Angelino Alfano 150109112953
DECISIONE 20 Gennaio Gen 2015 1700 20 gennaio 2015

Misure anti-terrorismo in un decreto: in Cdm il 22 gennaio

Il pacchetto di Alfano non più un ddl. Al suo interno anche le missioni internazionali.

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Angelino Alfano.

Da disegno di legge a decreto. Il pacchetto di norme sull'antiterrorismo cambia pelle e fissa l'entrata in vigore subito dopo l'approvazione dal Consiglio dei ministri giovedì 22 gennaio.
Un'accelerazione che dà l'idea della gravità della minaccia jihadista per l'Italia e della volontà del governo di non perdere tempo nell'introdurre le novità normative. Ci sono insomma i presupposti di 'necessità' e 'urgenza'.
ACCELERAZIONE SULLE MISURE. Ancora il 20 gennaio, in entrata a Palazzo Chigi, il pacchetto di misure era indicato come ddl. E lo stesso ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che le ha predisposte assieme al Guardasigilli Andrea Orlando, lo scorso 9 gennaio aveva auspicato che il parlamento potesse «esprimere la sua opinione sul provvedimento e contribuire a migliorarne i contenuti». Senza contare che procedere per decreto proprio nei giorni in cui il Quirinale è sguarnito ed a controfirmare il testo avrebbe dovuto essere il presidente 'supplente' Pietro Grasso, non sembrava esattamente conforme al galateo istituzionale. Ma negli ultimi giorni è maturata l'idea di stringere i tempi sull'entrata in vigore nel pacchetto.
ALFANO: «MINACCIA TERRORISTICA IMMINENTE E IMPREVEDIBILE». Intelligence e forze di polizia indicano che la minaccia terrorista è «imminente» e «imprevedibile», come ha ripetuto lo stesso Alfano e dunque è stato deciso di mettere subito a disposizione degli apparati di sicurezza i nuovi strumenti pensati per contrastare più efficacemente lupi solitari, foreign fighters, siti web estremisti.
SPINTA VERSO LA TRASFORMAZIONE IN DECRETO. Il titolare del Viminale ha così spinto per la soluzione del decreto, trovando l'accordo del premier Matteo Renzi, di Orlando e degli altri ministri nella riunione di Palazzo Chigi. Ma è stato deciso di far slittare il via libera alla riunione di giovedì, in modo da accorpare in un unico decreto norme antiterrorismo ed il finanziamento delle missioni internazionali.
NEL PACCHETTO ANCHE LE MISSIONI INTERNAZIONALI. Provvedimento, quest'ultimo, che oggi non era ancora pronto e che i ministri di Esteri e Difesa metteranno a punto nei prossimi due giorni. In questo modo è previsto che venga sottoposto alla firma di Grasso un solo decreto, invece di due. Non è escluso che il dl possa contenere anche l'istituzione della procura nazionale antiterrorismo, non creando un organismo ad hoc, ma integrando le competenze della Direzione nazionale antimafia.

Lotta ai Foreign fighters e black list dei siti filo jihadisti: le misure


Le nuove misure mirano a contenere le nuove modalità con cui si manifesta la minaccia: innanzitutto i foreign fighters. Mentre ora è perseguibile penalmente solo il reclutatore, con il decreto sarà possibile punire con una pena detentiva fino a 10 anni anche il combattente che volontariamente si reca dall'Italia in Siria o in altri teatri di guerra. Sanzioni anche per chi organizza i viaggi «finalizzati al compimento di condotte con finalità terroristiche» e per i soggetti che si auto-addestrano al compimento di atti terroristici.
PREVENZIONE SUI SOSPETTI TERRORISTI. Il testo prevede poi misure di prevenzione già contenute nel codice antimafia per i sospetti terroristi: sorveglianza speciale, obbligo di soggiorno, ritiro del passaporto. C'è quindi un giro di vite sui precursori degli esplosivi, con l'arresto per chi detiene o commercializza, senza autorizzazione, sostanze che potrebbero venire usate per la fabbricazione di ordigni.
Si rafforza, inoltre, la possibilità di oscurare i siti che fanno propaganda islamista. Sarà stilata una 'black list' dei siti filo-jihadisti con rimozione dei contenuti incriminati.
VERSO IL VIA LIBERA ALL'OPERAZIONE 'STRADE SICURE'. Infine, non è escluso che nel provvedimento finisca anche il rifinanziamento dell'operazione Strade sicure, che prevede l'impiego di un contingente di militari da parte dei prefetti per la sicurezza nelle città. I militari impegnati nell'operazione erano 4.250 fino al 31 dicembre. Ma dall'1 gennaio il numero è sceso a 3mila, a causa della spending review. Dopo i fatti di Parigi il Governo ha espresso l'intenzione di riportare a 4.250 i militari: per un anno servono circa 60 milioni di euro.

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