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GRANDI MIRE 23 Gennaio Gen 2015 1402 23 gennaio 2015

Quirinale, la strategia di Walter Veltroni

Coltiva i rapporti internazionali. E le amicizie in Vaticano. Dialoga con gli imprenditori. E flirta con i renziani. Così l'ex sindaco di Roma tenta la scalata al Colle. Se va male, c'è la Rai.

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Walter Veltroni, ex sindaco di Roma.

Chissà se ne tirerà fuori l’idea per un altro libro. Oppure ne farà il canovaccio per la sceneggiatura di un film. Perché Walter Veltroni, ufficialmente fuori dalla politica chiacchierata (non parla da settimane) ma mai come ora dentro ai giochi di Palazzo, sino al 22 gennaio era in Cile.
Un viaggio programmato diversi mesi fa, quando delle dimissioni di Giorgio Napolitano ancora non si parlava. E il suo nome ancora non frullava nei retroscena che lo indicano tra i possibili candidati per il Colle. Anzi, fra i più gettonati visto che le quotazioni sono tornate a impennarsi.
VELTRONI SCEGLIE IL BASSO PROFILO. Nel corso di questa visita, organizzata dal governo cileno, Veltroni ha partecipato a una serie di incontri e proiezioni del suo film su Berlinguer. Ma tutto in privato, senza telecamere al seguito. Perché certe cose vanno fatte senza troppi clamori.
Fanno più effetto, soprattutto quando sei in corsa per il Quirinale. E questo Veltroni è uno che non vuole fallire l’appuntamento con la storia.
Altri tempi quando da sindaco di Roma diceva che «una conferenza stampa al giorno toglie il cronista di torno». E così Walter esternava su tutto, inaugurava tutto.
I LEGAMI CON VATICANO E IMPRENDITORI. E il Cile che c’entra? Questo viaggio è un altro anello della catena dei rapporti internazionali che Veltroni si è andato costruendo con grande saggezza nel corso di questi anni.
In pratica Walter ha iniziato a lavorare per la successione a Napolitano un minuto dopo la sofferta riconferma di Re Giorgio. Incontri più o meno segreti con i poteri forti e non, rapporti sempre più stretti con il Vaticano grazie ad antiche e consolidate amicizie.
E poi gli imprenditori, con i quali ha sempre mantenuto aperta la linea del dialogo. Senza dimenticare i sì consegnati alla ragnatela renziana, nonostante i dubbi del premier sul “peso” politico di Veltroni.

L'importanza della memoria nel Veltroni-pensiero

Il palazzo del Quirinale, sede del presidente della Repubblica.

Nel corso del suo intervento a Santiago del Cile al Congresso sul futuro, organizzato dal Senato cileno, l'ex sindaco ha spiegato che «per la mia generazione il mondo nel quale sono cresciuto non era globalizzato, ma se uno perdeva la libertà ci riguardava. Oggi mi auguro che nel mondo globalizzato accada lo stesso».
A un certo punto del film Quando c’era Berlinguer, compare Marcello Mastroianni che parla della necessità di «alimentare la memoria» e cita il replicante di Blade Runner, sofferente perché non ha vissuto un passato di cui ricordarsi. C’è nel valore, anche “politico”, della memoria tutto Veltroni.
SULLE ORME DI BERLINGUER. I colleghi ai tempi dell’Unità ricordano dietro la sua scrivania di direttore la foto di Berlinguer sorridente e, accanto, l’immagine di Bob Kennedy ritratto sulla spiaggia con il suo cane. Due simboli, due mondi lontani di un universo “democratico”.
Al Campidoglio in molti ricordano i viaggi con le scolaresche ad Auschwitz o alle foibe «per non dimenticare» e le iniziative sugli anni di piombo per onorare le vittime di sinistra e di destra, da Walter Rossi ai fratelli Mattei.
SE SALTA IL COLLE C'È VIALE MAZZINI. Da direttore di giornale, da segretario di partito, da scrittore, da sindaco, riflettono i suoi amici, ha sempre intrecciato storia e coscienza politica.
Ecco, un presidente della Repubblica così, dicono i suoi sostenitori, potrebbe servire a pacificare il Paese, a rendere più digeribile lo strano matrimonio fra Renzi e Berlusconi.
E se proprio il Colle non dovesse essere il suo destino c’è sempre viale Mazzini. La presidenza della Rai, in fondo, è sempre una bella poltrona.

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