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POLITICA 12 Gennaio Gen 2015 1600 12 gennaio 2015

Riforme, ammesso voto segreto su alcuni emendamenti

La giunta del regolamento della Camera: sì a modifiche su minoranze, no a materia elettorale.

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Il tabellone in Aula al Senato con il risultato del voto segreto sull'emendamento a firma del senatore della Lega Stefano Candiani.

Il voto segreto nell'ambito del ddl riforme sarà, «al massimo, su sei-sette emendamenti, inerenti a minoranze linguistiche e par condicio».
Lo scrutinio segreto è stato invece escluso per la «materia elettorale», come era stato richiesto dalle opposizione.
È questo quanto è stato deciso al termine della giunta del regolamento della Camera.
EMENDAMENTI RAGGRUPPATI. Secondo quanto si è appreso al termine della giunta la presidente della Camera, Laura Boldrini, avrebbe infatti raggruppato, quindi, in tre 'categorie' gli emendamenti sui quali c'erano ancora dei dubbi: quelli che riguardano le procedure di approvazione delle leggi e, in particolare, il riparo delle competenze tra Camera e Senato in materia di principi e diritti di libertà; le modifiche sull'immunità dei parlamentari, del governo e sull'articolo 68 della Costituzione e infine quelli in materia elettorale.
Boldrini ha anche ricordato come, pur essendo ammissibile, secondo quanto disciplinato dall'articolo 49 del regolamento della Camera, il voto segreto sugli emendamenti che «recano una disciplina di carattere sostanzialmente innovativo sui principi e i diritti di libertà» la secretazione è esclusa su quelle proposte che si limitano a definire la procedura di approvazione delle leggi, in particolare il riparto di competenza fra Camera e Senato.
RIFORMA COSTITUZIONALE NON È NORMA ELETTORALE. Sebbene le leggi elettorali siano infatti incluse, dall'articolo 49 del regolamento, tra i casi di ammissibilità del voto segreto, gli emendamenti al ddl riforme sulla materia elettorale sono stati considerati norme che non stabiliscono una disciplina elettorale.
La riforma costituzionale, secondo quanto è stato deciso, non è insomma da considerare legge elettorale.
PRECEDENTI VIOLANTE E CASINI. Nel corso della Giunta, convocata da M5s, Sel e Lega, sono stati inoltre ricordati, come ulteriore tema a favore della tesi del voto palese i 'precedenti' di Luciano Violante e Pier Ferdinando Casini che, da presidenti della Camera, hanno dichiarato non ammissibili il voto segreto su emendamenti riguardanti principi di materia elettorale e non il puntuale meccanismo della traduzione dei consensi in seggi.

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