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MAMBO 20 Gennaio Gen 2015 1449 20 gennaio 2015

Scissione Pd: Bersani non la permetterà mai

Senza l'ex segretario dem i ribelli del partito non saprebbero dove andare.

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Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

La scissione nel Pd - che ogni tanto sembra vicina ma poi viene sempre rinviata, un po’ come la rivoluzione alcuni decenni fa - ha un grande avversario: è Pier Luigi Bersani.
Senza di lui ogni scissione perderebbe senso. Né Sergio Cofferati né Stefano Fassina, tanto meno Pippo Civati parlano all’anima della sinistra.
Bersani, sfortunatissimo negli ultimi mesi di segreteria e forse troppo circondato da dilettanti politici che gli davano suggerimenti sballati - vero Gotor? -, è da tutti considerato una persona seria, non può essere definito un conservatore, non appare legato alla poltrona, è limpidamente di sinistra.
DEM IN UNA CHIASSOSA GUERRIGLIA. Bersani non andrà mai via dal Pd, sempre che Matteo Renzi non si inventi una delle sue per completare la pulizia etnica di quelli che vengono dalla sinistra e lì vogliono rimanere.
Messe così le cose, quella che stiamo osservando è una chiassosa guerriglia. Una parte di questa viene fatta in nome di una lotta contro una legge elettorale che prevede ancora “nominati”, come tutti, proprio tutti, gli esponenti della sinistra Pd che siedono in parlamento, e per un nome condiviso al Quirinale.
Questa possibilità non è teoricamente un punto di approdo impossibile. Tutto il Pd farebbe fatica a dire no sia a Walter Veltroni e Piero Fassino sia allo stesso Giuliano Amato, portato come una Madonna pellegrina in non so quanti congressi dei Ds.
Il no può scattare per un nome renziano o per un nome vistosamente al di sotto delle capacità minime per stare al Quirinale.
L’unico nome renziano spendibile è Graziano Delrio, ex presidente Anci. Anche in questo caso la biografia smentisce un po’ la fama recente.
LA SCISSIONE DEL PD NON ARRIVERÀ. Delrio è stato un “pallino” degli ex comunisti quando la famiglia Pd era divisa. Lo adoravano. È definito “renziano”, con qualche maldipancia, pur essendo non un “famiglio” del premier, né Lotti, né Boschi , né Bonafè, ma è, con Sergio Chiamparino, Enzo Bianco e Angelo Rughetti, uno degli inventori di Renzi.
Senza di loro il premier sarebbe ancora dalla parti di Firenze, anche se è indubbio, visto il carattere dimostrato, che prima o poi ce l’avrebbe fatta.
La guerra di questi giorni è quindi, al di là dei nomi, una vera, inutile guerra di bandiera, un braccio di ferro da strapaese, un esempio a sinistra di celodurismo.
Quindi c’è più di una buona ragione per non prendere sul serio le minacce di scissione pronunciate in queste ore. Gli scissionisti non sanno dove andare. L’effetto Cofferati non c’è. Quello Tsipras, se vincerà, non è traducibile.
Se la sinistra trovasse un ragazzo nella sua “cantera”, uno vero, non uno alla Matteo Orfini, allora forse il discorso cambierebbe. Ma la prima cosa che un ragazzo della “cantera” di sinistra dovrebbe fare è mandare a casa Fassina, Cofferati, Orfini, Civati. Tutti tranne Bersani.

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