Matteo Renzi Sullo 150114192810
MAMBO 22 Gennaio Gen 2015 1022 22 gennaio 2015

La sinistra aiuta Renzi a far fuori un Pd già morto

Invece di sfidarlo sul riformismo lo tratta come un dittatore da abbattere.

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Matteo Renzi e, sullo sfondo, Silvio Berlusconi.

Lo scontro attuale nel Pd, la minaccia sempre più incombente di scissione, la quantità di contumelie che i contendenti si lanciano l’uno contro l’altro porta a una sola conclusione: il Pd non esiste più, anzi non è mai esistito.
Per qualche mese, con la segreteria Veltroni, ci furono un'euforia e una messa in campo di idee che sembravano portare alla nascita di una “cosa” veramente nuova. Poi le componenti interne presero il sopravvento e dapprima si divisero lungo la linea ex Ds contro ex Margherita, poi le spaccature si moltiplicarono e divennero ancora più trasversali.
RENZI ALLERGICO AGLI EX COMUNISTI. L’avvento di Renzi, malgrado il successo elettorale europeo, ha aggravato lo stato di crisi del Pd, confermando che quell’amalgama malriuscito non sarebbe diventato mai maionese.
Perchè? Perché Renzi ha ingaggiano una personale battaglia contro tutti i simboli e le persone di sinistra, tranne Orfini e Esposito, cioè coloro che si sono trasferiti a casa sua, e perchè il segretario ha in testa un altro partito.
Il primo argomento ormai è logoro. Renzi sta agli ex comunisti con la stessa foga distruttiva di Eltsin contro Gorbaciov. Per fortuna il premier non beve, ovvero non appare come un bevitore. Invece il venire avanti di un’altra idea di partito è un affare un po’ più solido. Il Pd quando sembrava un’idea nuova doveva essere la casa di tutti i riformismi, avrebbe dovuto riassorbire e superare le vecchie tradizioni politiche, ancorarsi nettamente alla sinistra ancorchè moderata e europea.
SPARISCONO LE COLLOCAZIONI POLITICHE. Renzi invece non dà molta importanza alla collocazione in un’area politica precisa. Non rinuncia a stare nel socialismo europeo, si definisce di centro-sinistra ma tutto ciò appare come una concessione formale e temporanea ai suoi avversari. Lui pensa di essere oltre. Lui pensa di essere il fondatore di una nuova politica che non amalgama i riformismi ma li azzera tutti, li supera, li mette in cantina per poi mandarli in discarica. Lui è “renziano”.
In questo senso un partito unico fra lui e Berlusconi non è probabile ma l’idea di un partito destra-sinistra che, in nome della fine delle ideologie metta fuori gioco vecchia sinistra, costretta al radicalismo, e vecchia destra, “salvinizzata”, è la sua idea-forte.

L'anti-renzismo aiuterà il premier a imporsi

Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

Tutto si fonda quindi sull’affermazione di sé non solo per desiderio di potere ma nella convinzione che solo partendo da sé può produrre innovazione politica.
Questo l’hanno pensato anche altri leader della sinistra, a partire da Craxi, e l’ha pensato anche D’Alema, ma per entrambi l’appartenenza a un campo ne ha delimitato gli ambiziosi confini e regolamentato le aspirazioni personali.
IL SEGRETARIO PD SENZA LIMITI IDEOLOGICI. Renzi non ha alcuno di questi limiti. È il prototipo del politico degli anni a venire che cancella la dicotomia destra-sinistra. Dopo averne tanto parlato in questi anni, oggi siamo di fronte al primo leader che può realizzare questo superamento.
La destra non ha le forze, e neppure la volontà, di ostacolare questo progetto. Berlusconi non sta concedendo nulla a Renzi. Lo lascia fare perché non vede pericolo in quel progetto. Chi non ci sta è destinato a cadere nelle mani del neo-leghismo affiliato alla destra francese.
La sinistra, invece, ha da perdere tutto. Se il progetto di Renzi passerà, la sinistra sarà ridotta a una riserva indiana, talvolta piena di gente altre volte svuotata.
EX PCI CONDANNATI ALLA MARGINALITÀ. Ma il modo in cui affronta il premier può salvarla da questo amaro destino? La sinistra attuale ha intuito, a pelle, il pericolo-Renzi, ma invece di sfidarlo sul riformismo, su nuove leadership, lo contrasta come fosse un dittatore da abbattere con un “sussulto democratico”, come si sarebbe detto una volta.
Così facendo questa sinistra si condanna alla marginalità. Così facendo aiuterà Renzi a distruggere definitivamente i democratici.
Intendiamoci la morte di questo Pd, nato morto, non sarà motivo di lacrime, però segnerà la messa in libertà di milioni di voti, decretando la definitiva scomparsa del voto di appartenenza.
Questa appartenenza, che invece è sentimento forte in tutto il mondo occidentale e distingue gli elettori di una parte da quelli dell’altra, in Italia sembra destinata a perdere significato, a restare nostalgia. Roba da vecchi.

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