Anno Giudiziario 2015 150124115251
APPELLO 24 Gennaio Gen 2015 0800 24 gennaio 2015

Anno giudiziario 2015: l'inaugurazione

Canzio: «Infiltrazioni al Nord e allarme Expo». I pg di Roma: «I clan nel calcio». Il ministro Orlando: «Una giustizia inefficiente rallenta la crescita».

  • ...

Il presidente Reggente, Giancarlo Girolami durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario (24 Gennaio 2015).

Non solo processi lumaca e risarcimenti agli imputati che costano allo Stato 70 milioni di euro l'anno.
La giustizia italiana deve fare i conti anche con organizzazioni mafiose sempre più potenti e con l'allarme terrorismo che proietta la sua ombra minacciosa verso l'Esposizione universale di Milano a meno di 100 giorni dall'inaugurazione.
Queste sono alcune delle problematiche esposte il 24 gennaio dalle procure di Torino e Milano in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
ORLANDO: «UNA GIUSTIZIA INEFFICIENTE RALLENTA LA CRESCITA». «La giustizia deve darsi una mossa. E anche in fretta», è l'imperativo del ministro Andrea Orlando, intervenuto da Genova: «In tempi di crisi economica una giustizia inefficiente rallenta ulteriormente la crescita».
Secondo il guardasigilli dare centralità nuovamente allo Stato «significa anche rendere di nuovo forte la sua funzione di garanzia dei diritti e di risoluzione dei conflitti tra i privati».
Il governo «ha posto con forza il tema della giustizia civile» perché «rappresenta il terreno di contatto quotidiano tra cittadino e amministrazione della giustizia». La sua inefficienza «contribuisce al crollo del senso di legalità e alla sfiducia nel sistema giudiziario».
ANM: «IL PROBLEMA NON SONO LE TOGHE MA CHI PRENDE TANGENTI». «Respingiamo fortemente questa idea demagogica che il problema della giustizia siamo noi magistrati e non di chi intasca le tangenti», è la voce da Bari di Maurizio Carbone, segretario nazionale dell'Anm in una conferenza stampa convocata nell'ambito della mobilitazione permanente contro la riforma della giustizia che prevede la responsabilità civile dei magistrati.
Carbone ha parlato di «riforme banalizzate con slogan che ancora una volta hanno messo al centro del problema noi magistrati, attribuendoci colpe che non sono nostre per nascondere l'inadeguatezza di queste riforme». I magistrati esprimono «assoluta insoddisfazione», ha ribadito.

Debito monstre: 723 milioni di euro accumulati in 10 anni

Secondo quanto comunicato dal capo del Dipartimento di organizzazione giudiziaria Mario Barbuto all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Torino, il debito che lo Stato italiano ha accumulato negli ultimi 10 anni per risarcire gli imputati a causa dell'eccessiva durata dei processi è 723 milioni di euro.
Di questa montagna di denaro, causata dalle lungaggini dei procedimenti, ben 407 milioni sono ancora da pagare.
Dal 2001, per effetto della legge Pinto, gli imputati hanno diritto a pretendere il risarcimento del danno patrimoniale causato dal dilatarsi dei tempi del giudizio.

Milano, mafia e terrorismo: occhi puntati su Expo 2015

Giovanni Canzio, presidente della Corte d'appello di Milano durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario (24 gennaio 2015).

