POLITICA 20 Gennaio Gen 2015 1152 20 gennaio 2015

Berlusconi, Craxi e Amato: una storia di incroci

Il feeling tra Cav e Dottor Sottile. Craxi, vicino a entrambi, fece da trait d'union. «Prima di essere dimenticato». Legami, favori e sgarbi nei ricordi degli ex Psi. Ft.

  • ...

Quando Silvio Berlusconi lo abbia incontrato l’ultima volta è praticamente impossibile saperlo.
Il Dottor Sottile, per sua stessa definizione, è molto difficile che lasci tracce. Ma di sicuro i rapporti tra il Cav e Giuliano Amato sono sempre stati cordiali, anzi, amichevoli.
IL CAV E QUEL DEBOLE PER IL DOTTOR SOTTILE. Di sicuro si sentono spesso al telefono o si scambiano messaggi e segnali attraverso il comune amico Fedele Confalonieri. Quello di Giuliano è sempre il nome più amato, tra quelli della sinistra, da Berlusconi ogni volta che entra in ballo qualche incarico istituzionale.
Ora Berlusconi, che già lo avrebbe preferito a Enrico Letta come premier del governo di larghe intese del 2013, e che già aveva pensato per lui a qualche ministero nei governi del 2001 (si parlò di Interni o Economia) e del 2008, non sgradirebbe affatto la candidatura di Amato al Quirinale.
CRAXI, TRAIT D'UNION BERLUSCONI-AMATO. Il trait d’union del loro rapporto trentennale è Bettino Craxi, di cui il 19 gennaio è stato il quindicennale della morte a Hammamet. Chissà che anche il Cav di Amato non pensi la stessa cosa che pensava Craxi.
Ad Hammamet, negli anni dell’esilio, lo statista socialista a Giancarlo Lehner, storico, ex deputato di Forza Italia e soprattutto amico da sempre di Bettino, confessò: «Amato lo scelsi come mio vice sia al governo che al partito solo perché riusciva a tradurre sul piano giuridico le mie idee politiche».
ANNI 80, IL FAVORE A MEDIASET. Ricorda Lehner: «Amato negli anni di Craxi era l’unico socialista che non veniva attaccato da Eugenio Scalfari su Repubblica e forte era tra noi craxiani il sospetto che mentre da un lato difendeva gli interessi dell’imprenditore Berlusconi, contemporaneamente fosse anche al servizio di Carlo De Benedetti. Ecco perché Craxi lo definì un professorino a contratto».
Amato, da sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel 1985, come ricorda Gennaro Acquaviva, allora capo di gabinetto del governo Craxi, «diede un contributo giuridico decisivo alla scrittura del decreto che riattivò i canali televisivi di Berlusconi, fatti oscurare da tre pretori d’assalto». Un favore a Berlusconi? «No, un atto di giustizia che accelerò l’iter della legge sulle telecomunicazioni, per colmare un vuoto normativo. Certo poi fu oggettivamente un favore a Berlusconi», risponde Acquaviva.

Craxi con Silvio Berlusconi.

Stefania Craxi: «Mio padre sponsorizzò Amato a Scalfaro»

Non solo, ricorda ancora l’ex capo di gabinetto di Craxi: «Amato attivò gli uffici giuridici per impedire la svendita a De Benedetti da parte dell’Iri di Prodi della Sme. La cosa fu bloccata da una cordata di imprenditori». Chi la guidava? Sempre Berlusconi.
LA MENTE GIURIDICA DI PALAZZO CHIGI. Ma, sottolinea Lehner: «Amato faceva solo e soltanto quello che gli diceva Craxi». Solo che lui, ricorda Davide Giacalone, giornalista e scrittore, all’epoca consigliere del ministro Oscar Mammì, «era qualcosa di più che un sottosegretario, era la vera mente giuridica di Palazzo Chigi». Dove Amato tornò come premier nel 1992, proprio su indicazione di Craxi, già in piena Mani Pulite.
Ricorda Stefania Craxi: «Mio padre indicò al capo dello Stato Scalfaro una terna di nomi e non in ordine alfabetico: Amato, Gianni De Michelis e Claudio Martelli».
Eppure se c’è un socialista che non si è mai visto o sentito ad Hammamet negli anni dell’esilio di Craxi questo è proprio Amato.
«GIULIANO NON SI È MAI FATTO VIVO». Non solo non andò ai suoi funerali il 21 gennaio esattamente di 15 anni fa, ma raccontano che non mandò neppure un telegramma di auguri il giorno in cui Craxi subì un intervento chirurgico ad altissimo rischio nel dicembre del 1999 all’Hopital Militaire di Tunisi, intervento al quale è sopravvissuto solo poche settimane.
Lo stesso Craxi con parole lapidarie e sferzanti ricorda Amato nel libro di appunti da Hammamet, a cura di Andrea Spiri, Io parlo e continuerò a parlare (Mondadori). Scrive in terza persona: «In questi anni e ne sono passati ben cinque da quando Craxi vive come un esiliato, non si è mai fatto vivo una volta, neanche quando rimbalzavano in Italia notizie sulle cattive condizioni del leader dei socialisti».
«SI SENTIVA SOLO PER LE CANDIDATURE». Poi, il passaggio cruciale di Craxi che lo accusa di essersi fatto vivo ma solo indirettamente per sondare il suo umore, «ogni qualvolta girava per l’aria la sua candidatura alle alte cariche dello Stato, sempre per interposti e non ufficiali messaggi».
Ora Amato non dovrà più sondare Craxi per il Colle più alto, dovrà invece tenere l’orecchio attento non solo a Berlusconi e Forza Italia, ma soprattutto a sinistra, in quel Pd con le sue lotte intestine, che rischia di diventare la variabile impazzita. Nella triangolazione dei rapporti tra il Dottor Sottile, Craxi e Berlusconi, si è inserito Matteo Renzi e lo spettro di nuove cariche dei 101.

Correlati

Potresti esserti perso