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POLEMICA 18 Gennaio Gen 2015 1812 18 gennaio 2015

Fassina: «Caso Cofferati pesa sul voto del Colle»

L'ex sindacalista: «Il modello Renzi compra voti». E la minoranza va all'attacco. Fassina: «Conseguenze per il Colle». Nel mirino anche il decreto salva Cav.

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Stefano Fassina.

La polemica delle primarie Pd in Liguria e l'addio al partito di Sergio Cofferati irrompono nella partita del Colle, tanto da «pesare notevolmente» sul voto del futuro capo dello Stato. L'avvertimento è stato lanciato da Stefano Fassina, esponente della minoranza dem, secondo cui la vicenda «certamente non aiuta a costruire un clima positivo».
«Il modo sbrigativo, offensivo per la dignità di Cofferati, con cui la sua scelta è stata trattata, pesa notevolmente sul Quirinale», ha detto Fassina in un'intervista a RaiNews24.
Un avvertimento che però i renziani definiscono puramente strumentale da parte di chi agita continuamente il tema della fedeltà alla 'ditta' e invece non mostra «nessuna responsabilità» in un momento cruciale per il Pd.
DECRETO FISCALE NEL MIRINO. Per Fassina, anche «il decreto fiscale che potrebbe premiare Silvio Berlusconi» può avere effetti sulla delicata partita politica. «Siamo di fronte a un conflitto di interessi enorme, l'unico caso al mondo nel quale il capo dell'opposizione è potenzialmente oggetto di un intervento del governo».
CIVATI: «IL PRESIDENTE NON SIA VOTATO SOLO DAL CAV». La minoranza dem è in fibrillazione e torna a farsi concreta l'ipotesi di creare una nuova forza politica di sinistra. Anche Pippo Civati ha attaccato i vertici del Pd: «Spero che ci sia un presidente della Repubblica non votato solo da Berlusconi ma anche dalla sinistra. Deve rappresentare anche una parte che altrimenti si sentirebbe orfana ed esclusa. Una cosa molto grave per me, perchè molti elettori che conosco si trovano in questa situazione».
«DOVREMMO DIMETTERCI E TORNARE ALLE URNE». Civati ha aggiunto che, se si chiede a Cofferati di lasciare l’Europarlamento dopo essere uscito dal Pd, «forse» con la stessa logica «dovrebbero dimettersi tutti. E tornare a votare». Il deputato della minoranza ha stigmatizzato così il ragionamento dei renziani per cui «se quelli che cambiano gruppo vengono nel Pd, allora va benissimo. Se uno esce dal gruppo del Pd, pur rimanendo nel Pse, deve dimettersi».

Vendola: «Il nome non sia espressione del patto del Nazareno»

Laura Boldrini.

Il leader di Sel, Nichi Vendola, ha invece risposto così a chi gli chiedeva se ci saranno possibili convergenze col Pd sul nome del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. «Sosterremo il candidato del Pd solo se non sarà espressione del patto del Nazareno» tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
ALFANO: «ORA UN NOME DI CENTRODESTRA». Intanto il leader di Ncd Angelino Alfano ha avvertito Renzi: «Il premier sta rappresentando anche grazie a noi e Fi il motore di una trasformazione straordinaria della forma di governo e di quella di Stato. A quest'area di centrodestra è bene che Renzi offra la possibilità di contribuire realmente alla scelta del garante delle istituzioni».
BOLDRINI: «PARLAMENTO NON SIA LUOGO DI RATIFICA». Nel dibattito è intervenuta anche la presidente della Camera Boldrini, secondo cui «è giusto che tutti i parlamentari e i delegati regionali siano coinvolti, il parlamento non può essere solo un'assemblea di ratifica. Anche perché due anni fa, con accordi raggiunti fuori dal parlamento, abbiamo visto come è andata».
IL CANDIDATO DI RENZI NON PRIMA DEL 28 GENNAIO. Renzi ha annunciato che darà il nome del suo candidato non prima del 28 gennaio. Dunque, se restano più alte le chance di alcuni candidati rispetto ad altri (Giuliano Amato, Sergio Mattarella e Pier Carlo Padoan, i più quotati), nessuno è fuori dalla partita: da Piero Fassino a Walter Veltroni, da Anna Finocchiaro a Graziano Delrio. Ma la strada è ancora molto accidentata, sia per l'incrocio rischioso tra il Colle e le riforme, sia per il clima che sembra farsi ogni giorno più surriscaldato. Soprattutto all'interno del Pd.

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