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SCENARIO 20 Gennaio Gen 2015 0524 20 gennaio 2015

Pd all'esame Italicum: tira aria di scissione

Minoranza in rivolta sulla legge elettorale. Torna prepotente l'ipotesi scissione. Dalemiani: «Stiamo uscendo dal guscio». Resa dei conti col premier.

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Matteo Renzi.

Il Partito democratico non è un posto per cardiopatici, romantici e filosofi. Ormai è chiaro. E la rissa mediatica che si è scatenata tra le varie anime dopo il caos delle primarie in Liguria ne è l'ennesima certificazione ufficiale.
Da un lato Sergio Cofferati se ne va sbattendo la porta, e denunciando che il «Pd è alla frutta» e il «modello renziano è pronto anche a comprare i voti» pur di vincere. Dall'altro l'ex responsabile economico, Stefano Fassina, prevede che l'addio del Cinese avrà ripercussioni sulla scelta del nuovo capo dello Stato, mentre Pippo Civati vede la scissione in primavera, presumendo elezioni anticipate ai primi caldi.
RAPPORTO AI MINIMI STORICI. E il segretario dem come risponde alle bordate della minoranza? Alla sua maniera, dicendo di essere pronto al dialogo con tutti, ma senza cedere a ricatti.
Dalle parti del Nazareno, insomma, la situazione è davvero esplosiva.
Come mai era accaduto in passato, nemmeno ai tempi del tradimento dei 101.
Quella fetta di opposizione interna più intollerante ormai è disposta a tutto pur di liberarsi dalla stretta mortale dal leader, e parte all'attacco anche a costo di far saltare in aria progetto del Pd.
PRIMO BANCO DI PROVA: L'ITALICUM. Il primo banco di prova saranno le votazioni sull'Italicum in Senato. Tra Renzi e l'ex ideologo di Pier Luigi Bersani, Miguel Gotor, sono volate scintille, che non hanno fatto però cambiare idea al senatore dem e alla trentina di dissidenti che potrebbero mantenere ferma la barra sui loro emendamenti, in particolare quelli contro i capilista bloccati.
Se la minaccia di Gotor dovesse diventare realtà, nel Pd sarà inevitabile uno scontro. Forse lo scontro finale, con tanto di scissione. Perché ora il rischio c'è, è reale e potrebbe creare diversi danni al partito del premier, che in un sol colpo perderebbe comunque una fetta consistente di sinistra al proprio interno.

Una deputata dalemiana: «Stiamo uscendo dal guscio»

Pippo Civati all'assemblea del Pd.

Il piano, raccontano fonti parlamentari a Lettera43.it, è quello di costringere Renzi a gettare la maschera e tornare alle urne in primavera per poi sfidarlo.
«Stiamo finalmente uscendo dal guscio», dice una deputata dalemiana, «avevamo paura di essere 'asfaltati' da Matteo, ma ora abbiamo capito che senza sinistra non ha futuro. E forse lo ha capito anche lui».
Sebbene, a onor del vero, una mossa simile non potrebbe che far piacere al rottamatore e i suoi fedelissimi, che non aspettano altro se non un pretesto per tornare alle urne.
Senza più «gufi» e «rosiconi» tra i piedi e magari con uno schema nuovo, più curato rispetto agli accordi di massima testati in alcune competizioni locali.
OCCHI SU NCD E SCELTA CIVICA. Per intenderci, il cosiddetto Partito della nazione che Renzi ha in mente potrebbe realizzarsi, ma senza accordi federativi con pezzi di centrodestra, bensì con l'ingresso nel Pd di alcuni componenti, ad esempio, di Ncd (oggi Area popolare nell'esperimento parlamentare con l'Udc) o l'inglobamento di quel che resta della montiana Scelta civica.
Più difficile, invece, che al progetto partecipino pezzi di Sel in rotta con la linea oltranzista imposta da Nichi Vendola: per loro è più interessante il progetto di Civati (il nome del suo nuovo partito potrebbe essere Sinistra possibile) o quello eventuale di Cofferati, Gianni Cuperlo e Stefano Fassina.
BERSANI NON SI MUOVE. Improbabile, invece, l'uscita di Bersani, che è l'ultima arma a disposizione del premier per evitare la scissione.
Nei prossimi giorni è infatti in programma un incontro tra i due per trovare una linea comune da seguire nell'elezione del prossimo capo dello Stato. E se dovesse riuscire l'operazione Colle, non è escluso che si possa replicare anche per le riforme costituzionali. A patto che Bersani riesca a frenare la fronda dei suoi fedelissimi sull'Italicum. Cosa che a oggi Renzi non crede possibile.
Ecco perché questo sarà l'ultimo tentativo di mettere insieme due anime che sono esattamente agli antipodi. E che in un futuro non troppo lontano potrebbero prendere due strade diverse. Anzi, opposte.

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