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SCONTRO 20 Gennaio Gen 2015 1407 20 gennaio 2015

Italicum, tra Renzi e minoranza Pd è resa dei conti

I dissidenti non votano la legge elettorale. Il Pd si spacca in assemblea. E Renzi blinda il patto col Cav. Che si scontra con Fitto. Senato, rinvio al 21 gennaio.

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Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Non c'è pace in casa del Partito democratico.
A rinfocolare lo spettro della scissione è sempre lo scoglio Italicum, con la minoranza dem per nulla disposta a concessioni nei confronti del premier, che il 20 gennaio ha incontrato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi per blindare il patto del Nazareno.
L'assemblea dei senatori Pd ha dato via libera alla legge elettorale con 71 voti a favore e un astenuto, ma 29 dissidenti hanno deciso di non partecipare al voto, forti anche del supporto di M5s ed ex grillini.
EMENDAMENTO ANTI-OSTRUZIONISMO. Successivamente l'Aula del Senato ha iniziato le votazioni sugli emendamenti, tra cui quello presentato dal senatore Pd Stefano Esposito, il cosiddetto 'maxicanguro', ossia la modifica che annulla in un sol colpo 40 mila emendamenti, blindando di fatto l'Italicum. Ma il primo esame al Senato si è concluso senza voti, slittando al 21 gennaio. Il voto finale sulla legge elettorale è previsto nella settimana dal 26 gennaio.
PATTO DEL NAZARENO BLINDATO. Pur dicendo «andiamo avanti con buona pace dei frenatori», Matteo Renzi ha preso definitivamente atto che il Pd non è compatto e si è convinto una volta di più che la cosa più giusta, per garantirsi un salto perfetto nel cerchio di fuoco della legge elettorale, è appoggiarsi a Berlusconi, tenere fede al Patto del Nazareno e non mettere a repentaglio l'immagine della sua leadership riformatrice.
FORZA ITALIA, SCONTRO CAV-FITTO. Ma anche dentro Forza Italia è scontro, con Raffaele Fitto a guidare la rivolta contro la decisione «suicida» di prestare «soccorso azzurro» a Renzi.

Scontro sulle liste bloccate

Miguel Gotor, senatore Pd.

Lo scontro interno al Pd è stato sulle liste bloccate: «L’impegno di Miguel Gotor e di altre decine di senatori per un parlamento scelto finalmente dai cittadini», ha sottolineato Gianni Cuperlo, «è coerente con quanto tutto il Pd, compreso Renzi, si è impegnato a fare davanti al Paese».
Di lì a poco, su Twitter, il premier ha spezzato una lancia in favore del 'suo' Italicum, nel quale ha detto che «spariscono le liste bloccate». Almeno in parte: «Avremo un vincitore la sera delle elezioni, mandiamo in soffitta le liste bloccate e più della metà saranno eletti con le preferenze ed il resto con i collegi. Non subiremo poteri di veto dei piccoli partiti e il governo durerà cinque anni». E il vice-segretario Lorenzo Guerini ha assicurato: «Il Pd riuscirà a trovare una sintesi».
GOTOR: NESSUNA TRATTATIVA. Ma è stato proprio il bersaniano Gotor a gelare: «Ormai non c’è alcuna trattativa» tra la minoranza Pd e i vertici del partito, «siamo in 29 senatori Pd a confermare la linea del no ai capilista bloccati. Ormai la discussione è solo con Berlusconi».
RENZI: «CON L'ITALICUM, BERSANI SAREBBE PREMIER». Renzi ha quindi replicato davanti all'assemblea dei senatori Pd: «Se ci fosse stata questa legge elettorale, Bersani sarebbe andato al ballottaggio e sarebbe diventato presidente del Consiglio». E ha aggiunto: «Voglio fare la legge elettorale con Berlusconi perché non voglio più governarci insieme».

Renzi: «Non è la notte dei lunghi coltelli»

Maria Elena Boschi nell'Aula di Palazzo Madama.

Secondo il premier, «questa non è la 'notte dei lunghi coltelli' e l'elezione del presidente della Repubblica non c'entra nulla» con il voto sulle riforme. «Non è questione di coscienza. Abbiamo discusso, ora chiedo a tutti di fare uno sforzo di unità. Di votare adesso qui la mia relazione ed essere compatti in Aula». Ma la minoranza ha deciso di non partecipare al voto chiesto da Renzi in assemblea.
Renzi ha proposto di «stare sul testo del senatore Esposito (che con un emendamento recepisce l'intero accordo di maggioranza, ndr). Facendo così, in 48/72 ore arriveremmo all'approvazione della nuova legge elettorale».
BOSCHI: «ORA LA MINORANZA SI ADEGUI». Dopo la riunione, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha avvertito i dissidenti: «Penso che sia legittimo dare battaglia in base alle proprie convinzioni, anche io l'ho fatto quando ero in minoranza. Ma ora l'assemblea del gruppo a maggioranza si è espressa a favore dell'Italicum e io spero che in Aula la minoranza si adegui».
«I NUMERI CI SONO». Ai giornalisti che le chiedevano se l'Italicum avesse i numeri necessari per essere approvato, Boschi ha risposto: «I numeri ci sono, andiamo tranquilli in Aula. L'importante ora è avere rapidamente, dopo otto anni di attesa una buona legge elettorale».

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