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SCONTRO 22 Gennaio Gen 2015 2000 22 gennaio 2015

Italicum, la minoranza Pd continua l'ostruzionismo

No all'emendamento Finocchiaro dai dissidenti dem. Boschi: «Legge seria».

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Anna Finocchiaro (a sinistra) con il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Dal supercanguro all'emendamento Finocchiaro. L'ostruzionismo della minoranza Pd all'Italicum prosegue. E dopo l'emendamento Esposito, che ha di fatto cancellato 35 mila proposte di modifica alla riforma, i dissidenti democratici hanno reso noto che non hanno intenzione di votare il maxi-emendamento a prima firma di Anna Finocchiaro, che recepisce gli accordi di maggioranza sulla legge elettorale.
Una decisione annunciata in aula nella seduta fiume di giovedì 22 gennaio da Walter Tocci e che ribadisce ancora una volta la contrarietà della minoranza del partito al nuova legge.
EMENDAMENTO SUL CUORE DELLA RIFORMA. L'emendamento della senatrice democratica racchiude infatti i principi cardine della riforma tratteggiati nel cosiddetto patto del Nazareno: l'innalzamento della soglia per il premio di maggioranza al 40%, la norma antiflipper (per evitare che i voti di un collegio si trasferiscano a un altro), la ripartizione dei collegi (100 in totale), l'abbassamento della soglia di sbarramento al 3% e l'attibuzione del premio di maggioranza alla liste anzichè alla coalizione vincente.
BOSCHI DIFENDE LA RIFORMA: «LEGGE SERIA». «Quando finiranno le polemiche e leggeranno il testo, scopriranno che il Senato sta facendo una legge elettorale seria. Come promesso #lavoltabuona», ha scritto su Twitter il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Cinguettio che è stato poi ritwittato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.


MARTEDÌ 27 LA VOTAZIONE FINALE IN SENATO. Intanto al Senato della legge ha proseguito il suo cammino a passo spedito e la Conferenza dei capigruppo ha fissato, non senza polemiche, che il voto finale sulla riforma a Palazzo Madama venga effettuato martedì 27 gennaio. Le opposizioni avevano invece chiesto di posticipare il voto a dopo le elezioni del Capo dello Stato.
POLEMICHE PER LA BOCCIATURA DELL'EMENDAMENTO SULLE PRIMARIE PER LEGGE. In precedenza l'aula aveva bocciato con 170 voti contrari l'emendamento della minoranza dem che introduce le primarie per legge. Favorevoli sono stati in 77, gli astenuti sono stati quattro. Ancora una volta la bocciatura dell'emendamento non è stata accolta bene dalla sinistra dem, con la senatrice Lucrezia Ricchiuti, prima firmataria, che è arrivata a definire il Pd «un partito alla frutta». Parole duramente stigmatizzate dal capogruppo dem Luigi Zanda.

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