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POLITICA 15 Gennaio Gen 2015 1830 15 gennaio 2015

Riforme, sullo stop scontro Forza Italia-Pd

Brunetta: «Sospendere lavori d'Aula il 21». Speranza: «Non alzino posta per Colle».

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L'aula della Camera.

Nuovi attriti tra governo e opposizione sui lavori di approvazione delle riforme legati alla partita del Quirinale.
Dopo la richista di stop delle opposizioni avanzata (e respinta) il 14 gennaio ecco una nuova istanza, stavolta da parte di Forza Italia.
«Noi chiederemo per mercoledì 21 nel pomeriggio che i lavori d'aula vengano sospesi perché avremo un incontro con Silvio Berlusconi e molto probabilmente simili richieste le faranno altri gruppi».
Così il capogruppo Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, secondo cui non c'è motivo di una «compressione» sui tempi delle riforme.
SPERANZA: «FI NON ALZI POSTA». Pronta la replica del Partito democratico con il capogruppo Roberto Speranza: «Se Fi pensa di rinviare le riforme per alzare la posta sul Quirinale sbaglia di grosso, sono due terreni ben distinti, metterli sullo stesso piano è sbagliato».
Sul tema era intervenuta in radio la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani, che aveva detto come «senza i voti di Berlusconi non si elegge il presidente della Repubblica».
ANCHE SEL E NCD PER LO STOP. L'obiettivo delle opposizioni è quello di sospendere i lavori su legge costituzionale e Italicum fino a che non si avrà il successore di Giorgio Napolitano, in vista della data chiave del 29 gennaio. Anche Sel potrebbe chiedere lo stop dei lavori per venerdì 23 (con weekend incluso) per l'iniziativa milanese Human Factor che, per i vendoliani, sarà una sorta di congresso. E non è escluso che anche Ncd, tutt'altro che allineata al Pd sulla volontà di chiudere la partita riforme prima di aprire quella per il Colle, faccia una simile richiesta alla presidente Laura Boldrini.
IL GOVERNO TIRA DRITTO. Ma governo e Pd, forti di un calendario rimasto finora immutato, restano tuttavia fermi sulla posizione indicata dal premier Matteo Renzi: avere entro il mese di gennaio il sì del parlamento a riforme e Italicum, oltre al nuovo capo dello Stato.

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