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LEGGE ELETTORALE 21 Gennaio Gen 2015 2205 21 gennaio 2015

Italicum, passa il supercanguro: Forza Italia decisiva per Renzi

L'emendamento Esposito fa fuori 35 mila modifiche. Esulta il premier. Ira Bersani.

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Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi assieme al senatore Stefano Esposito.

Avanti tutta tra le polemiche. Il nuovo Italicum procede spedito e supera il primo ostacolo al Senato, lasciando, tuttavia, dietro di sé uno strascico di tensioni. A innescarle l'ennesima prova di solidità offerta dal Patto del Nazareno, col soccorso determinante portato in Aula a Matteo Renzi dai senatori di Forza Italia.
DECIDE IL VOTO FORZISTA. Tanto sull' approvazione dell'emendamento di Stefano Esposito, il cosiddetto 'supercanguro' che ha permesso di saltare a pié pari 35 mila proposte di modifica sulle 47 mila presentate, quanto sulla bocciatura della proposta della minoranza Pd contro i capilista bloccati, la maggioranza ha tenuto solo grazie al voto decisivo dei forzisti. La sinistra dem, infatti, si è espressa in difformità dalle indicazioni del partito e del governo.
BOCCIATO L'EMENDAMENTO DI GOTOR. Nella seduta mattutina si è vissuta la doppia sfida dei ribelli. Prima l'Aula ha affrontato l'emendamento del bersaniano Miguel Gotor, contro i capilista bloccati previsti dall'accordo di maggioranza: nella votazione, 26 senatori della minoranza Pd hanno votato a favore e l'emendamento è stato bocciato (170 no e 116 sì) solo grazie al «soccorso azzurro».
LA MAGGIORANZA NON ARRIVA A 145. Successivamente, lo scenario si è ripetuto al momento di votare l'emendamento Esposito: i sì sono stati 175, ma anche qui sono stati determinanti i consensi di Fi: visto il no di 22 bersaniani, a cui si sono aggiunti altri sei senatori del Pd che non hanno partecipato allo scrutinio, i voti complessivi della maggioranza si sono fermati a 132, inferiori ai 145 necessari. Giorgio Tonini, vicecapogruppo Pd in Senato ha sottolineato come non sia la prima volta che una riforma raccoglie voti oltre la maggioranza: resta il fatto che, senza i voti di Fi, il testo voluto da maggioranza e governo non sarebbe passato.
LEGA E M5S SUL PIEDE DI GUERRA. Non a caso Forza Italia ha rimarcato il proprio apporto decisivo, mentre la Lega e le altre opposizioni hanno tuonato contro la nascita della «nuova maggioranza di governo».

Renzi: «Chi ci ostacola perde». Furia Bersani

Pier Luigi Bersani.

Da Davos Matteo Renzi ha manifestato grande soddisfazione per l'avanzata in Aula della legge elettorale, ostentando sicurezza nei confronti dei mal di pancia dei dissidenti. «L'Italia va avanti», ha commentato, «chi prova a interrompere tutte le volte il percorso delle riforme possiamo dire che, per il momento, non ce la fa».
«NON SI MOLLA DI UN CENTIMETRO». Poco prima di fare il suo ingresso al forum, d'altra parte, Renzi aveva già sottolineato come «il percorso di cambiamento che l'Italia ha iniziato stia continuando, è giusto che sia così e noi non ci fermiamo. Poi ci sono polemiche, discussioni, è normale, ma non si molla di un centimetro». Parole confermate in serata dall'immancabile tweet.

Chi non ha gradito le parole del premier, di certo è stato Pier Luigi Bersani, che ha riunito 140 deputati e senatori della minoranza e si è scagliato contro l'epiteto rivolto da Esposito alla fronda interna. «Dare del parassita a Corsini, Gotor, Mucchetti, è pericoloso. È gente per bene che non chiede niente e va trattata con rispetto. Se viene meno il rispetto è finita».
BERSANI: «RENZI NON HA VOLUTO MEDIARE». L'ex segretario ha, quindi alimentato il rischio di una frattura insanabile: «Renzi sa benissimo che sulla legge elettorale c'era una possibile mediazione e non ha voluto mediare. Ora spetta a lui dire se si deve partire dall'unità del Pd». Di lì a poco sono arrivate le scuse di Esposito, che ha chiesto perdono per l'utilizzo del termine «parassita». «Riconoscere di aver sbagliato è un dovere», ha ammesso.

In questo marasma a cantar vittoria sembre essere soprattutto Silvio Berlusconi, che riunendo i suoi a Palazzo Grazioli, si sarebbe sbilanciato: «Il Pd al Senato non ha più la maggioranza. Fi è tornata a essere centrale».
IL PATTO NE ESCE RAFFORZATO. Tra i senatori della minoranza, in ogni caso, prevale l'irritazione: l'emendamento Gotor doveva servire a indebolire il Patto del Nazareno e invece è servito a Renzi per convincere Berlusconi a far votare l'emendamento Esposito, con l'attribuzione del premio alla lista anziché alla coalizione. Insomma, l'effetto finale è stato il rafforzamento del patto Renzi-Cav.

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