RETROSCENA 23 Gennaio Gen 2015 0600 23 gennaio 2015

Renzi-Merkel, quanto vale il vertice di Firenze

Più flessibilità nei bilanci. Concessioni sulle pensioni. Ok alla legge sul Made in. Il premier invita Angela a Firenze. Per convincerla. Ma lei resiste alle avance. Ft.

  • ...

In Germania non è sfuggito il carro di punta del Carnevale di Viareggio 2015, con la Grande madre Angela Merkel in calzettoni che partorisce tanti renzini.
Per il resto, si dice che la cancelliera adori Firenze e che per questo, solo per questo, abbia ceduto alle avance del premier toscano. La due giorni nella città del Rinascimento – in realtà, meno di 24 ore di visita – le fu proposta a settembre, da un Matteo Renzi incalzante, quando ancora gli attentati di Parigi erano inimmaginabili, le elezioni anticipate greche del 25 gennaio non in agenda. E tanto meno il maxi piano di acquisto di titoli di Stato (quantitative easing) della Banca centrale europea (Bce), lanciato da Mario Draghi il 22 gennaio, proprio nel giorno dell'arrivo di Frau Merkel in Italia.
MERKEL: «NESSUNA DISTRAZIONE». «Firenze è meravigliosa, ci aspettiamo una serata meravigliosa, con colloqui intensi e costruttivi», è stata la carina, ma stringata, dichiarazione ufficiale tedesca sul bilaterale a Palazzo Vecchio.
Sia Renzi, sia la cancelliera sono reduci dal Forum economico (Wef) di Davos, in Svizzera. E per gentilezza, prima dell'arrivo Merkel ha anche speso buone parole per Renzi, serrando le fila però: «È un segnale importante che, anche in Italia, finalmente, siano in atto sforzi per le riforme. Qualunque sia la decisione della Bce i politici non devono distrarsi dalle riforme».
G7 IN AGENDA MA NON PRIORITARIO. Giusto un accenno al presunto piatto forte dell'incontro, «i piani nell'ambito della presidenza tedesca del G7 nel 2015» e poco più è filtrato anche dalla stampa di Germania, dove l'accento è piuttosto spostato sui «3-4 milioni di posti di lavoro persi dall'Italia nella recessione» e sul possibile «crollo dell'Italia, dopo la Grecia».
Per quanto nessuno creda che davvero a Firenze si parlerà solo, e prima di tutto, del G7.

Merkel e Renzi, odi et amo: prima i complimenti, poi il braccio di ferro

Cedere alla sua debolezza per la città d'arte italiana non equivale ad avere nelle grazie Renzi.
Mesi fa la cancelliera lodò il premier-rottamatore per le «impressionanti riforme» del suo governo. Ma poi c'è stato il braccio di ferro sulla flessibilità in seno all'Unione europea. Renzi stesso ha ammesso di avere un «buon rapporto personale, ma opinioni divergenti con Merkel» e di «discutere di continuo sui documenti finali e sulle dichiarazioni congiunte».
«Rispetto l’indipendenza della Banca centrale europea, ma dovrebbe aiutare l’Europa a cambiare, verso un nuovo cammino di crescita», ha ribadito, ancora a Davos, il leader del Pd: non proprio il mantra tedesco.
CANCELLIERA IRRITATA. In Germania, d'altronde, a Merkel è attribuita una certa «irritazione, se non addirittura arrabbiatura, per la convinzione di sé esibita da Renzi ai vertici internazionali», ha riportato il Tagesschau, principale notiziario tivù tedesco, alla vigilia della due giorni toscana della cancelliera.
E il presidente del Consiglio italiano non si è smentito neanche in questo, spiegando di aver invitato la cancelliera a Firenze, dopo aver saputo che ci era stata una sola volta: «La porterò a Palazzo Vecchio. Ceneremo nella sala dei Gigli o delle Udienze. Poi andremo a vedere gli Uffizi e il Corridoio vasariano e la mattina dopo saremo all’Accademia, davanti al David di Michelangelo. Dostoevskij diceva che la bellezza avrebbe salvato il mondo, vediamo se salverà anche l’Europa», ha commentato in un'intervista.
NO GLOBAL IN CORTEO. Unico neo del corteggiamento: la manifestazione contro «l'Europa dei banchieri e dei padroni», che il 22 gennaio, dalle 17.30, gli antagonisti hanno organizzato in tutta la Toscana, anche a Firenze.
Fuori dalla zona rossa del vertice, però: da piazza dell'Unità d'Italia in piazza Santo Spirito e non, come originariamente previsto, a Palazzo Vecchio.
Merkel, in ogni caso, è atterrata a Pisa alle 18 del 22 gennaio ed è arrivata nel capoluogo toscano dopo le 19.

Quantitative easing, lotta al terrorismo, G7: l'agenda del bilaterale

La cancelliera tedesca Angela Merkel scortata da un corteo di auto all'uscita dell'aeroporto militare di Pisa.

Decine tra agenti e carabinieri schierati per la sua sicurezza, in divisa e in borghese, incluse quattro squadre di tiratori scelti, piazzati sui tetti di Firenze, elicotteri della polizia e unità subacquee, casomai il pericolo arrivasse dall'Arno.
Il centro storico blindato per poter passeggiare a piedi, scortata dai servizi segreti tedeschi e dai Nocs, e via Calzaiuoli vestita a festa, con le bandiere tedesche. Cena a Palazzo Vecchio, con vini toscani, pappa al pomodoro e ribollita, e pranzo in trattoria prima di ripartire, il 23 gennaio, dopo la visita notturna agli Uffizi e il bilaterale, la mattina, alla galleria dell'Accademia di Belle arti, all'ombra del David di Michelangelo.
Basterà per far cedere la cancelliera a più delle solite concessione?
30 STANZE AL SAVOY. Per fermarsi a Firenze, Merkel e il suo staff hanno prenotato 30 stanze al centralissmo Hotel Savoy: massime precauzioni e massima scorta, per il terzo spostamento all'estero della cancelliera dopo le due stragi di Parigi, ma non esattamente un viaggio d'austerity.
Nel faccia a faccia prima di cena e nel successivo colloquio in Accademia, di certo Renzi e Merkel si scambieranno battute sulla manovra espansiva di Draghi e sul rafforzamento della cooperazione sull'antiterrorismo in Europa.
Ottimi organizzatori, i tedeschi lavoreranno già anche per i preparativi del prossimo G7, il 7 e l'8 giugno a Schloss Elmau, in Baviera. Ma, per l'Italia, la “vacanza fiorentina” di Merkel è buona per insistere sulla «ridefinizione dei margini di flessibilità nei bilanci» e su una «maggiore flessibilità anche sulle pensioni»: due richieste che, ha anticipato il consigliere economico del premier Yoram Gutgeld, Roma ha intenzione di avanzare a Bruxelles.
IL PRESSING DEGLI IMPRENDITORI. In mattinata, la cancelliera ha avuto anche un colloquio in albergo con alcuni imprenditori, non solo tedeschi. I produttori del made in Italy, diversi dei quali per l'occasione toscani, chiedono a Berlino il sì alla legge europea del Made in, che i Paesi del Nord Europa (Germania inclusa) non vogliono: nonostante i rimproveri al «pigro Sud» che lavora poco, il loro business maggiore è nel commercio e nella logistica di merci importate dall'estero, attraverso i porti.
Per far ripartire gli Usa, Barack Obama ha rilanciato la produzione interna. Ma lady Austerity, evidentemente, la pensa diversamente.

Correlati

Potresti esserti perso