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TOTONOMI 13 Gennaio Gen 2015 1842 13 gennaio 2015

Quirinale, Fassino avanza per il dopo Napolitano

Era alla marcia parigina a braccetto con Prodi. Ha cercato l'assist di Berlusconi. E la benedizione di Marchionne. Ecco come il sindaco di Torino punta al Colle.

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Piero Fassino.

Gli indizi sono tanti. L’ultimo è la sua apparizione alla marcia di Parigi domenica 11 gennaio.
Certamente Piero Fassino era lì come presidente nazionale dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani.
Presenza stabilita dal protocollo, si dice in questi casi.
A BRACCETTO CON PRODI. Ma ad alcuni non è sfuggito il fatto che Romano Prodi, l’altro importante italiano che era accanto al premier Matteo Renzi, abbia camminato a lungo prendendo affettuosamente a braccetto Fassino.
Da qui a dire che quella sia stata una sorta di benedizione del Professore a una difficile candidatura al Colle del sindaco di Torino ce ne corre.
DA SILVIO E MARCHIONNE. Ma a quello che può sembrare un innocente indizio se ne aggiungono diversi altri.
Fassino non solo avrebbe sondato recentemente Silvio Berlusconi, ma avrebbe anche cercato la benedizione dell’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, con il quale ha da molti anni rapporti di cordialità e di amicizia.

La strategia: se al governo c'è un ex Margherita, al Colle un ex Ds

Giorgio Napolitano e Piero Fassino.

Nella rosa dei quirinabili ovviamente non c’è solo Fassino. E che questa sarà la corsa più caotica di sempre, come Emanuele Macaluso ha sottolineato anche in un’intervista a Lettera43.it, ormai è opinione comune.
Ma la strada di “Piero” da varie settimane è disseminata di indizi che tendono comunque a provare la sua strategia per salire sul Colle più alto.
RIUNIONE PD A CASA SUA. Già i primi di dicembre, poco dopo che dal Quirinale filtrò la notizia delle imminenti dimissioni di Napolitano, Fassino riunì in gran segreto a casa sua, in via delle Coppelle, a Roma, alcuni parlamentari del Partito democratico.
Secondo i gossip di Transatlantico si fece strada un criterio da sottoporre a Renzi per il Quirinale: il Colle deve andare a un ex Ds, dal momento che a Palazzo Chigi c’è già un ex della Margherita.
Non solo, da sindaco di Torino si battè perché il vertice italo-tedesco dell’11 dicembre si tenesse a Torino.
ENDORSEMENT DI GIORGIO. E la presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con il quale Fassino parlò vis a vis a pranzo, fu interpretata come una sorta di endorsement a una sua candidatura.
Il sindaco di Torino, insignito della Legione d’Onore due anni fa, avrebbe avuto anche incontri o telefonate con gli ambasciatori tedesco e francese, riattivando quindi quella importante filiera di rapporti internazionali che coltiva da quando era responsabile esteri del Pds.

Renzi vuole qualcuno che non gli faccia ombra

Piero Fassino con Sergio Chiamparino.

Quando il premier e segretario del Pd fa filtrare che il prossimo capo dello Stato «sarà uno di noi e quindi uno del Pd» pensa a Fassino, ovvero l’unico ex Pci-Pds-Ds oltre a Sergio Chiamparino, che si fece subito renziano?
Secondo deputati della minoranza interna del Pd «se potesse Renzi eleggerebbe se stesso perché pensa a un presidenzialismo di fatto incentrato sulla sua persona, e sempre se potesse farebbe eleggere Roberta Pinotti (ministro della Difesa, ndr) che non gli fa ombra».
FINOCCHIARO O BERSANI. Ma se il primo obiettivo del premier è quello di tenere compatto il Pd, non c’è dubbio che Fassino, insieme ad Anna Finocchiaro, per non dire dello stesso Pier Luigi Bersani, è uno dei nomi sui quali potrebbe convergere anche l’opposizione interna.
Gli altri candidati in pole position restano Giuliano Amato e Sergio Mattarella.
Al di là del suo ultimo passaggio sulla sponda renziana però, Fassino, ultimo segretario dei Ds, è comunque un vecchio rappresentante della “ditta”. Sempre che per Renzi anche questo non sia un curriculum da rottamare.

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