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EDITORIALE 17 Gennaio Gen 2015 1226 17 gennaio 2015

Cofferati, antipatico nonostante i brogli

Forse sulle primarie liguri ha ragione. Lascia il Pd. Ma il suo poltronismo è odioso.

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Sergio Cofferati.

Magari Sergio Cofferati avrà anche ragione. Magari, e in questo la Procura di Genova sembra dargli manforte, alle primarie Pd per la corsa a governatore della Liguria hanno votato cani e porci. Insomma gente che, se non aveva a che fare col partito, non poteva nemmeno dirsi di area, o simpatizzante. E così l'ex leader Cgil ha lasciato il partito.
LE PRESUNTE IRREGOLARITÀ. Il sospetto, ma a questo punto è qualcosa di più di un sospetto, è che nell’urna siano finite preferenze di immigrati, simpatizzanti di destra e persino neofascisti. Nell’insieme un «tutto fa brodo», questo pensa l’ex sindacalista, arruolato dall’entourage dalla sua rivale renziana Raffaella Paita per battere senza patemi il suo avversario.
Dalla vicenda, al di là del fatto in sé, si evince come lo strumento delle primarie sia oramai desueto. Non solo per gli evidenti rischi di manipolazione. Ma perché destinato inevitabilmente ad acuire rivalità interne di cui il Pd, già abbastanza diviso al suo interno, non ha certo bisogno.
Ma il punto non è questo. Il punto è per Cofferati, e quel vizio ab origine che impedisce di solidarizzare con lui, ammesso e non concesso, lo dirà la magistratura, che la sfida con Paita sia viziata da irregolarità.
LA POLITICA DELLA COOPTAZIONE. Il nostro, come del resto la sua collega Alessandra Moretti che corre in Veneto (entrambi sono parlamentari europei), sono un deleterio esempio di politica fatta per cooptazione.
Dopo che ha lasciato la Cgil e ha tentato di assumere una leadership all’interno della sinistra di cui non si è mostrato all’altezza, la carriera del Cinese è stata comodamente pilotata dal partito in tutta sicurezza: prima sindaco della un tempo rossa Bologna, là dove chi viene designato è strasicuro di prendersi la poltrona. Poi in Europa, e per ben due volte: una prima nel 2009, la seconda nel maggio 2014, elezioni che hanno assegnato al Pd di Renzi percentuali bulgare.
VALIGIE SEMPRE PRONTE. Premesso che è lecito che ognuno cerchi la sua collocazione migliore, quel che si vorrebbe è un minimo di coerenza. Cofferati non ha nemmeno fatto in tempo a disfare le valigie del suo secondo mandato, che da Bruxelles già puntava a qualcosa di diverso.
Come la Moretti, anche l’ex sindacalista in campagna elettorale si era sperticato in professioni di fede verso le magnifiche sorti dell’istituzione comunitaria, quando in realtà aveva già in mente che gli sarebbe stato più comodo riavvicinarsi a casa.
VESCOVI IN EUROPA, CARDINALI A CASA. Questa dei parlamentari che vanno a fare i vescovi in Europa per poi puntare a un ritorno da cardinale in patria non è un bell’esempio, e la dice lunga su come considerino l’Ue niente più che un trampolino per una futura e personalmente più proficua posizione. Tanto più disdicevole che ciò avvenga non alla fine del mandato, ma al suo inizio.
Inutile poi lamentarsi se gli altrui partner europei irridono alla credibilità dei nostri rappresentanti. Certe carriere sono lì a dar loro ragione.
L'ESPERIENZA BOLOGNESE. Quando nel 2002 lasciò la Cgil di cui era segretario, Cofferati fece parlare di sé per il suo ritorno in Pirelli, dove aveva iniziato a lavorare nel lontano 1969. Plauso e ammirazione per l’uomo che scendeva dal palcoscenico della politica per riprendere la sua vita normale. Ma durò poco. L’anno dopo si trasferì a Bologna e nel 2004 ne divenne sindaco.
Nel 2008, complice un nuovo amore, il ritorno a Genova da privato cittadino. E la richiesta, puntualmente esaudita, perché il partito gli trovasse una collocazione. Neanche il tempo di accasarsi e, nell’aprile del 2009, l’allora segretario del Pd Dario Franceschini annunciava che Cofferati sarebbe stato il capolista alle Europee per la Circoscrizione Nord Ovest.
Insomma, una storia da manuale sui privilegi della partitocrazia, sul suo scopo primo: la strenua e sfrontata difesa delle proprie rendite di posizione

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