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RETROSCENA 14 Gennaio Gen 2015 1924 14 gennaio 2015

Quirinale, Renzi non si fida del Cav: toto nomi blindato

Il premier teme fughe di notizie. Così tiene Silvio all'oscuro. Forza Italia avvisa: «No a Prodi, serve un arbitro». E salgono le quotazioni di Mattarella e Amato.

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Matteo Renzi e, sullo sfondo, Silvio Berlusconi.

Certo, Silvio Berlusconi sarà pure il suo miglior alleato.
O almeno così lo dipingono le cronache politiche, da quando il patto del Nazareno è diventato uno dei punti di riferimento del dibattito di casa nostra.
Ma visto che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è uno che dà ancora peso ai proverbi italiani - frutto della sana saggezza popolare - ha capito che con il Cavaliere fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.
RENZI TIENE IL CAV ALL'OSCURO. E così il capo del governo, fedele all’adagio, avrebbe deciso di non consegnare al leader di Forza Italia nessuna rosa di nomi ma solo vaghe indicazioni attorno alle quali costruire l’identikit del prossimo inquilino del Quirinale.
Il motivo è presto detto: «Appena gli racconto una cosa, quello va subito a dirla ai giornali», sarebbe la sintesi del pensiero renziano.
IN GIOCO C'È IL FUTURO DEL PREMIER. E in effetti la cosa non è affatto lontana dalla realtà. In più di una occasione il premier ha confessato al Cav le sue intenzioni e quest’ultimo si è guardato bene dal tenersele per sé. Compresi alcuni particolari del Nazareno.
E allora meglio evitare altri rischi, dato che la partita per il Quirinale è fondamentale per Renzi. Dalla scelta del successore di Giorgio Napolitano, di fatto, dipende il futuro politico del presidente del Consiglio. Che sa benissimo come Berlusconi intenda liberarsi dall’abbraccio mortale una volta eletto il capo dello Stato. Certi fidanzamenti non solo sono a tempo ma pure di facciata.

Obiettivo: non dare spazio ai ribelli dem

Romano Prodi e Giuliano Amato.

Dato il quadro è del tutto evidente che il totonomi di queste ore assomiglia sempre più a una girandola, buona per riempire le cronache e sublimare l’ego dei nomi tirati in ballo.
«Tante donne e uomini possono svolgere bene questo ruolo. Quello che non serve è una discussione sui nomi che non farebbe bene alle istituzioni», dice lo stesso presidente del Consiglio, che ha la necessità impellente di far scendere la temperatura, in modo da non dare troppo spazio ai ribelli del suo partito.
«Stiamo discutendo del futuro delle istituzioni nei prossimi anni e abbiamo bisogno di parlamentari e grandi elettori che non si spaventino», ha aggiunto Renzi. «Il presidente della Repubblica deve essere un grande, grande arbitro».
FORZA ITALIA: «PRODI E VELTRONI NON SONO ARBITRI». Dalle parti di Forza Italia l'indicazione è stata letta e decifrata in tempo reale. «Quello che interessa adesso è mettersi d'accordo su cosa significhi arbitro», dice Massimo Parisi, deputato molto vicino a Denis Verdini, «Napolitano è andato anche oltre il ruolo di arbitro. Io sono per la separazione delle carriere, non si è mai visto un giocatore che diventa arbitro: se si dice che è arbitro significa che non è stato un giocatore in campo».
Chiaro il richiamo a certi nomi che circolano in queste ore, da Walter Veltroni a Romano Prodi. «Un giocatore che ha fatto la battaglia contro Berlusconi», dice ancora Parisi, «mon può essere il primo nome potabile per Forza Italia, se si vuole raggiungere quell’unità nell’identificazione di un arbitro».
PRENDONO QUOTA MATTARELLA E AMATO. In quest’ottica prendono quota i nomi di Sergio Mattarella, 73 anni, avvocato più volte ministro e giudice costituzionale, eletto grazie anche ai voti dei berlusconiani, e Giuliano Amato, 77 anni, giudice costituzionale, ex premier e varie volte ministro.
Ipotesi, non certezze. Insomma, la cornice c’è, ed è stato scelto anche il colore da usare. Ma Renzi consegnerà la tela a Berlusconi soltanto all’ultimo minuto. Perché la fiducia è una cosa seria.

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