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MAMBO 15 Gennaio Gen 2015 1010 15 gennaio 2015

Alla fragile Italia serve un capo dello Stato forte

Altro che notaio. Al Colle c'è bisogno di un uomo di Stato che sappia unire la nazione.

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Il palazzo del Quirinale, sede del presidente della Repubblica.

Spero che mandino al Colle una persona seria.
Faccio questo ragionamento partendo da un Paese a noi vicino.
In Francia in questi giorni passati, e forse anche oggi, sono successe cose terribili.
Negli ultimi mesi il presidente Hollande era sceso drammaticamente nei sondaggi e sembrava visibilmente inadeguato al ruolo. C’erano foto che lo coglievano in pose buffe, col colbacco, col sorriso fesso. C’è stata la sua nuova storia d’amore e la reazione vendicativa della compagna abbandonata. C’è la crisi economica che ha tolto molte certezze ai francesi.
HOLLANDE, UN LEADER VERO. Hollande è un politico di professione, vecchio leader socialista, ha un curriculum di partito di tutto rispetto. Tutti hanno detto in questi mesi, tuttavia, che era un personaggio mediaticamente improponibile. Poi è accaduto quel che sappiamo e l'uomo grigio, il personaggio dal sorriso imbarazzato e imbarazzante, dalla vita privata impiegatizia - moglie, compagna, nuova amante - mostra di avere tutte le caratteristiche dell’uomo di Stato. Quando l’apparenza cede il passo al realtà si misurano le persone e Hollande, come ha riconosciuto per primo Bernardo Valli su Repubblica, è venuto fuori come persona di grande qualità.
Oggi che siamo a pochi giorni dal voto del presidente della Repubblica dovremmo cercare un personaggio, maschio o femmina, che abbia quelle qualità.
Viviamo in un particolare momento storico. L’Occidente è sotto minaccia, il terrorismo conduce la sua guerra asimmetrica armata dalla fede, dal disprezzo della morte dei suoi soldati, dalla caduta di attrazione dei nostri valori storici.
Non è vero che è una guerra santa, perché non si combatte contro un miliardo e mezzo di musulmani, ma è vero che è una guerra. E in guerra ci vogliono comandanti, uomini o donne d’onore.
Napolitano lo è stato. Per fortuna durante il suo novennato questa prova all’Italia è mancata, ma se ci fosse stata avremmo avuto al Quirinale un capo, un uomo capace di unire la nazione, un leader anche degli apparati di forza.
AL PAESE MANCA ANCORA UNA GUIDA FORTE. Questo ruolo in verità spetta anche al presidente del Consiglio e ai suoi ministri o sottosegretari, ma non si sfugge a una impressione di fragilità di questo entourage.
Non abbiamo la sensazione che oggi il Paese sia affidato in mani forti. È affidato a lingue affilate, a dita capaci di battere migliaia di tweet, ma non sentiamo quella forza politica e di animo in grado di dare agli apparati di sicurezza direttive e orientamenti anche impopolari.
Non sappiamo neppure se i nostri apparati di sicurezza sono in grado di reggere un eventuale urto. Non sto mettendo in dubbio né professionalità né onorabilità, tanto meno dicendo che al governo ci sono degli scavezzacollo.
Penso però che serva la Quirinale una persona di esperienza. Altro che notaio!
Serve un/a timoniere, una persona che dimentichi il fascino dei media e sappia guidare il Paese, come si dice, nella buona e nella cattiva sorte.
Se Renzi sarà protagonista di una scelta di questo tipo anche il tema della sua personale affidabilità, prova a cui un leader è chiamato quotidianamente, sembrerà risolto.

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