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DIATRIBA 14 Gennaio Gen 2015 1415 14 gennaio 2015

Scontro pm Milano: Robledo a Venezia poi torna a Milano

Mediazione per lo scontro in procura: il procuratore aggiunto per un anno in Veneto, in seguito di nuovo in Lombardia.

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Alfredo Robledo ed Edmondo Bruti Liberati. Sullo sfondo un corridoio del tribunale di Milano.

Nuovi sviluppi nello scontro in procura a Milano.
Da quanto si è saputo, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo dovrebbe essere applicato temporaneamente come sostituto procuratore generale a Venezia per un anno per poi tornare a Milano a capo del pool anticorruzione, quando Edmondo Bruti Liberati non sarà più capo della procura per raggiunti limiti di età.
MEDIAZIONE LEGNINI. Il Csm si appresta a chiudere con questa soluzione di mediazione, per la quale si è speso il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, lo scontro alla procura di Milano.
Il confitto va avanti da marzo 2014, da quando Robledo ha accusato Bruti di irregolarità nell'assegnazione di delicati fascicoli e che, tra reciproci esposti, è culminato con la sua estromissione, decisa dal procuratore, dalla guida del dipartimento dei reati contro la pubblica amministrazione.
Le volontà dichiarate ora dovranno essere formalizzate: la procura generale di Venezia dovrà chiedere l'applicazione di un magistrato e Robledo dare la sua disponibilità; adempimenti che sono attesi per il 15 gennaio.
SERVE DELIBERA PLENUM. Il tutto poi dovrà essere cristallizzato con una delibera del plenum.
La soluzione è arrivata in corner, visto che il 15 gennaio la Prima Commissione avrebbe dovuto votare sull'avvio della procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità nei confronti di tutti e due i protagonisti del conflitto o di uno solo di loro.
Una circostanza che potrebbe aver spinto Robledo a rompere gli indugi. Ma restano ancora aperti molti fronti.
RISCHIO INIZIATIVE DISCIPLINARI. Su Bruti e Robledo resta il rischio di iniziative disciplinari del procuratore generale della Cassazione e pende il giudizio del Csm sulla conferma nei loro incarichi.
Così come Palazzo dei marescialli deve ancora pronunciarsi sulla decisione del procuratore di 'silurare' il suo aggiunto dall'anticorruzione, avocando la delega a sé.

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