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PASSO INDIETRO 12 Gennaio Gen 2015 1611 12 gennaio 2015

Quirinale, Marini: «La mia corsa è finita nel 2013»

L'ex presidente del Senato smentisce la sua possibile nomina. A Renzi: «Cerchi unità nel Pd».

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Franco Marini è stato il presidente del Senato dal 29 aprile 2006 al 26 aprile 2008.

Franco Marini, ex presidente del Senato, si è tirato fuori dalla corsa per il Quirinale. «Per me la questione si è chiusa con fallimento del tentativo del 2013», ha dichiarato. Invitando il premier Matteo Renzi a cercare l'unità del Pd e a evitare il «disastro» che portò al fallimento della sua candidatura al Colle.
«Vedo», ha premesso Marini, «che su alcuni giornali è ricomparso il mio nome tra i possibili candidati alla Presidenza della Repubblica. Preciso che ho sempre rifiutato richieste di interviste e colloqui degli organi di informazione, come pure in questi mesi non ho mai parlato della questione con i dirigenti del mio o di altri partiti. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. La ragione di questo atteggiamento è semplice: per me la questione si è chiusa con fallimento del tentativo del 2013».
IL RACCONTO DELLE VOTAZIONI. «Fui candidato dal mio partito», ha ricordato l'ex presidente del Senato, «raccolsi alla prima votazione il consenso della maggioranza assoluta dei grandi elettori, 521 su 1007 aventi diritto. Poiché nessuno aveva potuto pensare di vincere al primo scrutinio a me era parso assolutamente naturale, quasi un diritto, giungere al quarto voto, dove sarebbe stata sufficiente all'elezione la maggioranza degli elettori. Il partito, cambiando strategia, decise diversamente». E ha spiegato: «Io, senza allegria ma anche senza recriminazioni mi adeguai alle scelte del Pd con la seguente dichiarazione del 19 aprile: 'È saltata la strategia di un dialogo con il centrodestra finalizzata all'obiettivo di dare all'Italia un governo, dinanzi alla durissima situazione del Paese. Strategia da me pienamente condivisa. Anche perché ritengo una follia il ritorno immediato alle urne con questa legge elettorale. Ovviamente con il cambio di strategia viene meno anche la mia candidatura'. Non mi sfiorò minimamente l'idea di entrare in conflitto con il partito perché credo ancora oggi, con le necessarie riforme che si stanno discutendo, alla democrazia rappresentativa ed all' insostituibile ruolo dei partiti così come sono indicati dalla nostra Costituzione».
«MI RITROVO NELLA LINEA DI RENZI». «Sulle urgenze di oggi», ha aggiunto, «mi ritrovo nella linea di Renzi, cioè del 'dialogo con tutte le forze rappresentative disponibili puntando al consenso più ampio possibile'. Mi permetto, parlando dall'alto, e non dal basso come qualche sciocco tra noi ritiene, degli 80 anni suonati, di raccomandare a Renzi ogni sforzo per trovare una posizione unitaria nel Pd ed è ovvio che l'impegno maggiore tocchi a lui in quanto leader del partito. Un esito finale che somigliasse anche vagamente al disastro del 2013», ha concluso Marini, «metterebbe in ginocchio il Pd nuocendo gravemente all'Italia ed all'azione in corso per condurla fuori dalle sue forti difficoltà».

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