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MAMBO 18 Gennaio Gen 2015 1207 18 gennaio 2015

Un Pd di puri renziani sarà la fine del premier

L'addio di Cofferati è un segnale che il leader democratico non può sottovalutare.

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Matteo Renzi.

La scelta di Sergio Cofferati può essere interpretata come frutto di un carattere, l’uomo è chiuso e diffidente, come segnale di uno stato d’animo, il rancore verso un partito che lo ha “dimenticato”, pur avendolo eletto a Strasburgo, o come indignazione, per i brogli, alcuni palesi e macroscopici, che hanno inquinato le primarie liguri.
È più utile però leggere le sue dimissioni dal Pd come un segnale interamente politico, probabilmente premeditato da tempo. Cofferati dice al mondo di sinistra, e al grande mondo degli ex Ds e di quella parte di esso che era movimentista e girotondino, che con Matteo Renzi non si può prendere neppure un caffè perché è “di destra”, perché “è inaffidabile”, perché guida un partito contaminato dagli avversari persino nelle proprie vicende interne.
IL TANA LIBERA TUTTI DI SERGIO. “Tana liberi tutti”, è questo il segnale di Cofferati. Ovvero ”ragazzi ci si rimette in cammino per tornare avcasa”.
Quale sia questa casa Cofferati non lo sa, ma è convinto che bisogna ricostruirla.
Renzi non credo che si stia lacerando per questa fuoriuscita. Forse lui e il suo addetto stampa saranno irritati questa mattina per la quantità di titoli dei giornali dedicati all’ex segretario della Cgil piuttosto che all’ultimo - ma ce ne sarà mai un ultimo? - tweet del premier.
Tuttavia il premier ha sospinto Cofferati fuori dalla porta e vuole sospingere il mondo ex Ds, tranne quelli come Matteo Orfini, ad andar via. Il partito che vuole, lo vuole renziano, quindi anche con gente di sinistra, ma renzianizzata.
In fondo per tenere a casa l'ex sindaco di Bologna bastava poco. Bastava accettare l’idea di un supplemento di indagine sulle primarie. Bastava non proclamare la vittoria della sua avversaria prima del pronunciamento della Commissione di garanzia.
Renzi forse si aspettava - e in molti, compreso chi scrive, ce lo aspettavamo - che Cofferati avrebbe fatto buon viso a cattivo gioco. Ma il “Cinese”, che aveva in animo di provocare il Big bang, ha deciso invece di rompere.
Qui sorgono alcuni problemi. Uno riguarda Cofferati. L’ex leader sindacale ha sprecato alcuni anni fa il biglietto vincente della lotteria.
A SINISTRA DEL PD MANCANO I LEADER. Molti che lo hanno seguito non gli perdonano le scelte successive. Per ragioni di età non può capeggiare un nuovo partito. Se esaminiamo il panorama politico della sinistra radicale, la mancanza di un leader è il tema più sorprendente. Anche se uscisse tutta la sinistra Pd, e non accadrà, il leader non lo troveranno mai. Lo cercheranno ancora per un po’ in Grecia, ma il povero Tzipras se perderà, come non gli auguro, avrà da leccarsi le ferite, se vincerà avrà ben altre gatte da pelare che occuparsi di Vendola e Civati.
Dove va allora Cofferati e dove andranno coloro che pensano di seguire il suo esempio? Probabilmente a casa. Fino a che non emergerà una piattaforma moderna di sinistra con leader non consumati, magari anche vecchiotti ma non consumati.
Renzi può essere felice di essersi liberato poco alla volta di tutti i comunisti, anche se dovrà tenersi quelli che trasformisticamente si sono adeguati a lui.
Ma che successo è questo? Pensa davvero il premier che si tratti solo di persone di altra generazione, di una filiera burocratica e non anche di una cultura politica?
Se si deciderà a dare spazio nella sua testa a queste tematiche diventerà un leader occidentale, nessuno dei quali ha mai costretto la propria sinistra interna ad andarsene, anche se molti hanno subito di malavoglia scissioni.
Se invece vorrà un partito di puri renziani, con plaudenti giornalisti renziani, vada pure avanti.
Alle prime difficoltà, ne vedo tante all’orizzonte, scoprirà di essere nel novero di quelli che stanno perdendo in biglietto vincente della lotteria.
Come tutti i segretari del Pd prima di lui.

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