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DIPLOMAZIA 24 Gennaio Gen 2015 1100 24 gennaio 2015

Salman bin Abdul Aziz visto dai cable di Wikileaks

Le riforme turbano l'ordine sociale. I diritti delle donne come quelli dei neri Usa. Democrazia porta guerra civile. Le parole del nuovo re saudita nei report 2007.

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Per 50 anni ha governato la regione della capitale, poi è diventato ministro della Difesa, e ora dopo la morte di re Abdullah, l'80enne Salman bin Abdul Aziz è destinato a salire sul trono dell'Arabia Saudita.
Ultraconservatore e abile diplomatico, il nuovo re è da sempre uno degli uomini più potenti della monarchia del Golfo.
REPORT WIKILEAKS 2007. I rappresentanti americani a Ryad lo hanno incontrato molte volte nei 50 anni del suo governo.
E nei cable rivelati da Wikileaks è conservata la testimonianza di un lungo confronto avvenuto nell'aprile del 2007 tra l'allora principe 73enne e l'ambasciatore Ford M. Fraker.
Il report mette in fila le posizioni del nuovo re sui maggiori dossier diplomatici.
PETROLIO E LEGGI BARBARE. E fa capire molto del ruolo giocato dal grande alleato occidentale. Un Paese che controlla il 20% delle riserve petrolifere mondiali, ospita i maggiori finanziatori privati del terrorismo sunnita e ha leggi barbare simili a quelle imposte dall'Isis.

Salman bin Abdul Aziz (Ansa).

1. Le riforme in Arabia? Turberebbero l'ordine sociale

Nella conversaione riportata dall'ambasciata americana in Arabia, il nuovo re spiegava al diplomatico Usa che il ritmo e l'estensione delle riforme dipendono da fattori culturali e sociali.
E sosteneva che non possono essere fatte non per motivi religiosi, bensì per ragioni sociali.
Se fossero imposte dal governo dell'Arabia Saudita, spiegava all'ambasciatore americano, ci sarebbero reazioni negative.
SOLO NEI TEMPI OPPORTUNI. Le riforme quindi devono essere introdotte con delicatezza e nei tempi opportuni. Dichiarazioni stringate che però spiegano molto della natura dell'Arabia Saudita, che ha usato il wahhabismo per giustificare un potere politico, ma anche l'intera struttura sociale del Paese.

2. I diritti delle donne? Come in America quelli dei neri

L'America - ha fatto notare il principe paragonando il suo Paese agli Usa - non si è dedicata al razzismo contro i neri e all'anti-semitismo fino alla metà degli Anni 60 a causa di condizioni sociali e culturali.
E questi stessi limiti sono oggi quelli dell'Arabia Saudita.
ISTRUZIONE SOLO DI RECENTE. Per questo, secondo Salman, alle donne è stato permesso solo di recente di accedere all'istruzione.

3. La democrazia? Porterebbe alla guerra civile

L'Islam, secondo il principe, ha avuto la democrazia prima di altre culture.
Nel Corano, ha infatti argomentato, è scritto che i governanti devono consultarsi prima di prendere le decisioni.
Il principe, riporta il documento diplomatico, ha sottolineato come il processo di consultazione è di fatto la democrazia in azione.
L'AMERICA NE È UNA PROVA. La democrazia nel senso occidentale del termine, secondo il principe, non si può imporre: la guerra civile americana è una prova di questo principio. Se la democrazia fosse imposta nel suo Paese, aggiungeva, ogni tribù e ogni regione avrebbe il suo partito.

4. Il conflitto palestinese? Risolviamolo per evitare colpi di Stato

L'unico modo per ottenere la stabilità in Medio Oriente, avvertiva Salman, è risolvere il conflitto israelo-palestinese.
Secondo il principe in molti Stati del Medio Oriente - dall'Egitto all'Iraq, passando per la Libia - la Palestina era diventata un pretesto per colpi di Stato e per l'imposizione del socialismo. E come esempio citava Nasser e Saddam Hussein.
IN NOME DELL'ANTI-SOCIALISMO. Insomma, l'obiettivo che proponeva agli americani era una Palestina libera nel nome dell'anti-socialismo e della pacificazione regionale.

5. Israele? Un peso per gli Stati Uniti, l'Arabia per nessuno

La risoluzione della questione palestinese è nell'interesse sia degli Usa sia di Israele, spiegava Salman.
L'UE HA PRESO LE DISTANZE. Ma faceva anche notare come la reticenza dei governi israeliani sul dossier, avesse portato l'Unione europea a prendere le distanze da Tel Aviv.
E concludeva, cercando di sottolineare i vantaggi dell'asse tra l'Occidente e i sauditi: Israele è un peso per gli Usa, l'Arabia non lo è per nessuno.

6. Le strategie comuni? Impedire alla Russia di entrare nel Golfo

Stati Uniti e Arabia Saudita secondo il principe avevano tre strategie comuni per il Medio Oriente:

  • salvare l'Afghanistan dal comunismo;
  • proteggere il Pakistan;
  • impedire l'accesso della Russia al Golfo.

Secondo Salman, arabi e statunitensi concordano sull'importanza di mantenere il comunismo fuori dal Medio Oriente e di fermare il sogno russo di avere un porto nell'acqua 'calda' del Golfo.
OPPOSITORI DI ASSAD. Una linea strategica che spiega bene come i sauditi siano stati tra i maggiori oppositori del regime di Bashar al Assad in Siria, non solo perché alleato dell'Iran sciita, ma anche perché protetto da Mosca.

7. Noi e l'Iran? Come gli Stati Uniti con l'America Latina

Le tensioni tra Arabia Saudita e Iran erano per il nuovo re saudita comparabili a quelle tra Stati Uniti e i vicini latinoamericani.
KOMHEINI COME IL SOCIALISMO. Dal 1979 l'Iran ha iniziato a cercare di esportare la sua ideologia, argomentava il principe, paragonando la rivoluzione dell'Ayatollah Komheini al socialismo latinoamericano.

8. Il terrorismo? L'estremismo cristiano e giudaico hanno nutrito l'islamico

Il terrorismo? Anche se l'Arabia è la maggiore fonte di finanziamenti privati al terrorismo sunnita, nel dialogo con il diplomatico americano, Salman prendeva l'argomento alla larga.
HA FATTO MALE ALL'ISLAM. Il terrorismo, diceva, ha fatto male soprattutto all'Islam. L'estremismo, spiegava, chiama l'estremismo. E quello giudaico e cristiano hanno nutrito quello islamico. Il Corano, aggiungeva, riconosce i profeti dell'ebraismo e del cristianesimo. Un modo implicito, aggiungeva l'ambasciata Usa a commento delle sue parole, per dire che ebrei e cristiani non fanno altrettanto.

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