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CASTA 18 Gennaio Gen 2015 0615 18 gennaio 2015

Palazzo Giustiniani è la prigione dorata degli ex presidenti

Costa 700 milioni l'anno. Prevede uffici, benefit, auto blu. A Palazzo Giustiniani risiederà anche Napolitano. Uno sfarzo scampato alla rottamazione renziana.

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Palazzo Giustiniani.

Palazzo Giustiniani a Roma, per gli addetti ai lavori, è uno snodo importante per la politica italiana. E lì che hanno i propri uffici tutti gli ex presidenti, da quelli della Repubblica a quelli di Camera e Senato.
Ed è proprio da lì che Giorgio Napolitano ha deciso di ripartire.
Perché il presidente emerito della Repubblica vuol partecipare eccome alle votazioni per la legge elettorale e per la scelta del suo successore.
Eppure, volendo vedere la questione da ben altra angolazione, Palazzo Giustiniani rappresenta il cimitero degli elefanti della politica italiana.
ALTRO CHE ROTTAMAZIONE. Una sorta di luogo fuori dal tempo e dalla storia, un meccanismo anacronistico che perpetua se stesso, nonostante i ripetuti richiami alla rottamazione e al rinnovamento che arrivano da parte del governo guidato da Matteo Renzi.
Cifre alle mano, gli ex presidenti di Camera e Senato costano ai contribuenti fra i 500 e i 700 milioni di euro l’anno.
Soldi pubblici che per 10 anni coprono le spese di assegnazione di un’auto blu, di un ufficio nel centro di Roma (Palazzo Teodoli ospita gli uffici degli ex presidenti della Camera mentre Palazzo Giustianiani quelli del Senato e della Repubblica) e dello staff personale.
CASINI CI HA RINUNCIATO. Si tratta di benefit che scattano in automatico e ai quali è però possibile rinunciare con una semplice lettera, come ha fatto Pier Ferdinando Casini.
Ma finora è stato l’unico, dato che continua a essere un parlamentare in carica, con tanto di presidenza di commissione.
Se non avesse rinunciato ci sarebbe stato di che gridare allo scandalo.
PIVETTI A BOCCA ASCIUTTA. Irene Pivetti, invece, presidente della Camera dal 1994 al 1996, non ha più alcun ufficio da questa legislatura e se ne lamenta.
Altrettanto fa Fausto Bertinotti, alla Camera dal 2006 al 2008, anche lui sfrattato da Giustiniani.

Dal 2002 raddoppiato il budget a disposizione: 700 mila euro l'anno

Un'immagine che ritrae Scalfaro insieme agli altri ex presidenti della Repubblica Ciampi e Cossiga e all'attuale capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Ovviamente la vita degli ex presidenti è codificata in due norme: un decreto della presidenza del Consiglio del 1998 sul «trattamento degli ex presidenti della Repubblica» e poi un altro del 2001, con l’introduzione del titolo di «presidente emerito» (prima erano senatori a vita e basta) e specificazioni sui voli di Stato, cui ha diritto, con le massime cariche dello Stato, anche il presidente emerito, appunto Napolitano, nelle nuove vesti.
BATTAGLIE DI COSSIGA. Poi ci sono altri trattamenti d’onore, che Napolitano e Ciampi devono soprattutto alle battaglie di un loro predecessore, Francesco Cossiga.
Che, da presidente emerito, ha ottenuto nel 2002 l’adeguamento (meglio: il raddoppio) del budget a disposizione dal Senato agli ex presidenti della Repubblica, portandolo a 700 mila euro l’anno.
E l’ufficio che il Senato ha preparato al presidente emerito Napolitano non può essere, ovviamente, un ufficio normale.
Un appartamento di 100 metri quadri, già occupato da Oscar Luigi Scalfaro, nel cinquecentesco Palazzo Giustiniani, dove hanno sede le sale di rappresentanza del Senato.
BENEFIT DI OGNI GENERE. Lì, per il presidente emerito Napolitano, come previsto dai regolamenti, Palazzo Chigi provvede «alle esigenze di comunicazione»: telefono satellitare, linee dirette riservate con il Viminale, connessioni di ogni genere (fax, internet, satellite).
Napolitano, però, avrebbe rinunciato a qualche benefit.

Inviti, trasporti agevolati, onori militari

Roma: l'arrivo di Giorgio Napolitano nel rione Monti il giorno delle dimissioni da presidente della Repubblica (14 gennaio 2015).

Sempre grazie a Cossiga è previsto che al presidente emerito «venga riservato, se possibile, uno scompartimento sui treni o, in casi particolari, l’uso di una carrozza di Stato»; oltre all’uso «di natanti e aeromobili di Stato».
Gli emeriti, si stabilisce nella delibera del 2002, vanno «invitati alle più importanti manifestazioni pubbliche solenni e, in particolare, quando intervenga il capo dello Stato».
Insomma dei presidenti in seconda: capi dello Stato di riserva. Ci sono «gli onori militari da rendere sia a terra sia sui natanti», mentre il ministro della Difesa può «adibire alla persona dell’ex presidente della Repubblica un ufficiale superiore delle Forze armate», nel caso gli manchi personale.
C'È PURE L'ASSEGNO FINALE. Ci sarebbe anche un assegno di fine mandato («pari al 50% degli emolumenti annui»), ma Napolitano ha rinunciato per sobrietà, come pure al vitalizio.
Gli resta lo stipendio da senatore a vita: 15 mila euro netti mensili (180 mila l’anno). Sommato al resto, una nuova prigione (dorata) per Napolitano dopo quella del Quirinale.
RENZI NON RIFORMA QUESTO? Alla fine rimane comunque un grande dubbio: ma tutto ciò a cosa serve? E Matteo Renzi, con la sua voglia di innovare, nel cambiare il Senato poteva includere anche la riforma di Palazzo Giustiniani? Probabilmente gli ex, a volte, fanno più comodo di quelli in carica.

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