigi, un nuovo tentativo di Renzi di trattenere Napolitano.
CONVOCATA LA DIREZIONE DEL PD. Per venerdì 16 gennaio il premier ha convocato la direzione del Pd nella quale lancerà il primo appello all'unità del partito, indicherà il metodo per cercare di eleggere al quarto scrutinio, con l'ormai famoso metodo Ciampi, il capo dello Stato e darà i primi elementi del profilo a suo avviso ideale. La minoranza Pd, però, è scettica che la chiamata di Renzi aprirà ad una vera condivisione della candidatura. Ma il premier sa che, se a lui spetta il diritto di fare il nome, non ha invece la certezza di eleggerlo. «Se il segretario - spiegano esponenti bersaniani - non condivide con il Pd il nome, il numero dei dissidenti dem può arrivare a 130, un numero che Renzi non riuscirebbe a colmare neanche con Fi visto che i grandi elettori azzurri sicuri sono 110 se si escludono i 40 fittiani».
CORSA PARALLELA DELLE RIFORME. Calcoli che ben descrivono il clima di sospetti incrociati tra i dem. E ai quali i renziani sperano di rispondere riuscendo a portare a casa la riforma costituzionale alla Camera e l'Italicum in Senato entro il 29 gennaio, un passo avanti sulle riforme ma anche la prova di forza in vista della conta al Quirinale.
In parallelo, nelle due settimane prima dell'avvio delle votazioni, il premier sonderà la disponibilità di vari candidati. Secondo quanto raccontano fonti parlamentari, attraverso i fedelissimi Renzi avrebbe già fatto un primo giro d'orizzonte tra personalità varie, da Sergio Mattarella a Ignazio Visco. Perché, chiariscono i renziani, solo quando il leader Pd avrà un quadro chiaro offrirà un nome al vaglio di Silvio Berlusconi. E questo avverrà quanto più a ridosso dell'inizio delle votazioni per non bruciare il candidato giusto.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso