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TENTAZIONE 21 Gennaio Gen 2015 2111 21 gennaio 2015

Prodi al Quirinale, l'arma bipartisan anti-Nazareno

Piace a Pd, Sel e M5s. Stuzzica la Lega. Serve ai fittiani per scombinare i giochi. Il Prof al Colle? Grimaldello che scardina il patto Renzi-Cav. Già pronti 408 voti.

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Romano Prodi e Walter Veltroni.

Romano Prodi al Quirinale diventa, giorno dopo giorno, più di una suggestione.
Quasi inconsapevolmente, l’ex premier è nei pensieri di diverse fazioni armate delle varie componenti politiche avverse a Matteo Renzi e al patto del Nazareno.
Lettera43.it ha provato a ricapitolare le indiscrezioni raccolte in questi giorni, e il risultato è proprio che il Professore risulta favorito per il Colle... a sua insaputa, verrebbe da aggiungere.
PD, 160 TUTTI PER LUI. Per la minoranza del Partito democratico hanno parlato chiaro sia Pier Luigi Bersani sia Pippo Civati, uomini simbolo di due pattuglie che insieme contano circa 160 parlamentari.
Il predecessore di Renzi ha detto senza esitare che «riparte da dove si era fermato», ovvero Prodi, mentre l’ex socio di rottamazione stravede per l’amico e compagno Romano.
CUPERLIANI SU AMATO. Per essere più incisiva, però, la pattuglia avrebbe bisogno della componente cuperliana, decisamente a favore invece di Giuliano Amato, il cui sponsor principale è e resta Massimo D’Alema.
E si sa che Baffino non cambia idea facilmente, soprattutto se a favore di uno dei suoi più celeberrimi amici-nemici.
Prodi sarebbe un richiamo molto forte anche per la componente popolare della corrente renziana, prima vera pietra su cui sono state edificate le fortune del golden boy fiorentino.
Una rosa che comprenderebbe circa 20 deputati e una decina di senatori. Che si scontrerebbe però con la componente che tifa per Walter Veltroni.

«I PAPABILI SONO UN PAIO». Per dirla come il suo ex braccio destro, Walter Verini, «se consideriamo che a marzo l’Italia dovrà affrontare sfide internazionali di grande valore, e che per il Quirinale serve una figura apprezzata e accreditata presso i governi e le cancellerie occidentali e non, la rosa dei “papabili” si restringe a solo un paio di nomi».
VENDOLA FAVOREVOLE. Spingendosi più a sinistra del Pd, nel caso specifico in casa di Sinistra ecologia e libertà, il nome di Romano Prodi sarebbe accolto con estrema gioia.
È logico che Nichi Vendola tifi per un presidente della Repubblica che faccia saltare definitivamente il patto del Nazareno, anche perché un’eventuale corsa senza apparentamenti condannerebbe Sel all’inconsistenza parlamentare, se non addirittura all’uscita di scena.
Ma questa è un’altra storia. Ai giorni d’oggi, invece, Sel conta su una pattuglia di 32 parlamentari più lo stesso governatore Vendola come grande elettore.

Romano fa breccia anche nei fittiani di Forza Italia

Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi.

La sorpresa più eclatante è però rappresentata dalla straordinaria apertura di credito che Prodi riscuoterebbe anche nel centrodestra.
Per carità, è meglio chiarire subito che sarebbe utilizzato come grimaldello per scardinare la serratura del patto del Nazareno.
In particolare da quella fronda interna a Forza Italia che oggi vede in Raffaele Fitto una guida.
«SCOMBINIAMO I GIOCHI». Prova ne è la battuta rilasciata dal deputato Maurizio Bianconi nell’intervista concessa a Lettera43.it: «Romano Prodi? Sì, lo voterei 100 volte se servisse a scombinare i giochi».
Ma sono in molti, nella corrente vicina all’europarlamentare pugliese, a pensarla proprio come l’ex tesoriere del Popolo della libertà: una decina di senatori e circa 19 deputati.
E anche tra i fedelissimi di Berlusconi c’è però qualcuno pronto a scommettere che qualche franco tiratore anti-Nazareno possa togliersi dei sassolini dalle scarpe, nel segreto del catafalco.
Soprattutto dopo la riunione tenuta mercoledì 21 gennaio dal Cav con i suoi parlamentari.
SECCO AUT AUT DI RENZI. «Silvio era colpito da un’insolita botta di sincerità», racconta in forma confidenziale una fonte a Lettera43.it, «non ha nemmeno provato a edulcorare la pillola: ci ha raccontato che nell’ultimo incontro Renzi gli ha detto: “O ci state o potete pure togliervi dai coglioni”».
Aggiungendo anche «di adeguarci alla richiesta, anche se a lui questa riforma costituzionale fa schifo, questa legge elettorale fa schifo e la politica in generale fa schifo».

La Lega ci pensa: il Prof per scardinare Renzi-Berlusconi

Romano Prodi e Giuliano Amato.

Se Sparta piange, di sicuro Atene non ride.
E anche nella Lega Nord sta maturando la pazza idea che turarsi il naso e votare Prodi possa essere l’unico modo di mettere fuori gioco sia Renzi sia Berlusconi in una botta sola.
La pattuglia del Carroccio può contare su 35 parlamentari più altri 4/5 grandi elettori, per un totale di circa 40 “soldati” in camicia verde.
GRILLINI IN CONFUSIONE. Infine, nella sommatoria un posto d’onore va riservato ai grillini ed ex grillini. Questi ultimi hanno già fatto sapere di essere pronti e disponibili a votare per il Professore, mentre i parlamentari in carica del Movimento 5 stelle meritano una riflessione più approfondita.
Per capirci, i pentastellati sono divisi esattamente a metà tra fedelissimi del comico genovese e dissidenti interni pronti a far esplodere la bomba della scissione.
BASTA DIKTAT DALL'ALTO. Insomma, a giocare una partita nella partita. Perché la bocciatura di Prodi da parte del capo politico, per la componente più insofferente ai diktat, potrebbe essere letta come l’occasione per rompere definitivamente gli argini.
Di contro, però, Grillo e Casaleggio potrebbero rispondere all’offensiva interna togliendo le armi alla fronda.
Ovvero rivedendo le proprie decisioni, magari virando proprio sul nome dell’ex presidente dell’Iri.
Facendo due calcoli, dunque, Prodi potrebbe ottenere, nella peggiore delle ipotesi, una sessantina di voti in libera uscita dal M5s, che potrebbero diventare addirittura 137 se tutto il gruppo decidesse di dare una mazzata al nemico “Renzie”.
GIÀ 408 SCHEDE COL SUO NOME. In totale, dunque, entro il terzo scrutinio Romano Prodi “rischierebbe” di trovarsi con la bellezza di 408 schede con il suo nome.
Una cifra molto vicina ai 505 che dalla quarta votazione in poi gli permetterebbero di arrivare sul Colle più alto di Roma.
E a quel punto, se i calcoli nati dalle chiacchiere e le indiscrezioni raccolte in Transatlantico trovassero riscontro nella realtà dei fatti, Renzi sarebbe quasi obbligato a indicare il Professore come uomo forte per la successione a Napolitano. Della serie, non succede, ma se succede...

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