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SUCCESSIONE 23 Gennaio Gen 2015 1300 23 gennaio 2015

Arabia, Salman e la restaurazione al potere

Diplomatico e restauratore anti-rivolte. Le priorità del monarca erede di Abdullah: guerra all'Iran e ai sunniti moderati. Il profilo del nuovo sovrano.

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Un rigido ultraconservatore, dopo un cauto ultraconservatore.
L'Arabia saudita si muove lentamente, anche - e soprattutto - quando il passaggio di testimone incombe e il cambiamento preme.
Il vecchio re Abdullah, scomparso il 22 gennaio, era malato da tempo, la lotta per la successione tra le centinaia di figli e nipoti era feroce.
Eppure, se all'esterno la sua morte è arrivata a sopresa, nel regno tutto era stato predisposto per tempo, così da sedare i venti di rinnovamento.
LA DINASTIA AL SAUD. A un sovrano assoluto 91enne, nell'anacronistico regno d'Arabia succede un sovrano assoluto 79enne: il fratello più anziano Salman bin Abdul Aziz, acciaccato da un ictus che gli fa muovere bene solo il braccio destro.
Paradossalmente, quella di Riad è una monarchia giovane. Il capostipite della dinastia al Saud, Abdul Aziz Ibn, ne fu re e fondatore dal 1932. E più della metà degli attuali quasi 20 milioni di residenti sono under 25.
TRIBÙ DI BEDUINI. Ma, sin dalla sua nascita, il potere è rimasto inossidabilmente in mano alla big family beduina, inondata di petrodollari. Che litiga e a volte ammazza il sangue del suo sangue. Ma che sempre, nel nome dell'autoconservazione, si rigenera.
Re Ibn ha avuto 43 figli, che tra golpe tra fratelli, rinunce e successioni post mortem, si sono tramandati il potere fino a Salman, 25esimo figlio. Il più vecchio in vita della tribù.

Riad, la gerontocrazia al potere

Pugnalate a parte - come quando, nel 1975, il terzo figlio Abl, regnante, fu assassinato dal fratello e futuro re Faysal - la più importante legge non scritta degli al Saud prevede che, alla successione di un sovrano morto, sia sempre chiamato il componente più anziano della famiglia.
Così avvenne nel 2005, alla morte dell'84enne Fahd, per l'81enne Abdullah. È avvenuto per Salman, annunciato erede della corona dalla tivù di Stato. E avverrrà dopo Salman: la regola gerontocratica della transizione ordinata saudita vuole, infatti, come disposto dal defunto Abdullah, successore in pectore del neo re il fratello minore e principe Muqrin bin Abdulaziz, 69enne, potente ex capo dei servizi segreti.
STATUS QUO SAUDITA. C'è chi descrive l'ascesa al trono di Salman come un passo indietro, rispetto alle “riforme” firmate dal fratello maggiore: il nuovo re sarebbe più ultraconservatore dell'uscente. In realtà, in ottemperanza al dogma dello status quo, tutto era già scritto.
L'apertura ad alcune professioni per le donne e all'uso limitato di Twitter non hanno impedito, ancora questo gennaio, le 1.000 frustate comminate al blogger blasfemo Raif Badawi. E poi, ultimamente, il vecchio Abdullah (dato per morto più volte dal 2012) aveva dietro di sé il fratello designato: le sue mosse erano le mosse di Salman.
RESTAURAZIONE IN CORSO. Le riforme più autentiche di Abdullah risalgono alla depurazione dei passaggi più estremi dei libri di testo religiosi wahabiti, disponendo la rieducazione per 900 imam e l'arresto di centinaia di militanti di al Qaeda (alcuni decapitati). All'allargamento dell'accesso agli studi e agli insegnamenti universitari. E al suo sì, nel 2007, a incontrare il papa, primo tra i sovrani sauditi.
Il resto sono state blande concessioni - più del suo entourage che sue - per arrestare l' occasione di democratizzazione dela Primavera araba, trasformandola, dall'Egitto alla Libia alla Siria, in restaurazione.

Salman, mente diplomatica anti-Primavere

Con Salman, mente della restaurazione, non può andare diversamente.
Governatore di Riad per 48 anni (dal 1963 al 2011), anche prima di diventare ministro della Difesa e, un anno dopo, vice-premier, il neo re saudita era considerato il tessitore delle relazioni geopolitiche con l'Occidente.
Gran mediatore, diplomatico sia con i capi dei governi e businessmen stranieri, venuti a investire o cercare investimenti nella capitale saudita che cresceva in metropoli. Sia, attraverso i suoi buoni contatti tra le tribù, tra i membri interni della dinastia al Saud, da decenni avviluppata in una guerra fratricida di successione.
MENTE DELLA CONTRORIVOLUZIONE. Promosso capo dell'esercito con l'esplosione della Primavera araba, Salman ha ricompattato la monarchia, nel momento di sua maggiore vulnerabilità, bloccando proteste interne e avviando (con successo) un processo di controrivoluzione nella regione.
Dopo i 12 miliardi di dollari pre-golpe piovuti, nel 2013, in Egitto, da Arabia Saudia, Emirati arabi e Kuwait, il generale e presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è sentito in dovere di bandire i Fratelli musulmani del deposto capo di Stato Mohamed Morsi «organizzazione terroristica». «Il popolo egiziano non dimenticherà le storiche prese di posizione di re Abdullah», ha dichiarato al Sisi, precipitandosi al suo funerale dal Forum economico di Davos, in Svizzera.
IRAN, LA GUERRA DEL SECOLO. Anche gli Stati Uniti hanno ricordato il «contributo durevole alla ricerca della pace nella regione araba» del defunto sovrano. Una colonna «dell'Arabia saudita moderna» che, tra gli altri, ha accolto a Riad anche l'ex presidente socialista tunisino Ben Ali in fuga dalle rivolte.
Creatura politica della Gran Bretagna, in chiave anti-ottomana, i reali sauditi seduti sulle maggiori riserve petrolifere al mondo sono la stampella della cosiddetta «stabilità mediorientale», in difesa del greggio e di Israele.
Il primo braccio di ferro di Salman re - con gli Usa nel mezzo - sarà la storica lotta di potere con l'Iran. Mai vicina come adesso, in Yemen, ma anche in Bahrain.

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