Nigeria Boko Haram 150113124548
TERRORISMO 14 Gennaio Gen 2015 0900 14 gennaio 2015

Nigeria, lo Stato islamico di Boko Haram avanza

Bimbe kamikaze. Razzie. Sequestri. Boko Haram compie una strage quotidiana. Nel Paese si vota il 17 febbraio. Con l'Isis all'attacco nel Nord. E il petrolio in calo.

  • ...

Je suis nigerien, sono nigeriano.
Per l'Occidente le stragi di Boko Haram sono lontane dalla redazione di Charlie Hebdo e dal supermercato kosher parigino, insanguinati dalle mattanze degli estremisti islamici.
Ciononostante, il mondo è sempre meno sordo davanti all'escalation di massacri nello Stato più popoloso, più ricco di olio e più in crescita dell'Africa.
UNA BIMBA FATTA ESPLODERE. C'è voluta la storia della bambina fatta saltare in aria, all'ora di punta, in un mercato di Maiduguri, capitale dello Stato nigeriano di Borno devastato dai jihadisti, per far aprire gli occhi alla comunità internazionale sulla barbarie in atto, da anni, nel cuore del Continente nero.
Con tutta probabilità la piccola, di meno di 10 anni, non sapeva neanche di avere indosso la bomba che ha ucciso una ventina di avventori del suk.
Qualcuno, da lontano, l'ha fatta esplodere con un telecomando, mentre due agenti la perquisivano, colpendo nel mucchio i civili (soprattutto donne e bambini) andati a fare la spesa.
L'ESCALATION DI BOKO HARAM. Il mercato è lo stesso dove, a dicembre, due donne si erano fatte esplodere, togliendo la vita ad altre 10 persone.
E l'ultimo attentato segue, nell'ordine, il massacro di massa del 3 gennaio, nella cittadina di Baga del medesimo Stato di Borno, con almeno 2 mila morti tra i 10 mila abitanti: un'ecatombe.
Poi decine di altre razzie, attentati, non ultimo il rapimento, ad aprile, di 276 liceali cristiane.
Bambini-bomba, kamikaze, conquiste territoriali, sequestri di persona. Il 17 febbraio 2015 la Nigeria va alle urne, sotto lo scacco della setta affiliata all'Isis, arrivata a controllare più di 50 mila chilometri quadrati, e con il prezzo del petrolio, sua principale fonte d'introito e di crescita, in drastico calo.

