CORSA AL COLLE 14 Gennaio Gen 2015 1300 14 gennaio 2015

Quirinale, i nomi favoriti per il dopo Napolitano

Risale Veltroni. Gli ex Ppi preferiscono Franceschini. Amato c'è sempre. Bersani, Finocchiaro e Fassino graditi alla minoranza dem. Ma Silvio vuole contare. Foto.

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Ora che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è dimesso, inizia a prendere forma l'identikit del suo successore al Quirinale.
Il futuro capo dello Stato dovrebbe essere un politico con esperienza, magari da qualche tempo lontano dalla prima linea.
E capace di raccogliere il maggior consenso, nel Partito democratico e in Forza Italia in primis.
Queste sono le caratteristiche a cui fedelissimi di Matteo Renzi non vogliono rinunciare.
IN RIALZO VELTRONI. I rumor danno in crescita sensibile le quotazioni dell'ex segretario del Pd ed ex sindaco di Roma Walter Veltroni, ma la realtà è che il premier non ha ancora deciso.
E alcune variabili dipenderanno molto dal comportamento della minoranza dem e degli alleati nel rush finale per le riforme.
PROBABILE UN EX DS. È chiaro che un ex Ds, come lo stesso Veltroni, ma anche Piero Fassino, Anna Finocchiaro o Pier Luigi Bersani, spiazzerebbe la minoranza ex Pci e forse limiterebbe ai pasdaran duri e puri il numero dei franchi tiratori, calcolati tra un minimo di una decina a un massimo di 130.
Ma irriterebbe gli ex Ppi che rivendicano dopo Napolitano un presidente di origine cattolica, come Sergio Mattarella, Pierluigi Castagnetti o Dario Franceschini.

Circola il nome di Amato, mentre resta viva la pista Prodi

Per questo in Transatlantico continua a girare il nome di Giuliano Amato, forse un po' troppo targato Prima Repubblica per Renzi.
Sempre viva la pista che porta a Romano Prodi: l'ex premier, tuttavia, non vuole correre il rischio di essere bruciato come già avvenuto nel 2013, quando gli ormai noti 101 franchi tiratori fecero saltare un'elezione che pareva cosa fatta.
IN CORSA ANCHE PINOTTI. Nutrono speranze concrete anche tre dei ministri del governo Renzi, che rispondono ai nomi di Paolo Gentiloni (Esteri), Pier Carlo Padoan (Economia) e soprattutto Roberta Pinotti (Difesa).
Quest'ultima non incontrebbe particolari opposizioni all'interno del Pd e potrebbe mettere d'accordo anche Angelino Alfano e Silvio Berlusconi.
BERLUSCONI ATTENDE. Berlusconi appunto. Il Cavaliere non sembra comunque intenzionato a mettere particolari veti.
L'obiettivo dell'ex capo del governo resta quello di rimanere l'interlocutore privilegiato per Palazzo Chigi e, stando a quanto riferito dai suoi fedelissimi, i segnali che arrivano dal Pd confermano l'intenzione di mantenere l'intesa.
PALLA IN MANO A RENZI. Nella rosa dei papabili, infine, fanno capolino anche Pier Ferdinando Casini (leader dell'Udc), Pietro Grasso (presidente del Senato e 'supplente' di Napolitano fino all'elezione del prossimo capo dello Stato), Marta Cartabia (giudice costituzionale dal 2011) e Franco Bassanini (già ministro per la Funzione pubblica e dal 2008 presidente della Cassa Depositi e Prestiti).
Venerdì 16 gennaio, in occasione della direzione dem, Renzi dovrebbe cominciare a scoprire le carte. Indicando le caratteristiche del candidato e lanciando un appello distensivo a serrare le fila nel partito.

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