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TRACOLLO 20 Gennaio Gen 2015 1000 20 gennaio 2015

Ungheria, Orban ancora contestato: crollano i sondaggi

Accuse di corruzione. Proteste sindacali per stipendi da fame. Deriva illiberale. Fiducia in calo dal 38 al 26%. Fidesz, il partito del premier, vive una crisi totale.

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Viktor Orban.

Da qualche mese alcune piazze di Budapest si sono trasformate in un perenne happening per manifestare contro il governo.
Un processo continuo, di fatto mai interrotto neppure nelle settimane delle feste tra Natale e Capodanno: solo raramente si contano migliaia di persone, spesso il numero dei manifestanti si riduce a qualche centinaio.
Una volta sono i giovani delle scuole e delle università che accusano il governo di corruzione, un'altra gli iscritti ai sindacati dei lavoratori che lamentano stipendi da fame.
Un giorno si presentano i militanti del movimento nato su Facebook 'Most-Mi!' con i loro cartelli contro lo Stato-Mafia, un altro sfilano gli operatori dei media che accusano l'imbavagliamento della stampa e la deriva autoritaria del governo.
INIZIÒ TUTTO AD AUTUNNO. Tutto era cominciato nell'autunno del 2014, quando la decisione del governo di introdurre una tassa sull'utilizzo di internet aveva strappato i giovani ungheresi dal torpore politico degli ultimi tempi e li aveva scaraventati in piazza a contestare.
Obiettivo: Viktor Orban, il capo del governo e leader finora indiscusso del partito di centrodestra Fidesz, alla guida del Paese con la maggioranza assoluta dei seggi ormai da 5 anni.
ROTTURA ELETTORI-ELETTI. I politologi lo considerano il vero momento di rottura nel rapporto fra elettori ed eletti, uno scivolone che si è mangiato il consenso accumulato con le misure economiche da Robin Hood, con le quali Orban aveva sfidato i dettami di Ue e Troike varie e rivinto le elezioni ad aprile.
Da allora il ritmo delle proteste non si è mai fermato, nonostante non sia più capitato di vedere in piazza le quasi 100 mila persone che si sono mobilitate contro la tassa su internet.
Ma il problema per il governo non è tanto il numero - a volte esiguo - dei manifestanti, quanto la frequenza delle proteste. Ogni settimana ce n'è una.
I SONDAGGI VANNO A PICCO. Uno stillicidio di critiche che ha scavato un piccolo ma significativo solco fra l'uomo forte d'Ungheria e il suo popolo, scalfendone per la prima volta in maniera rilevante il consenso: secondo i sondaggisti, 12 punti percentuali sarebbero costati a Fidesz l'insoddisfazione crescente nella popolazione, un salto indietro dal 38 al 26% delle intenzioni di voto. E l'indice di gradimento di Orban sarebbe crollato dal 48 al 32%.

Persa la maggioranza parlamentare dei due terzi

Manifestazioni in Ungheria contro il primo ministro Viktor Orban.

Un lutto ha poi rimescolato le carte in tavola.
La morte del deputato conservatore Jenö Lasztovicza, all'inizio di gennaio, ha fatto perdere a Fidesz la maggioranza di due terzi necessaria per portare a termine quei cambiamenti costituzionali che sono la delizia del programma politico di Orban e la croce dell'Unione europea, che li ha più volte emendati.
Ci sono due mandati parlamentari in sospeso (oltre a quello di Lasztovicza, c'è quello di Tibor Navracsics, dimessosi per diventare commissario europeo): il primo deve essere rimesso in gioco il 22 febbraio.
MA L'OPPOSIZIONE MANCA. Se ci fosse in campo un'opposizione politica decente, ci sarebbe davvero da preoccuparsi, ma i socialisti, per esempio, non si sono mai ripresi dal disastro compiuto coi governi a cavallo degli anni 2000 e non hanno mai recuperato la fiducia degli elettori dopo averli traditi sui numeri del debito e sullo stato dell'economia nel 2006.
Altre forze partitiche capaci di guadagnarsi il favore di cittadini esasperati non se ne vedono all'orizzonte.
AVANZANO GLI XENOFOBI. Tanto è vero che l'unico partito che sembrerebbe raccogliere un po' di polvere di stelle perduta da Fidesz è l'estrema destra xenofoba di Jobbik.
Così la prolungata assenza di un'opposizione resta la migliore garanzia del fatto che il partito del premier potrebbe ancora correre ai ripari.
Sul breve tempo, riconquistando i due mandati sospesi e riacciuffando la maggioranza di due terzi, sul tempo lungo, superando la crisi iniziata 4 mesi fa con la tassa su internet.
Ma con il premier in caduta libera nei sondaggi, diventa più difficile serrare le fila e mantenersi compatti.
PARTITO DIVISO ALL'INTERNO. Nel grande corpaccione del partito si agitano cento anime e mille dubbi, per la prima volta anche verso Orban.
I litigi scoppiati fra i suoi colonnelli, i cui nomi non dicono molto all'opinione pubblica esterna al Paese tanto hanno vissuto all'ombra del grande capo, sono il segnale di un malessere interno e del fatto che, in maniera sotterranea, potrebbe essere già iniziata una sorda battaglia per la successione.
STOP ALL'IMMIGRAZIONE. Ma Orban non pare aver voglia di andare in pensione. E da Parigi, a margine della marcia repubblicana cui ha partecipato accanto a quasi tutti i leader mondiali, ha aperto un fronte caro a molte forze di destra europea: quello dell'immigrazione.
«La migrazione per motivi economici è una brutta cosa per l'Europa», ha detto, «ed è necessario fermarla. Vogliamo preservarci come ungheresi e non desideriamo accettare minoranze culturalmente eterogenee».
Peccato che, secondo i dati statistici più recenti, ci siano molti più ungheresi che lasciano il Paese che stranieri che arrivano. E i motivi sono prevalentemente economici.

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