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INTERVISTA 18 Gennaio Gen 2015 1244 18 gennaio 2015

Stefania Craxi: «Amato al Colle? Qualcosa non torna»

«Il vice di mio padre, che è morto in esilio, papabile al Quirinale». Lo sfogo a L43.

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Il capo dello Stato è pronto a ricordare Bettino Craxi nel quindicennale della morte avvenuta il 19 gennaio 2000 ad Hammamet.
Ma a farlo, ricevendo Stefania Craxi, la figlia dell’ex premier e leader socialista, non sarà il prossimo nuovo inquilino del Quirinale, ma Caid Essebsi, 88 anni, il presidente della Tunisia, l’avvocato laico e moderato, ex capo di gabinetto di Habib Bourghiba, più volte ministro, che con la sua recente vittoria ha posto un argine al fondamentalismo islamico.
Essebsi, una sorta di “Napolitano tunisino”, ha in programma di ricevere lunedì mattina 19 gennaio nel palazzo presidenziale di Cartagine la figlia dell'ex leader socialista.
È una delle prime, se non la prima, personalità straniera che incontrerà il nuovo presidente della Repubblica.
IN DONO A ESSEBSI LITOGRAFIE DI BETTINO. A Essebsi porterà le litografie del Corano realizzate da Craxi dal titolo La preghiera, l’incontro tra Maometto e l’Arcangelo Gabriele, come «segno di dialogo» tra la civiltà islamica e quella cristiana e occidentale, a pochi giorni dalla strage di Parigi.
È l’epilogo della tre giorni, organizzata dalla Fondazione Craxi, presieduta da Stefania, che ha visto una delegazione di un centinaio di militanti socialisti giungere in Tunisia ad omaggiare l’ex leader del Garofano.
Dimenticato in Italia, dove, come sottolinea la figlia di Bettino«non c’è ancora una via Craxi», l'ex leader socialista in Tunisia resta «Monsieur le president».
AD HAMMAMET BETTINO È IL «PRESIDENTE DEI POVERI». «Il presidente dei poveri», ricorda Adel al bar del centro di Hammamet: «Lui si interessava alle nostre vite, alle nostre famiglie, era l’unico uomo importante che si degnava di parlare con noi. Era gentile con tutti, aveva una bella parola per ciascuno».
Aziz, figlio di un venditore di tappeti: «Lui era un uomo giusto, aveva i valori della giustizia della solidarietà. Mio padre mi ha cresciuto nel suo mito. Lui era un presidente davvero popoulaire, mai più nessun uomo importante si è mescolato qui alla povera gente come lui. Ma Craxì per me non è italiano è tunisino».
Si porta le dita sulla bocca e schiocca un bacio al «Monsieur de President». Tunisina è la famiglia di pescatori che per Craxi aveva allestito un capanno sulla spiaggia, dove lui andava ogni giorno a scrivere e riflettere e che ha accolto la delegazione di un centinaio di socialisti, guidata da Stefania, giunta dall’Italia. Quell’Italia che non gli ha mai reso omaggio.
Stefania Craxi a Lettera43.it svela alcuni retroscena inediti.

  • Stefania Craxi.

DOMANDA. Perché Napolitano, nonostante nel decennale della morte di suo padre denunciò che per lui fu usata «una durezza senza uguali», non è mai venuto sulla tomba di suo padre?
RISPOSTA. Bisognerebbe chiederlo a lui. Io glielo chiesi, in occasione di un suo viaggio in Tunisia pochi anni fa.
D. La risposta?
R. Mi disse che avrebbe ricevuto mia madre, Anna, in Ambasciata. Ma io gli dissi: presidente, il caso Craxi non è una questione familiare, ma politica. Non è venuto lui né è venuto uno dei più probabili
per la successione a Napolitano.
D. Chi?
R. Giuliano Amato. Io dico: se sarà lui bene, vuol dire che al Colle salirà il vice di papà (lo dice un una ironia amara, ndr). Ma qui ci sono dei conti che non tornano: mio padre morto in esilio e il suo vice, colui che mio padre mandò a indagare sugli scandali nel partitio a Milano e Torino, presidente della Repubblica? No, c’è qualcosa che non torna.
D. Le è capitato di incontrare Amato in questi ultimi tenpi?
R. Ma certo, lo incontro sempre, al cinema, o per le strade, quando vado a casa mia in Maremma, anche lui ha una casa lì.
D. E che vi dite?
R. I socialisti sono sempre una comunità. Però io mi ricordo chi venne per primo a omaggiare mio padre a poche ore dalla morte.
D. Chi?
R. Yasser Arrafat, stretto nella sua kefia e accompagnato dalle sue 42 guardie del corpo.
D. E dall’Italia chi chiamò?
R. Mi ricordo che tra i primi a telefonarmi fu l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Marco Minniti, per conto di Massimo D’Alema premier.
D. Che le disse?
R. Mi offrì funerali di Stato. Io risposi: mettetevi d’accordo, perché se Craxi è stato considerato uncriminale fino al punto di non consentirgli di venirsi a curare in Italia perché ora offrite funerali di Stato?
D. Qual è stato in occasione del quindicennale della morte di Craxi il messaggio che proprio non si aspettava?
R. Quelli di Francesco Storace! Mi ha scritto, proprio lui, un uomo così distante dalla comunità socialista, «Stefania sei grande».

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