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VERSO LE DIMISSIONI 13 Gennaio Gen 2015 1300 13 gennaio 2015

Napolitano: «Sono contento di tornare a casa»

Il capo dello Stato: «Al Quirinale si sta bene, ma è un po' una prigione».

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Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Giorgio Napolitano è pronto a lasciare il Quirinale. «Certo che sono contento di tornare a casa», ha detto a un bambino che lo ha interrogato durante la manifestazione della polizia di Stato 'una vita da social'. «Qui si sta bene, è tutto molto bello», ha aggiunto, «ma è un po' una prigione. A casa starò bene e passeggerò».
Un'ammissione che sa un po' di liberatorio.
Il presidente della Repubblica uscente non ha mai nascosto il peso dell'età e le difficoltà crescenti a portare avanti i «gravosi» compiti richiesti dalla guida del Quirinale e ha spiegato con semplicità che al palazzo dei papi «sì, si sta bene, è tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, si esce poco».
«Quasi una prigione» ha aggiunto forse pensando alla sua amatissima casa al rione Monti, dove ha in programma di ritirarsi dopo quasi nove anni passati al Colle. E a Monti (pochi passi dal Quirinale) sarà festa per il rientro del vicino illustre.
IL RIONE MONTI LO ATTENDE. E a Monti (pochi passi dal Quirinale) sarà festa per il rientro del vicino illustre.
«IO NON NAVIGO». Il presidente, di ritorno al Quirinale da un impegno pubblico, si è fermato sulla piazza per salutare i ragazzi che partecipavano all'iniziativa della polizia per sensibilizzare i giovani all'uso sicuro di internet.
Dopo aver salutato il capo della polizia Alessandro Pansa, Napolitano ha parlato per qualche minuto con gli studenti. «Io non navigo», ha detto, aggiungendo però di essere ben consapevole dell'importanza di internet, raccomandando loro un uso consapevole del web e dei social.
IL PRESIDENTE DELLE RIFORME A TUTTI I COSTI. Napolitano è stato il presidente delle riforme a tutti i costi, elegante e «pignolo», come egli stesso ha confermato. Attento ad ogni dettaglio, lavoratore instancabile, profondo conoscitore della vita parlamentare e delle dinamiche politiche dell'intera storia repubblicana, Giorgio Napolitano mercoldì 14 gennaio è previsto che firmi di suo pugno le dimissioni che poi viaggeranno, portate personalmente dal segretario generale Donato Marra (per nove anni l'ombra del presidente), tra il Senato, la Camera e palazzo Chigi. E il suo ultimo messaggio agli italiani non poteva che essere nel solco del suo granitico «credo»: unità del paese e riforme. Gli italiani, ha ripetuto la mattina del 13 gennaio, siano «sereni» per il futuro e soprattutto «molto consapevoli della necessità, pur nella libertà di discussione politica e di dialettica parlamentare, della necessità di un Paese che sappia ritrovare, di fronte alle questioni decisive e nei momenti piu' critici, la sua fondamentale unità».
LE OPPOSIZIONI PREPARANO IL CONGELAMENTO DEI LAVORI PARLAMENTARI. E quale questione oggi all'esame delle forze politiche è più «decisiva» delle riforme costituzionali e del varo della nuova legge elettorale? Il presidente in questo percorso verso le dimissioni ha sempre fatto sapere che la sua «personalissima» decisione deve rimanere slegata dalle logiche parlamentari e che comunque le Camere rimangono attive anche con la supplenza di Pietro Grasso.
Ma in attesa della formalizzazione della sua uscita le opposizioni già affilano le armi e si preparano a chiedere - un minuto dopo la firma presidenziale - una pausa dei lavori parlamentari in attesa che il quadro politico si chiarisca con l'elezione del nuovo inquilino del Colle. Schermaglie legittime di «una robusta minoranza», si è sottolineato nei palazzi delle istituzioni, ben sapendo che non ci sono appigli costituzionali per interrompere i lavori d'aula.
SALUTI AI CORAZZIERI E AI DIPENDENTI DEL QUIRINALE. Ma per un giorno le tensioni parlamentari sono sembrate lontane dalla mente del presidente, che ha dedicato la giornata a chiudere per bene la sua lunga amministrazione del Quirinale, salutando prima il corpo dei Corazzieri («che stile!») e poi i tanti dipendenti del Quirinale, divenuti dopo tanti anni quasi una famiglia. Ci sarà tempo - ma non troppo - per rientrare nell'agone politico da senatore a vita. Le battaglie non mancano di certo. Tanto che si segnala una curiosa coincidenza: già il giorno dopo la sua uscita, giovedì 15 gennaio, si dovrebbe andare ai primi voti in Senato sull'Italicum e Napolitano - se deciderà di non concedersi neanche un giorno di riposo - potrebbe già schierarsi.
RENZI: «NAPOLITANO CONTINUERÀ A FAR SENTIRE LA SUA VOCE». Certamente lo farà più avanti quando si aprirà la corsa al Colle per la scelta del suo successore, come conferma lo stesso premier Matteo Renzi: «Napolitano, da domani, continuerà a far sentire la sua voce» e «sarà un grande servitore come senatore a vita».
BERSANI: «ORA NOME PARI A MARINI O PRODI». Per il Quirinale, ha ricordato Pier Luigi Bersani, «bisognerà trovare una soluzione che giustifichi il fatto che questo stesso parlamento nel 2013 abbia detto di no a Marini e Prodi. Bisogna trovare qualcuno di almeno comparabile a quelli che hanno segato: questa è la prima sfida».

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