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VOTO IMMINENTE 24 Gennaio Gen 2015 1943 24 gennaio 2015

Elezioni Grecia, gli occhi dell'Europa sul favorito Tsipras

Vittoria di Syriza annunciata, ma senza la maggioranza. L'Ocse: «Atene non uscirà dall'Ue».

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Alexis Tsipras.

Gli occhi di tutta Europa sono puntati su Atene, ancora una volta.
Poco meno di dieci milioni greci sono chiamati il 25 gennaio a un voto destinato ad avere forti riflessi su tutta l'Unione. Protagonista assoluto è Alexis Tsipras, l'uomo che ha unito la frammentata sinistra greca in un partito, Syriza, superfavorito per la vittoria. Un leader che ha convinto gran parte dei greci, schiacciati dalla crisi economica, che il tempo dell'austerità debba finire. Uno stop ai sacrifici che però contiene anche e soprattutto il rigetto degli accordi stretti tra il suo predecessore, il conservatore di Nea Dimokratia Antonis Samaras, e i creditori internazionali. E che per questo genera preoccupazione tra i fautori europei del rigore, favorevoli a una continuazione dell'attuale fase politica. Una vittoria della sinistra, dicono, potrebbe mandare la Grecia al fallimento e farla uscire dall'Eurozona.
Un'ipotesi però smentita seccamente dallo stesso Tsipras, che pensa che si possa arrivare ad un accordo anche senza l'odiato Memorandum, dopo l'apertura mostrata dalla Bce per un acquisto 'condizionato' dei titoli greci. E soprattutto giudicata improbabile da molti altri leader d'Europa.
OCSE CONTRO L'USCITA DELLA GRECIA DALL'UE. In questo senso si è espresso ancora Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse, che parlando al World Economic Forum di Davos ha osservato: «Non condivido l'ipotesi di uscita della Grecia dall'Ue e non penso che sia una buona ipotesi. Ma soprattutto non credo che questo accadrà. Noi siamo interessati sul possibile risultato delle elezioni in Grecia perché siamo sempre interessati ai risultati di un'elezione e tutti sappiamo che dobbiamo rispettare i risultati e il volere della gente della Grecia che deciderà il governo che vuole eleggere». Gurria ha aggiunto che l'Ocse «continuerà a lavorare sempre con qualsiasi governo sarà eletto perché il nostro membro è la Grecia e non un governo in particolare».
AGLI ULTIMI SONDAGGI SYRIZA AL 31,2%. Gli ultimi sondaggi, pubblicati venerdì prima del silenzio elettorale, sono chiari: quello della società Mrb per Star TV vede Syriza al 31,2%, Nea Demokratia al 26%, Potami (centrosinistra) al 6,5%, Alba Dorata (estrema destra) al 5,5%, Kke (comunisti) al 4,5%, Pasok al 4%, Greci Indipendenti (centrodestra) al 3,2%, Kinima (centrosinistra) al 2,9% (la soglia per entrare in Parlamento è il 3%). L'altra società di sondaggi, Gpo, segnala Syriza al 33,4%, ND 26,7%, Alba Dorata 5,1%, Pasok 5%, Potami 5%, Greci Indipendenti 3,5%.
SEGGI NON SUFFICIENTI PER GOVERNARE DA SOLO. In tutti i sondaggi tuttavia Syriza non sembra poter conquistare abbastanza seggi (151 su 300) per poter governare da sola (nonostante il bonus che dà 50 seggi al partito di maggioranza relativa): la percentuale-soglia è però difficile da prevedere perché varia a seconda del numero di partiti minori che entrano in Parlamento. Alleanze sembrano dunque al momento inevitabili: ma due dei potenziali 'papabili' (il terzo è Potami, 'il fiume') sembrano in difficoltà; Kinima, dell'ex premier Giorgos Papandreou, sembra avere poche chance di entrare e il Pasok, partito dell'attuale vicepremier Evangelos Venizelos, formazione un tempo egemone in Grecia, lotta attorno al 4%.
SEL: «SPERANZA PER L'EUROPA». Sulle elezioni greche c'è anche un occhio italiano particolarmente interessato: quello della 'Brigata Kalimera', un nutrito gruppo di oltre 250 persone composto da varie anime della sinistra italiana, giunta ad Atene per sostenere lo slancio di Syriza verso la vittoria. Ma anche per imparare ed eventualmente usare anche in Italia la 'ricetta Tsipras' per una sinistra di massa e vincente. «Siamo ad Atene per mandare un messaggio: qui c'è una grande speranza per il cambiamento, per la Grecia e per l'Europa. La sinistra italiana deve scendere da troni e piedistalli e tornare con i piedi per terra a ricostruire il consenso popolare», ha sintetizzato Paolo Cento, presidente di Sel.

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