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MAMBO 14 Gennaio Gen 2015 0959 14 gennaio 2015

Giorgio Napolitano mi sarebbe piaciuto come premier

Con lui a Palazzo chigi l'Italia conterebbe di più oggi . E forse sarebbe fuori dalla crisi.

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Giorgio Napolitano.

Nel giorno dell’addio di Giorgio Napolitano al Quirinale resta un rammarico vero: pensate come sarebbe andata per l’Italia se al suo posto ci fosse stato un altro e a palazzo Chigi, per nove anni, la guida del governo fosse stata nelle mani dell’ormai ex capo dello Stato.
Nessuno, tantomeno io, vuole sottacere i meriti di Napolitano e le sue incursioni spesso benefiche e sempre discusse nella politica, ma proviamo a immaginare come sarebbe andata per questo Paese se al posto di Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi ci fosse stato un vecchio gentiluomo riformista di tenacia e caparbietà assoluta.
UN LEADER INTERNAZIONALE. Napolitano avrebbe innanzitutto governato la crisi del sistema politico con mano più ferma, avrebbe tenuto a freno i suoi partiti di maggioranza e dialogato senza trucchi con quelli di opposizione, avrebbe dato del “tu”, un “tu” vero e non finto, ai leader del mondo e trattato con meno sudditanza la signora Merkel.
Avrebbe affrontato i sindacati senza la brutalità di Renzi ma con obiettivi simili e dato una spinta alla pigrizia o pavidità di tanti imprenditori.
Insomma avremmo avuto un presidente del Consiglio in grado di stare sulla cresta dell’onda, di scavalcarla senza troppi indugi e compiacenze verso la società dello spettacolo.
Non è andata così. Abbiamo avuto un ottimo e criticato presidente della Repubblica. Non so se il più bravo, sicuramente il più importante, per il segno che lascia, che abbia mai vissuto al Quirinale.
Oggi la partita si gioca per un sostituto che non gli assomigli. Non è un errore di battitura, ho proprio scritto che “non” gli assomigli.
Primo, perché Napolitano è, come storia e individualità, irripetibile, in secondo luogo perché un’altra presidenza interventista potrebbe porre, e sarebbe un passaggio benefico per il Paese, il tema di un capo dello Stato eletto direttamente dal popolo.
ALLENATORE DI PREMIER SPOMPATI. Perché la somma delle ipocrisie italiane sta in due fatti: siamo il Paese in cui il partito di maggioranza chiama tutti a votare su se stesso, in cui un leader populista come Grillo considera volontà maggioritaria l’opinione di poche centinaia di affezionati al suo blog, e un giornale a larga diffusione lancia il referendum sulle quirinarie.
Tuttavia in questo stesso Paese non si può parlare di voto di preferenza o di elezione diretta del presidente della Repubblica.
Si preferisce una figura, per restare al Quirinale, dai poteri talmente sfumati da essere amplissimi invece di definire poteri certi e bilanciati con altri poteri per una figura che i cittadini, come in Francia o negli Usa, si scelgono direttamente.
Ecco perché il dono più grosso che Napolitano ha fatto a ll'Italia è di farle assaggiare piccole dosi di presidenzialismo, rassicurandoli sul fatto che la democrazia non è mai stata in pericolo. Quel che ha potuto fare è stato suggerire, talvolta imporre, scelte, e più spesso ha fatto da allenatore di premier spompati, sminchiati o eccessivi.
Se avesse potuto fare tutto da solo a palazzo Chigi, di fronte a un parlamento severo, forse l’Italia non sarebbe stata nelle condizioni di oggi.

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