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SCONTRO SUL COLLE 22 Gennaio Gen 2015 1434 22 gennaio 2015

Quirinale, Fassina accusa Renzi: «È lui il capo dei 101»

Attacco al segretario del Pd: «Noi siamo persone serie, lui nel 2013 guidò i franchi tiratori contro Romano Prodi».

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Scontro frontale, ancora una volta, tra il deputato della minoranza dem Stefano Fassina e il segretario-premier Matteo Renzi. Oggetto del contendere la prossima elezione del nuovo capo dello Stato.
Fassina non ha usato mezzi termini: «Non è un segreto», ha detto, che fu Matteo Renzi nel 2013 a guidare i 101 grandi elettori che bocciarono la candidatura di Romano Prodi al Quirinale.

«E OGGI CHIEDE DISCIPLINA». L'onorevole ha poi rincarato la dose: «A differenza di quelli che oggi chiedono disciplina e due anni fa hanno capeggiato i 101, noi siamo persone serie. Nessuno deve temere da noi i franchi tiratori», ha affermato. Una rassicurazione, che tuttavia è suonata vagamente minacciosa e ha provocato reazioni immediate.
GUERINI: «SCIOCCHEZZA INCREDIBILE». Il vicesegretario del Partito democratico, Lorenzo Guerini, ha definito le parole di Fassina «una sciocchezza incredibile».
BERSANI ASSICURA LEALTÀ ALLA DITTA. In un quadro di rapporti sempre più tesi tra Renzi e la minoranza dem (Rosy Bindi, Gianni Cuperlo e altri 35 deputati dem dissidenti non hanno partecipato al voto sull'articolo 2 della riforma costituzionale alla Camera mandando un chiaro messaggio di dissenso al governo e tensioni sono continaute al Senato sulla legge elettorale) chi ha provato a mediare è stato Pier Luigi Bersani.
L'ex segretario del Pd ha negato che ci sia un legame tra le riforme e il Quirinale e torna ad assicurare «lealtà» alla 'ditta'. La richiesta della minoranza dem, ha spiegato, è semplicemente quella di non essere tagliata fuori dalla scelta del prossimo presidente. Dopo l'incontro - breve, raccontano dalla minoranza Pd - avuto con Renzi la scorsa settimana, Bersani non ha interrotto i contatti con il segretario («Ci siamo sentiti nei giorni scorsi, non ieri né oggi», ha raccontato). E non è escluso che nei prossimi giorni, quando la partita del Colle arriverà alla battute decisive, ci sia un nuovo faccia a faccia tra i due.
Ma intanto l'ex segretario ha lanciato un segnale dialogante. Ha assicurato che la minoranza dem non si nasconderà dietro il voto segreto per affossare il nome di Renzi per il Colle. Ha sostenuto che non influiranno neanche le «scorie» lasciate dalla spaccatura su legge elettorale e riforme. E ha promesso «assoluta lealtà» in cambio dell'impegno a «non preparare la minestra con la destra e farla bere con forza a un pezzo del Pd». La richiesta dei bersaniani a Renzi è quella di non presentarsi all'ultimo al Pd con un nome «che nasce dal nulla», di non proporre un candidato concordato solo con Silvio Berlusconi. E soprattutto, non si stancano di ripetere, una figura che garantisca terzietà e «autonomia dal governo» e «dal patto del Nazareno».

Grillo e Renzi: «Fuori in nomi, li faremo votare in rete»

Sul fronte dell'oppozizione, invece, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno incalzato Renzi per sapere, «prima che inizino le votazioni, la rosa dei nomi che si appresta a presentare, per proporla ai nostri iscritti in Rete e farla votare». In un post sul blog, i due leader del Movimento 5 stelle hanno aggiunto: «I nomi che avrebbe fatto il M5s sarebbero stati tutti scartati, come nel 2013».
ATTACCO A RENZI E BERLUSCONI. «Toc toc Renzi, batti un colpo di democrazia» si legge ancora sul blog, che lamenta: «Le opposizioni non esistono in questo disegno» di nomina del presidente della Repubblica solo da parte del «duo Berlusconi-Renzi».
PRESIDENTE DEL NAZARENO. Secondo Grillo e Casaleggio, un presidente scelto dal patto del Nazareno sarà «scelto da un condannato in via definitiva che in cambio riceverà la grazia attraverso la legge della delega fiscale e l'assicurazione che la sua concessione per le frequenze nazionali non verrà toccata».
In attesa di fondare ufficialmente «il partito unico della nazione», il duo Renzi-Berlusconi «detterà ai suoi nominati i nomi da votare dai quali uscirà un presidente del Nazareno».

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