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APPELLO 21 Gennaio Gen 2015 0650 21 gennaio 2015

Obama, discorso sullo stato dell'Unione: «L'America è risorta»

Il presidente: «La crisi è finita». E sulla poltica internazionale: «Stop embargo a Cuba e sanzioni all'Iran».

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Barack Obama.

Nel suo sesto discorso sullo stato dell'Unione, Barack Obama ha guardato al futuro con grande ottimismo. Il presidente degli Stati Uniti ha voluto sottolineare che la crisi economica è stata superata e «l'America è risorta dalla recessione».
Ma Obama ha anche prospettato molte aperture, dall'uguaglianza sociale alla politica internazionale.
Sulla situazione economica, comunque, ha precisato che «è ora di voltare pagina e di aprire un nuovo capitolo». Perché vinta la sfida più difficile, per il presidente americano è necessario che tutti godano della ripresa, a partire dalla classe media che più ha sofferto negli ultimi anni.
SOSTEGNO ALLA CLASSE MEDIA. «Non possiamo accettare un'economia che dia vantaggi enormi solo a pochi, ma bisogna impegnarsi per un'economia che generi un aumento dei redditi e delle possibilità per tutti», ha sottolineato Obama, che ha già annunciato la sua rivoluzione sul fronte delle tasse, aumentando il carico fiscale sui super ricchi e sulle grandi banche e imprese per rafforzare il sistema di sgravi e agevolazioni a favore delle famiglie.

«NON DEVO FARE CAMPAGNE ELETTORALI». È un Obama che, dopo mesi nell'occhio del ciclone, appare rilassato, ma determinato nel rilanciare a 360 gradi la sua agenda di politica interna e internazionale. Del resto non nasconde come oramai non abbia più molto da perdere: «Non devo fare più campagne elettorali. Ne ho vinte già due», scherza davanti al Congresso riunito in sessione plenaria. Ma torna immediatamente serio, lasciando intendere ai suoi avversari politici che a lui il ruolo di 'anatra zoppa' sta stretto.
E che, se necessario, nei due anni che gli rimangono alla Casa Bianca porterà avanti le sue istanze anche a colpi di decreto e di veti.

Svolta nella politica estera

Matite in alto, per ricordare Charlie Hebdo.

VERSO IL VETO ALLE SANZIONI ALL'IRAN. E il veto Obama è pronto a metterlo sulle nuove sanzioni all'Iran («garantiranno solo un fallimento della diplomazia, assicurando che l'Iran riavvii il suo programma nucleare»), come sulle modifiche all'Obamacare, sul gasdotto Keystone e sulle norme con cui la destra vuole bloccare la sua riforma dell'immigrazione.
Sul terrorismo non ha fatto passi indietro. Ha assicurato che i jihadisti dell'Isis saranno sconfitti, e chiede al Congresso che autorizzi l'uso della forza, «per mostrare al mondo che siamo uniti» in questa lotta.
«CACCIA AI TERRORISTI». «Continueremo a dare la caccia ai terroristi e a smantellare le loro reti», ha affermato «e ci riserviamo il diritto di agire unilateralmente contro i terroristi che pongono una minaccia diretta a noi e ai nostri alleati».
Un pensiero, poi, è stato rivolto alla Francia: «Da una scuola in Pakistan alle strade di Parigi, siamo con la gente che nel mondo è stata colpita dai terroristi». E tra gli applausi del Congresso, in molti tra deputati e senatori sventolano matite gialle per ricordare le vittime del magazine Charlie Hebdo.
«LE DONNE GUDAGNINO COME GLI UOMINI». Parlando di politica interna, Obama ha toccato tutti i temi, dalla piaga del razzismo che ancora affligge l'America alla questione femminile, sottolineando come nel 2015 sia inaccettabile che le donne, a parità di lavoro, non guadagnino come gli uomini. Passando anche per il riconoscimento delle nozze e dei diritti per i gay, pronunciando per la prima volta nella storia degli State of the Union i termini 'trasgender' e 'bisessuale'.
STOP ALL'EMBARGO CUBANO. Infine Cuba. Obama ha chiesto la fine dell'embargo. E ha citato Papa Francesco: «Come sua Santità ha detto: 'la diplomazia è un lavoro fatto di piccoli passi'. Questi piccoli passi aprono una nuova speranza per il futuro di Cuba».
Ha sostenuto il discorso Hillary Clinton, probabile candidata alla sua successione. Mentre si è detto deluso Mitt Romney, anche lui probabile candidato nel 2016. Ma il giudizio ufficiale dei repubblicani è stato affidato alla senatrice Joni Ernst: «Da Obama politiche che ci porterebbero al fallimento».

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