Secondo la linea indicata da Giovanni Canzio, presidente della Corte d'appello, la magistratura milanese dovrà spendere le maggiori energie per contrastare le organizzazioni mafiose e il terrorismo islamico.
«Presenza e attenzione da parte della giustizia», ha affermato Giovanni Canzio, «sarà riservata alla prevenzione e repressione di ogni forma di violenza di natura eversiva o terroristica o di matrice fondamentalista che intenda profittare della portata internazionale di Expo 2015». E ancora: «In vista di Expo 2015 lo Stato è presente e contrasta l'urto sopraffattorio della criminalità mafiosa, garantendo, nonostante la denunciata carenza di risorse nel settore giudiziario, la legalità dell'agire e del vivere civile».
DESTABILIZZAZIONE DI EQUILIBRI. Per il presidente della Corte d'appello, l'esposizione universale potrebbe anche destabilizzare gli equilibri fra le varie organizzazioni mafiose: «Il fiorire d'iniziative imprenditoriali collegate allo straordinario evento lasciano presagire che per la criminalità organizzata si aprano, insieme con nuove e più ricche opportunità, impreviste criticità a causa del conflitto latente fra le originarie regole delle 'ndrine e i più ampi orizzonti di profitto».
LA METASTASI 'NDRANGHETA. Le organizzazioni mafiose in Lombardia sono oggi eccezionalmente forti. «Da una attenta lettura delle vicende giudiziarie emerge che la presenza mafiosa al Nord debba essere ormai letta in termini non già di mera infiltrazione, quanto piuttosto di interazione-occupazione». E la 'ndrangheta sarebbe ormai «una metastasi» nel territorio lombardo.
IL CASO STATO-MAFIA. Giovanni Canzio ha anche commentato i più clamorosi casi di amministrazione della giustizia nell'anno appena concluso. A cominciare dall'audizione di Giorgio Napolitano nell'ambito del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.
«È mia ferma e personale opinione che questa dura prova si poteva risparmiare al capo dello Stato, alla magistratura stessa e alla Repubblica italiano».
immediata la replica di Nino Di Matteo, pm titolare del processo: «Non ho intenzione di commentare le dichiarazioni di Canzio ma l'utilità della citazione a testimoniare dell'ex presidente Napolitano è già stata oggetto di valutazione della Corte d'assise di Palermo».
DA ETERNIT A RUBY. Il presidente della Corte d'appello di Milano ha citato anche alcune delle sentenze che hanno fatto scalpore: dai processi Eternit a Ruby: «L'opinione pubblica ha espresso sentimenti di diffusa indignazione per le recenti decisioni di proscioglimento, pronunciate in taluni casi dalle Corti di appello e dalla Cassazione, come Cucchi, Berlusconi, gli scienziati e il sisma aquilano, Eternit».

Roma: «Mafia Capitale ha corrotto i politici»

«La situazione della giustizia penale nel distretto di Roma si è ulteriormente aggravata. L'esempio emblematico è rappresentato dall'inchiesta Mafia Capitale dalla quale è emerso un sistema di complicità tra politica e criminalità, ampiamente strutturato, capillare e invasivo», sono le parole con le quali il procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma, Antonio Marini, ha inaugurato l'anno giudiziario del tribunale di Roma ricordando lo scandalo del 'Mondo di mezzo' scoppiato i primi di dicembre che ha travolto la capitale.
Il magistrato ha aggiunto che «l'inchiesta sul clan Carminati ha messo in luce il crescente intreccio tra mafia e corruzione, che costituiscono i due mali endemici della nostra società. Ha svelato l'esistenza di un'organizzazione di tipo mafioso capace di intimidire e corrompere politici di ogni schieramento».
«Non v'è dubbio», ha proseguito Marini, «che tali vicende finiscono per alimentare la sfiducia nella capacità della politica, inquinata sempre più da pratiche corruttive, a risolvere il grave fenomeno della corruzione nel nostro Paese».
«INFILTRAZIONI NEL MONDO DEL CALCIO». Non solo mafia e politica, per Marini «crea forte preoccupazione anche l'infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio, come emerge da una serie di episodi e di inchieste giudiziarie avviate di recente».
«In questi ultimi anni i rapporti fra la criminalità organizzata sono diventati sempre più stretti e connotati di ambiguità, soprattutto quelli con la tifoseria degli ultras», ha spiegato.
«Un episodio di questo tipo si è verificato in occasione della finale di Coppa Italia del 3 maggio con Gennaro De Tommaso, noto come Genny la carogna».
Per il magistrato si tratta di «un fatto grave e sconcertante» che «dimostra come la violenza ultras dentro fuori gli stadi non è solo questione di ordine pubblico».
Il pg ha poi ricordato l'inchiesta sugli scontri in viale Tor di Quinto tra ultras di Roma e Napoli, avvenuti sempre in occasione della finale di Coppa Italia, scorso quando alcuni tifosi partenopei rimasero feriti e uno di loro, Ciro Esposito, morì dopo 53 giorni di ricovero in ospedale. «Il calcio», ha sottolineato Marini, «è diventato un grande business, ma è anche una potentissima arma di consenso e di coesione sociale, elementi di cui la criminalità è alla costante ricerca».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso