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STRATEGIA 16 Gennaio Gen 2015 2234 16 gennaio 2015

Quirinale, Renzi non scopre le carte

Il nome del Pd 24 ore prima del voto: «Se falliamo è colpa nostra». Mattarella in pole.

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Matteo Renzi.

Il conto alla rovescia è ufficialmente cominciato. Con la Direzione del Partito democratico del 16 gennaio, Matteo Renzi ha dato il via ai 12 giorni utili ai dem per convergere sul nome da sostenere nella corsa alla presidenza della Repubblica. Lanciando un appello alla «più larga condivione possibile», il premier ha volutamente giocato a carte coperte, evitando di tracciare l'identikit del candidato ideale, salvo sottolineare il requisito della «solidità istituzionale».
RISALE MATTARELLA. Profilo che ha fatto risalire le quotazioni di Sergio Mattarella, nome che, per molti, il leader Pd sarebbe pronto a fare il 29 gennaio, pur mettendolo ai voti dalla quarta votazione, proprio come avvenne nel 2006 con Napolitano.
BERSANI: «RESTIAMO IN ATTESA». Resta, tuttavia, l'attendismo a farla da padrona. Basti pensare alle poche parole spese da Pier Luigi Bersani in giornata: «Aspettiamo di capire su chi vuole andare e poi ci regoliamo».
NOME ALL'ULTIMO MOMENTO. Il cammino, infatti, sembra essere decisamente più insidioso dei soli 12 giorni che separano dal primo voto. È per questo che Renzi ha fatto intendere come un nome secco sarà fatto all'assemblea dei Grandi elettori solo alla vigilia o addirittura il 29, a poche ore dalla convocazione alle 15 delle Camere. Con l'obiettivo, nemmeno troppo nascosto, di sventare trappole e candidati-contro.
BERLUSCONI NON DETTA LE CONDIZIONI. Di certo, il segretario è intenzionato a mandare in avanscoperta un 'gruppo di lavoro' per sondare tutti i partiti, Movimento 5 stelle incluso, pur sapendo tutti nel Pd che le redini della partita le terrà lui. Soprattutto con l'interlocutore privilegiato: Silvio Berlusconi. Anche se, ha voluto chiarire Renzi ai suoi, non sarà il Cav a dettare i tempi della partita, a decidere se e quando incontrarsi e a pretendere di sfogliare i petali di una rosa, visto che il prmier è determinato a fare un solo nome.

In rialzo Mattarella e Castagnetti, giù Fassino e Veltroni

Sergio Mattarella.

E anche se in Direzione, come previsto, non sono stati fatti nomi, si ragiona già su un ristretto numero di candidati. A quanto si è appreso, il premier si starebbe orientando su una personalità di «solida» esperienza politica, ma lontana dai riflettori. Per questo i rumors fanno salire le quotazioni di Sergio Mattarella e di Pier Luigi Castagnetti, mentre candidati come Walter Veltroni e Piero Fassino sarebbero considerati più a rischio.
IN DISCESA I TECNICI. Il nome di Romano Prodi continua a girare malgrado le dichiarazioni ufficiali dello stesso Professore, che non ha alcuna intenzione di essere gettato nella mischia. Ma più in chiave di candidato delle opposizioni per far saltare il banco che come esito dell'intesa tra Pd e Forza Italia. Sono, invece, in discesa le quotazioni di tecnici puri come Pier Carlo Padoan e Ignazio Visco.
LA MINORANZA IN ATTESA. Davanti a un cammino ancora lungo, la minoranza resta per ora alla finestra. Bersani, che Renzi punta a coinvolgere come unico interlocutore riconosciuto della sinistra, invita i suoi alla calma. Se davvero la scelta del leader Pd, a cui spetta la golden share del nome, sarà condivisa e apprezzabile, non ha senso fare barricate inutili.
RIUNIONE ANTI-BLITZ. Certo, nel frattempo le correnti del Pd non staranno con le mani in mano: è già in agenda una riunione larga che unirà i bersaniani come i fedelissimi di Gianni Cuperlo, di Rosy Bindi e di Pippo Civati, con l'obiettivo di non farsi trovare impreparati nel caso in cui, alla fine, come molti temono , Renzi punti a un blitz esclusivo solo con il Cavaliere.

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