Pier Carlo Padoan 141220192614
IPSE DIXIT 22 Gennaio Gen 2015 1315 22 gennaio 2015

Balls, se la politica è una questione di palle

Per Padoan Renzi li ha. Letta diceva di averli di acciaio. Da B a Bossi l'antologia delle "balls".

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Pier Carlo Padoan.

All'Italia mancheranno tante cose, ma di una cosa abbondiamo: le «Balls».
PADOAN: «MY BOSS HAS THE BALLS». Già, i nostri premier ne sono pieni. L'ultimo a dichiararlo è stato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Alla Reuters ha assicurato, parlando in inglese, che Matteo Renzi è determinato. «Let me tell you one thing. Certainly my boss has the balls». Più o meno: «Lasciate che vi dica una cosa, il mio capo sicuramente ha le palle».
LETTA E LO STEELGATE. Ma Padoan non è stato il primo. A sdoganare le Balls in pubblico, anzi Balls of Steel (palle d'acciaio) era stato nientepopodimenoche Enrico Letta. Era il 7 novembre 2013 e l'allora premier intervistato dall'Irish Times disse: «Cosa pensano di me in Europa? Pensano che «ho tirato fuori delle balls of steel». Attributi che, vista la sua vicenda politica, non salvarono il nipote di Gianni dalla furia del rottamatore.
Immediata, allora, fu la risposta di Renato Brunetta via Twitter: «Letta si vanta di essere considerato l’uomo dalle palle d’acciaio. I lavoratori dell’Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all’istante».
DA PALLE A BALLE. Potere di una consonante, le palle d'acciaio divennero per Grillo «balle d'acciaio». «Ma Grillo non hai altro da fare?», rispose Letta via Twitter «Segnalo che tutto lo 'steelgate' è semplicemente per traduzione idiomatica fatta dal giornalista irlandese».

L'ossessione di Daniela Santanché

L'onorevole di Forza Italia, Daniela Santanchè.

E guai a non avercele, siano esse internazionali Balls o molto più casalinghe palle. Daniela Santanché, per esempio, rivolgendosi a Corrado Passera fondatore di Italia Unica il 18 giugno scorso disse: «Tiri fuori le palle e lo dica: 'Voglio prendere il posto di Berlusconi'». Passera non battè ciglio.
#RENZITIRALEFUORI. Lo stesso invito la Pitonessa lo ha rivolto via Twitter a Renzi in persona, con tanto di hashtag: «#renzitirafuorilepalle e domani #licenziaalfano non far pagare alla polizia le colpe del governo in piazza c'erano lavoratori disperati» (ottobre 2014).
L'ENDORSEMENT DI TOTI. In casa forzista alcuni pensano però che il premier le palle ce le abbia già. «Renzi ha dimostrato di avere le palle: c'è una nuova legge elettorale per come si sta delineando che risponde ai requisiti dell'accordo che avevano trovato Berlusconi e Renzi qualche giorno fa», disse a Porta a Porta il consigliere politico Giovanni Toti .
Palle cercasi, dunque. Nemmeno Vauro si è salvato dalla forzista, che gli rimproverò di avere offeso più volte «la nostra cultura cristiana». «È capace di mettere il preservativo in testa al papa, perché sa che non gli sparerà, mentre non ha le palle per dire qualcosa contro i fondamentalisti mediorientali».

Lega, palle per tradizione

Dito medio di Umberto Bossi rivolto ai giornalisti.

Ma le palle non solo abbondano, girano pure. Matteo Salvini, verace leader della Lega nord orfana dei celoduristi, non poteva non utilizzare il termine, contro Luciana Littizzetto rea di averlo sbeffeggiato durante Che tempo che fa. «Devo essere sincero, mi divertono di più Crozza e Ballantini. Certa ironia fatta dalla sinistra, strapagata milioni di euro, mi fa solo girare le palle».
Non ci si deve stupire, però. Nel Carroccio le palle sono sempre girate, cresciute, toccate ad abundantiam.
BOSSI: «PISAPIA? MI TOCCO». «Con Pisapia ci tagliamo le palle». «La vittoria di Pisapia? Mi tocco le palle» dissero convinti il Senatùr Umberto Bossi e Roberto Calderoli prima del trionfo dell'arancione.
Per non parlare degli immigrati che all'unisono devono andare «fuori dalle palle». «Se ci votate vi togliamo dalle palle tutti i vucumprà, voulevant, vustuprà. Tutti fuori dai coglioni!», disse un alticcio Mario Borghezio in euro campagna elettorale. Mentre Bossi nel 2011 usò la versione glocal del termine parlando degli sbarchi a Lampedusa: «Immigrati? Föra da i ball».
Del resto Umberto ha fatto dei suoi attributi la bandiera della Lega. A ricordarlo ci pensò Riccardo Bossi, primogenito del Senatùr e fratello del Trota: «Se la Lega ce l’ha duro, mio padre ha due palle così». Luca Zaia non scherza. Il pedigree da palluto glielo firmò il leader in persona: «Votatelo, è un candidato con le palle».
QUELLA VOLTA DI BETTINO. Ma le palle non sono certo una esclusiva leghista. Nel 1986 Bettino Craxi promise che si sarebbe «tagliato le palle» se Roberto Mazzotta fosse stato nominato presidente della Cariplo. Non fu di parola.

«I coglioni che votano a sinistra»: la boutade di Silvio

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Non solo di palle è ricca la letteratura politica. Anche la variante «coglioni» ha avuto un'ampia fortuna.
Sempre Bossi, allora ministro per le Riforme, dal palco della festa della Lega a Ponte di Legno parlando di pensioni e manovra puntò il dito contro Brunetta: «Nano, non romperci i coglioni».
GRILLO SHOW. Anche Grillo si è dato da fare. Difficile mettere insieme una antologia rappresentativa. Nel 2013, per esempio, sul suo blog in post intitolato La notte della Repubblica, dopo la formazione del governo di larghe intese, scrisse: «Più di 8 milioni di italiani che hanno dato il loro voto al Movimento 5 stelle sono considerati intrusi, cani in chiesa, terzi incomodi, disprezzati come dei poveri coglioni di passaggio».
Il 19 marzo 2014 poi il leader pentastellato attaccò Matteo Renzi e il Pd. «Mio fratello è del Pd perché aveva ragione Berlusconi quando diceva che era un coglione».
Già, come dimenticare l'ex Cav che diede dei «coglioni» agli elettori del centrosinistra. «Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse», disse nell'aprile 2006.
Sbagliando però la stima.


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