Mali, Nigeria, Cameron: l'ascesa di Isis e al Qaeda nell'Africa centrale

Nell'Est i fanatici che ad agosto hanno proclamato lo Stato islamico occupano una porzione della Nigeria pari alla Danimarca, terrorizzando gli abitanti in fuga e gli Stati limitrofi.
Nel 2011 il gruppo che ha dichiarato guerra santa ai cristiani e all'Occidente - Boko haram, letteralmente, significa, «l'educazione occidentale è peccato» - era già ritenuto resposabile di oltre 450 omicidi e gli Stati Uniti lo avevano iscritto tra le organizzazioni terroristiche legate ad al Qaeda.
Ma è dalla destabilizzazione della Primavera araba, nel Nord Africa e nel Sahel, e dalla crescita dello Stato islamico in Siria e Iraq che i fondamentalisti nigeriani hanno tratto grande vigore.
OLTRE 14 MILA VITTIME DAL 2009. Nel 2014 gli attacchi, anche territoriali, contro i civili e lo Stato si sono intensificati, fino alle migliaia di morti (secondo le stime di Amnesty International) di Baga, che nel nuovo anno in meno di una settimana hanno costretto altre migliaia di nigeriani all'esodo verso il Camerun, il Ciad e il Niger.
Dal 2009, Boko Haram ha provocato oltre 14 mila morti e un milione e 600 mila sfollati e l'eccidio del 2015 è il peggior massacro compiuto dal gruppo.
MORTI ANNEGATI O DI STENTI. All'arrivo dei jihadisti centinaia di abitanti si sono riversati, in barca, nel vicino lago Chad, morendo annegati o di fame e di sete su un'isola del bacino.
Le Nazioni unite hanno contato oltre 7.300 profughi, riparati, negli ultimi 10 giorni all'estero, che si aggiungono ai 135 mila rifugiati negli anni passati e agli 1,5 milioni di sfollati in Nigeria.
Le stesse autorità statali si sono confessate incapaci di recuperare le vittime e di curare i feriti gravi della carneficina.
LO STATO ISLAMICO DEL NORD-EST. Presa Baga, Boko Haram ha sferrato un'offensiva alla metropoli di Maiduguri, teatro di attentati a catena, e a Damaturu, capitale del confinante stato di Yobe sotto il fuoco dei lanciagranate.
Gli attacchi jihadisti sono concentrati nel Nord del Paese, ma non esclusivamente: anche la capitale Abuja e i capoluoghi di diversi Stati nigeriani sono nel mirino.
Ma per l'espansione di Boko Haram temono anche il Ciad, il Niger e, soprattutto, il vicino governo del Camerun, dove la setta è presente nel Nord e dove sono in corso scontri con l'esercito.
Dopo il Medio Oriente e il Nord Africa, anche l'Africa centrale rischia di saltare sotto i colpi dei jihadisti dell'Isis.
Con il Mali, Nigeria, Niger, Chad e Sudan - senza dimenticare, a Est, la Somalia e il Kenya - sono gli Stati più esposti alla radicalizzazione.

Musulmani al Nord e cristiani al Sud: la sfida Goodluck-Buhari

Nel 2014, la moglie del vice presidente camerunense è stata rapita dai fondamentalisti, in un attacco al villaggio natale.
Nelle ultime settimane, l'aereonautica del Camerun ha addirittura bombardato alcune basi dei Boko Haram, per bloccare uno sconfinamento del conflitto.
Ma l'avanzata dei fondamentalisti islamici sembra inarrestabile.
Alla vigilia del voto e all'indomani degli attacchi terroristici all'Europa, la Difesa nigeriana ha chiesto l'aiuto della comunità internazionale, per far fronte a una «situazione drammatica».
VOTO, ESERCITO DI ESCLUSI. Nel Nord, a maggioranza musulmana, per 1 milione e mezzo di elettori sarà difficile andare alle urne, per ragioni di sicurezza.
Il limite che espone il capo di Stato uscente Jonathan Goodluck, ricandidato alle Presidenziali con il People’s Democratic Party (Pdp), alle accuse di incostituzionalità delle consultazioni da parte dell'opposizione.
Contro il 57enne presidente nigeriano, cristiano del Sud in carica dal 2010, è in corsa il 72enne musulmano Muhammadu Buhari, leader dell'All Progressives Congress (Apc) e presidente del Paese tra il 1983 e il 1985, nella stagione di dittatura dei militari.
CON GOODLUCK BOOM ECONOMICO. In 15 anni di regime di governo monocolore civile, con i suoli 170 milioni di abitanti la semi-democrazia della Nigeria è diventata sempre più forte economicamente, in crescita, fino al 2013, dell'8,2%. Più del Sudafrica.
Per le multinazionali straniere (non solo del petrolio), il Paese era diventato un mercato attrattivo.
Ma la prepotente ascesa dei Boko Haram mette a rischio il progresso economico e anche politico: nel Nord povero dei musulmani marginalizzati, Goodluck è accusato di lassismo verso i fondamentalisti islamici. Al Sud, viceversa, Buhari è additato colluso con i Boko Haram.
Negli Stati del Nord-Est di Borno, Adamawa e Yobe è stato chiesto di rimandare le elezioni. E il calo dei guadagni del petrolio non aiuta un'economia ancora alle prime armi con la diversificazione.

Correlati

Potresti esserti perso