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MAMBO 13 Gennaio Gen 2015 1212 13 gennaio 2015

Quirinale: che requisiti deve avere il nuovo presidente della Repubblica

Tanti i nomi dei pretendenti al Colle. Ognuno coi suoi pregi e i suoi difetti.

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Roma: il palazzo del Quirinale, sede del presidente della Repubblica.

Matteo Renzi mostra sicurezza attorno alla possibilità di eleggere il nuovo Capo dello Stato entro il quarto scrutinio.
Se non siamo di fronte a un gioco di guerra psicologico o, peggio, a una sbruffonata, queste affermazioni hanno solo un senso ben preciso. Vogliono dire che il premier pensa di poter eleggere il successore di Giorgio Napolitano fin dai primi tre scrutini o in ogni caso alla prima occasione in cui il quorum scenderà.
Ha, quindi, un nome. E questo nome gli sembra abbastanza forte in sé, ma soprattutto su questo deve aver trovato l’assenso di uno schieramento largo di forze, anche di quelle del proprio partito.
Renzi fa bene a non preoccuparsi dei franchi tiratori. Sono un fenomeno endemico che si esalta soprattutto nell’occasione quirinalizia. Basta saperlo e non fare le bamboline con gli occhioni stupiti come quando capitò a Marini e Prodi.
SI AFFINA L'IDENTIKIT DEL CANDIDATO PERFETTO. Il lavoro di questi giorni, e mi auguro che gli sherpa di Renzi siano persone esperte e soprattutto che capiscano i segnali che vengono dagli interlocutori che incontrano, è dedicato a tracciare non più un profilo, ma un vero identikit.
Il profilo è fatto da tempo. Deve essere una personalità, con una opzione più favorevole al fatto che sia una donna, che abbia esperienza, che conosca le istituzioni, che abbia una qualche dimestichezza con cancellerie e ambasciate, che sia equilibrata, che rassicuri l’opposizione, che non sia un “famiglio” del premier. Con queste caratteristiche, più o meno accettate da tutti, si escludono alcuni nomi ma la rosa resta larga.
In queste ore cresce l’ipotesi di Sergio Mattarella. Storico leader Dc, bella biografia antimafiosa, ministro della Difesa con Massimo D’Alema premier, persona sobria e leale, Mattarella, oggi giudice della Corte, sembra avere tutte le qualità, tranne una: più o meno viene dalla stessa area politica di Renzi.
Boatos insistenti fanno pensare che il mondo ex Ds voglia un proprio rappresentante per il dopo Napolitano, in una sorta di bilanciamento per il fatto che Renzi è un ex Margherita.
TANTI EX DS TRA I PAPABILI PER IL QUIRINALE. Questo ragionamento ci fa tornare al Pd come maionese non amalgamata e ha punti di forza e punti di debolezza.
I punti di forza sono appunto la necessità che un’area politica che contribuisce in modo sostanziale alla riuscita dell’esperienza di governo non venga più trattata da Renzi come “nonno/a” del dio minore.
I nomi per il Quirinale ci sono fra gli ex Ds. C’è Walter Veltroni, il vero inventore del Pd. C’è Piero Fassino, che per il Pd si è speso moltissimo. C’è Bersani, che del Pd è stato un segretario generoso e sfortunato. C’è Anna Finocchiaro, che ha un bel profilo istituzionale.
I punti deboli della scelta in questa area sono solo due: il primo, già detto, sarebbe la conferma che il Pd è una somma di cose e non una “cosa”, il secondo è che dopo Napolitano gli ex Pci vedrebbero assegnarsi per la seconda volta il Quirinale.
RIMANE APERTA LA QUESTIONE PRODI. La rosa dei nomi si può ancora allargare e in cima a questa c’è sicuramente Romano Prodi, che è un singolare attivissimo non candidato.
Prodi ha il profilo culturale e internazionale necessario. Gli fa difetto, come dire, l’umanità. Il professore cosiddetto bonaccione viene rappresentato come una specie di Zorro nascosto, ovvero come il Conte di Montecristo, che una volta libero fa strage dei nemici.
Il Quirinale ha bisogno di persone senza rancori. Nell’elenco, infine, non può non esserci Giuliano Amato, sicuramente il candidato tecnicamente e internazionalmente più esperto.
Poi ci sono gli outsider o le outsider: la professoressa Cattaneo, per esempio. Nomi belli, che ci farebbero fare una bella figura e che rassicurerebbero Renzi sul fatto di non avere piantagrane al Colle. Due obiezioni: la prima, tutti i presidenti, anche quelli più tranquilli, sono diventati piantagrane (remember Cossiga?), la seconda è che conoscere lo Stato, dovendolo dirigere, non è banale requisito.

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